Martedì 15 Aprile presso l’aula Magna dell’Istituto Avogadro si è tenuto l’incontro tra l’Assessore al sistema educativo di Torino, Paola Pozzi e le rappresentanze di genitori ed insegnanti.
Presenti all’incontro Paolo Iannaco, del C.S.A. (ex Provveditorato) di Torino , Battista Borghi, della Direzione Pedagogica delle scuole dell’infanzia, Redi Sante di Pol, delle scuole convenzionate FISM (Federazione Italiana Scuole Materne), la professoressa Orlandini, direttrice didattica e l’ispettrice Tripoli, addetta alla sperimentazione in Piemonte.
Presenti un’ottantina di persone tra docenti e genitori.
Oggetto dell’incontro è stata l’analisi delle problematiche legate alla possibilità di ingresso anticipato nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria., come previsto dalla Legge Delega di riforma.
Gli interventi sono stati introdotti dall’Assessore che per prima si è chiesta se, con questa opzione, non si corra il rischio di lasciar sole le famiglie di fronte a scelte che potrebbero rivelarsi sbagliate per i bambini.
Il dott.Iannaco del Centro Servizi Amministrativi ha confermato come siano state riaperte le iscrizioni fino al 30 aprile per l’ingresso alla scuola primaria dei bimbi che compiono sei anni entro il 28 febbraio 2004. Non ci sono disposizioni per le materne, per le quali la fattibilità dell’iscrizione è demandata alle disponibilità finanziarie ed organizzative degli Enti Locali.
Per quanto riguarda le eventuali esigenze per le scuole primarie (necessità di classi aggiuntive in presenza di un gran numero di anticipi ad esempio), il Dott. Iannaco ha dichiarato ampia disponibilità nel soddisfare le richieste delle scuole, pur sempre subordinando il tutto alle risorse che il Ministero dell’Istruzione metterà in campo.
La Professoressa Orlandini, nella sua qualità di Dirigente Scolastico di un istituto con vari ordini di scuola, ha posto l’accento sui problemi legati alla gestione sia tecnica che pedagogica dell’anticipo.
Quali saranno i nuovi criteri di valutazione dei bimbi che passano dalla materna alla prima elementare?
Come saranno gestite le graduatorie, visto che in lista d’attesa delle materne ci sono già molti bimbi di tre anni?
Quale sarà la formazione degli insegnanti?
Come si gestiranno i problemi di convivenza tra bimbi di due anni e mezzo e bimbi di 5-6 anni?
E’ possibile metterli insieme?
Sarà davvero possibile prestare a tutti la necessaria attenzione?
Quali figure di supporto sono previste?
Per non parlare degli aspetti relativi ad eventuali pannoloni od a difficoltà in mensa .
Ma il maggior problema, sottolinea ancora la Orlandini, è l’aspetto emotivo e relazionale: i bimbi più piccoli hanno bisogno di maggior tempo per relazionarsi con gli altri, così come hanno bisogno di diversi ritmi di apprendimento. Forse non basta solo pensare, commenta ancora, al fatto che la materna ‘costi di meno’ del nido..o che magari sia più comoda …. Forse sarebbe meglio pensare a cosa sia meglio per il bambino.
La stessa riflessione viene riproposta dal professor Sante di Pol, che pone in particolare l’accento sull’effettiva necessità di imparare prima sempre più nozioni (informatica ed inglese già dalla materna..ma servono davvero? ) L’assunto dal quale si parte con la riforma, dice Di Pol, è che, siccome i bambini maturano con maggiore velocità rispetto alle precedenti generazioni, allora è opportuno velocizzarne i processi di apprendimento.. ma ciò , sottolinea ancora, non è provato da alcuna sperimentazione scientifica: certo, è comunque possibile avviare in anticipo la scolarizzazione ma questo non deve avvenire attraverso una forzatura dei normali ritmi di crescita.
Conclude affermando come finora i bambini avviati precocemente alla formazione scolastica abbiano accusato in seguito problemi tali da mettere in seria discussione l’efficacia del metodo.
Una Legge ‘Brutta’ per Battista Borghi, che cita tra i dissenzienti gli stessi autori della bozza iniziale di riforma. La sua speranza tuttavia, è che i successivi Decreti Delegati possano apportare significativi miglioramenti.
Gli insegnanti, a detta di Borghi, sono i grandi assenti di questa riforma, mentre si intravede molto il concetto di ‘clientela’, rappresentato dalle famiglie in quanto fruitrici del servizio: pare che le scuole vengano spinte ad agire come per accaparrarsi il maggior numero di ‘clienti’ .
Sette sono le domande che Borghi si pone, prendendo spunto per ognuna da precise enunciazioni contenute nella Legge Delega.
- La scuola futura sarà veramente coerente con le caratteristiche individuali di ogni bambino? ..o tutti dovranno essere ‘scattisti’..il più veloci possibile per arrivare prima…?
- Sarà attenta alle esigenze ed ai tempi di apprendimento ciascuno? …ma la presenza di un solo insegnante ‘Tutor’ non rischierà di massificare gli allievi togliendo spazio alla collegialità dei docenti ed all’idea di una scuola intesa come comunità…?
- Davvero si potrà lavorare in modo più flessibile e mirato?…o in realtà emergerà un quadro stretto con laboratori precoci e con il rischio di soffocare il valore aggiunto della scuola dell’infanzia dato proprio dalla convivenza di tante diversità individuali?
- Ma l’apprendimento prevederà l’assimilazione dei concetti..o sarà solo di carattere nozionistico… sarà preservato il ‘sapere essenziale’ dato dallo stare insieme, dalla comunicazione e dalla scoperta dell’altro….o ci si troverà di fronte ad una fredda lista di cose da studiare? (ma, si chiede Borghi, i relatori della Riforma..la conoscono la scuola dell’Infanzia ? ).
- L’opzionalità, la libertà di scelta di cui tanto si parla…è davvero demandata alla famiglia - cliente…od è forse solo libertà di competizione.. un modo per sottrarre alla Scuola il compito di formare la società futura?
- Si parla di elementi applicativi della riforma subordinati alle esigenze di Bilancio…ma non si parla di esigenze dei bambini? Si sta avviando la nuova scuola dopo una sperimentazione non scientifica ed incompleta. E’ necessario tempo per sperimentare e far bene le cose, ed a questo si deve accompagnare una formazione vera degli insegnanti…. Intanto le iscrizioni anticipate cominciano a piovere..
- L’anticipo opzionale aumenta la forbice dell’età…vero: si arriverà al caso limite di sezioni materne con bimbi di due anni e mezzo e di sei anni… in questo non c’è forse una sorta di ‘uccisione’ dell’asilo nido? ..E’ vero che il nido è caro: ma è un servizio di qualità e deve essere salvaguardato…chi saprà salvaguardare i più piccoli una volta presi e messi nel gruppo dei ‘grandi’?.
Decisamente migliore il quadro delineato dall’ispettrice Tripoli che illustra i principi fondamentali sui quali le tredici scuole che in Piemonte sono coinvolte nella sperimentazione hanno lavorato:
- Attenzione e centralità del bambino : l’ispettrice sottolinea come né gli allievi né le famiglie siano mai stati visti come ‘clienti’
- Forte coinvolgimento dei genitori: i genitori, dice, non devono essere una ‘controparte’ della scuola, ma attraverso la sperimentazione sono divenuti partecipi dei progressi e della valutazione del bambino, formando gruppi di lavoro che hanno costantemente seguito gli sviluppi della riforma..
- Grande collegialità tra gli insegnanti coinvolti:il Tutor è il coordinatore pedagogico ed educativo (da nessuna parte è indicato come ‘insegnante prevalente’, dice citando la normativa) e deve poter contare su una forte compresenza dei colleghi. Si è anzi verificata una rivalutazione di figure in precedenza marginali.
Immancabile è stato il richiamo ai prossimi spot televisivi che illustreranno ancora meglio i successi della sperimentazione.
Alla domanda, posta da una madre del pubblico, relativa all’efficacia di confrontare con la realtà scolastica una sperimentazione condotta su un campione omogeneo (coinvolti solo i nati nei mesi di gennaio e febbraio…caso scarsamente attinente alla realtà) non è stata tuttavia fornita risposta.
Così come, di fronte alle richieste di chiarimenti in merito al numero effettivo di allievi previsti per le classi future ed alla possibilità di posticipo delle iscrizioni, è emersa l’incertezza nell’interpretazione della legge da parte degli stessi addetti ai lavori.
Tra le note di chiusura, la preoccupazione della professoressa Orlandini : ‘ma quali saranno gli strumenti che avremo a disposizione? Chi e che cosa ci darà le certezze per continuare a lavorare?’
L’assessore Pozzi infine rinnova l’invito, quasi un’invocazione, ai rappresentanti del corpo insegnante presenti in sala: ‘Chi lavora nella scuola ha un compito: venire incontro al bisogno dei genitori per essere aiutati a scegliere..non bisogna lasciare le famiglie da sole ‘..
Ed ancora: ‘mille bambini in più nelle elementari costituiranno certamente un problema organizzativo, ma è centrale chiedersi prima ancora se, per i nostri figli, sia davvero opportuno compiere scelte precoci.