La nostra scuola è in pericolo?
Nel corso degli ultimi dieci anni la realtà dei servizi educativi torinesi si è affermata come una delle più credibili sul piano dell’offerta pedagogica e il riconoscimento a livello nazionale di Torino come “Città sostenibile delle bambine e dei bambini ne è un esempio calzante.
Sappiamo però che al di là delle diverse sensibilità
politiche che possono aver favorito questo percorso uno dei motori trainanti è
stata la volontà delle famiglie di rendersi partecipi nell’elaborazione di un
progetto che vede il mondo dell’infanzia al centro degli interessi collettivi.
Tale partecipazione, nata nei primi anni novanta
come protesta contro l’aumento delle tariffe (asili nido e mensa) e per il
mantenimento del servizio di pre e post scuola gratuito (di cui ancora oggi
usufruiscono i nostri figli), si è trasformata in una collaborazione proficua
con l’amministrazione comunale.
Tra i risultati raggiunti:
· Potenziamento del personale in ruolo nelle scuole.
· Creazione di un comitato
tecnico-scientifico di controllo e consulenza sulla qualità dei servizi mensa
con componente dei genitori.
· Stesura congiunta tra
amministrazione, sindacato e coordinamento dei genitori dei regolamenti
comunali di asili nido e scuole materne municipali, regolamenti attualmente in
vigore.
Oggi l’attuale amministrazione comunale rischia di cancellare i traguardi fin qui raggiunti e di minare lo spirito di collaborazione con le famiglie.
Pur nel rispetto dei ruoli, stupisce la volontà di
escludere dal progetto di riordino dei servizi educativi proprio i genitori.
L’assessore Pozzi e i suoi dirigenti hanno cercato
di tenere riservato lo studio di fattibilità sull’esternalizzazione del
servizio educativo, reso pubblico solo grazie ai mezzi di informazione. Anche
il progetto di statalizzazione di due scuole materne municipali è stato gestito
come un segreto di stato per alcuni mesi, tanto che i genitori ne sono venuti a
conoscenza solo al momento dell’iscrizione.
Giudichiamo negativa la mancanza d’informazione e la
rottura di un percorso di collaborazione, anche in considerazione di ciò che i
genitori avrebbero da dire:
· l’ipotesi di
esternalizzazione si configura come una vera e propria privatizzazione con
pesanti conseguenze sulla qualità e quantità del servizio erogato;
· la gestione esterna dei
servizi, che presuppone il pareggio del bilancio, avrà come conseguenzala
crescita esponenziale delle rette e delle tariffe dei servizi erogati dal
sistema educativo;
· tutto ciò comporterà la
perdita delle professionalità acquisite in anni di esperienza con il
conseguente impoverimento della qualità e della perdita della continuità
didattica;
· i laboratori (fotografia,
musica, informatica, etc.) e le ludoteche, offerti fino ad ora dalla città come
ulteriore opportunità educativa alle scuole, diventeranno servizi a pagamento
che la scuola dell’autonomia, soprattutto con la riforma Moratti, farà pagare
alle famiglie;
· la progressiva dismissione
allo Stato delle scuole materne municipali, come nel caso di via Cavagnolo e
via Anglesio, preludio di un lungo elenco, preoccupa poiché tale scelta implica
una sostanziale abdicazione dell’ente locale alla sua funzione di promotore
della formazione dell’infanzia e si traduce in un indubbio impoverimento
dell’offerta formativa, soprattutto se si considera che questo avviene proprio
in un’area che il comune stesso considera di “degrado urbano”. Si aggiunge a
ciò anche che le scuole per l’infanzia della Città di Torino tutelano
maggiormente i bisogni delle famiglie offrendo orari giornalieri più ampi e per
tutto l’anno e garantendo la presenza di personale specializzato ( come
psicomotricisti, e logopedisti e sostegno per i bambini portatori di handicap).
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Coordinamento
genitori nidi, materne, elementari, medie