Proposta di documento da inserire nel
ns. sito
in risposta al servizio TG3Piemonte del
24 gennaio
Il fatto
Sabato 24 gennaio si è svolta una manifestazione contro la riforma Moratti ed in particolare contro il primo decreto attuativo.
La manifestazione è stata organizzata dai Coordinamenti Genitori di Torino e Provincia ed hanno aderito le Organizzazioni Sindacali, numerosi partiti dell’opposizione ed Associazioni culturali.
La manifestazione è partita alle 10,30 da piazza Castello e si è snodata per via Po fino ad arrivare sotto le finestre della Sede RAI di via Verdi.
La partecipazione è stata superiore ad oltre 5000 unità (fonte giornali cittadini “La Stampa” “Repubblica”).
Il TG3Piemonte delle ore 14 ha descritto l’avvenimento citando “300” partecipanti e riportando una intervista nel corteo a Chiara Profumo (CGIL Scuola).
All’interno dell’intervista della sindacalista è stato fatto un “collage”, in fase di montaggio, con le risposte che ha dato dallo studio l’on. Siliquini, che ovviamente aveva visionato l’intervista, senza “altrettanto ovviamente” che a Chiara Profumo, né agli organizzatori della manifestazione fosse stato concesso il diritto di replica.
Il servizio così realizzato è stato riproposto nel TG3Piemonte delle 19,30 cancellando il numero “300”. Nel frattempo, infatti, la Redazione era stata tempestata da telefonate, fax, messaggi e-mail di partecipanti indignati non solo per il numero ma anche per la realizzazione del servizio.
L’indignazione si era estesa anche alla maggioranza dei giornalisti della testata che hanno contestato le decisioni assunte dal caporedattore Bruno Geraci.
La forma
Anche senza specifiche competenze sulle tecniche giornalistiche, è evidente che vi è una notevole differenza tra la cronaca di un avvenimento e tra un pubblico dibattito.
La cronaca di un avvenimento deve rispettare i diritti dei soggetti coinvolti in quell’evento (organizzatori, partecipanti, testimoni ecc.) con la più completa obbiettività del racconto e delle immagini.
Un pubblico dibattito deve permettere la partecipazione dei soggetti interessati che, innanzitutto debbono essere consapevoli del tipo di intervento che a loro si richiede, debbono conoscere gli altri interlocutori, si deve riconoscere a tutti il diritto di replica, non può essere fatto a distanza temporale con una delle parti coinvolte che, non solo conosce preventivamente le domande, ma che ha avuto la possibilità di ascoltare le risposte dell’altro interlocutore.
Questo è esattamente ciò che è successo.
Il merito
A prescindere dall’impostazione scorretta sopra descritta il servizio è un bell’esempio di (dis)informazione in pillole con la citazione di un paio di numeretti in croce senza approfondire il reale oggetto del contendere: la qualità del tempo scuola, i suoi obbiettivi sia in termini curriculari che di preparazione della persona e del cittadino.
Uno degli elementi che si ritengono indispensabili, e che la riforma distrugge, è l’unità del gruppo classe che deve permettere e sviluppare la collaborazione, il confronto fra culture, l’affettività, la conoscenza della realtà, la sua analisi, la partecipazione consapevole per raggiungere obbiettivi condivisi.
L’unità del gruppo classe non si può realizzare con 20 ore per i curricula, 5 ore a disposizione delle Regioni, 2 ore per la Curia, 10 ore di mensa facoltativa e gestita da un “tourbillon” di insegnanti del plesso scolastico in funzione di mera assistenza, e 3 ore facoltative di materie supermercato da usufruire se, come, in quale scuola o centro convenzionato a scelta. Unità del gruppo classe che non si può realizzare distruggendo la collegialità degli insegnanti in compresenza con l’introduzione del tutor tuttologo, decisionista sull’orientamento, sulla personalizzazione dei percorsi, sulla composizione del portfolio delle competenze e sul precocissimo orientamento e scelta (11-12 anni come ante riforma media unica del 1962) in funzione delle scelte, della estrazione sociale, culturale, economica della famiglia di provenienza.