Al CSA della Provincia di Torino
All’Assessorato alla Cultura ed Istruzione della Regione
Piemonte
All’Assessorato del Sistema Educativo e Formativo della
Provincia di Torino
All’Assessorato all’Istruzione della Comune di Torino
p.c Agli organi di stampa
I partecipanti all’assemblea del
Comitato Genitori del Liceo Scientifico Statale "A. Volta" nella
seduta del convocata in data 26/2/1004 e aperta alla componete docente e
studentesca, esprimendosi sulla Legge di Riforma della Scuola, in sintonia con
tutti i coordinamenti di genitori e di docenti che in questi giorni hanno
espresso il loro parere, approvano le seguenti dichiarazioni:
1. Contestano l'impianto ideologico del progetto complessivo, imperniato
su un modello duale (il doppio canale), che manifesta una precisa scelta
ideologica tra due sistemi di istruzione separati: il primo astratto e teorico,
il secondo finalizzato soltanto all'avviamento al lavoro. Attuando di fatto la
separazione tra "cultura" e "professione" con la
distinzione tra Licei da una parte e istruzione/formazione professionale
dall'altra e con la riproposizione di vecchi modelli che rinviano al passato,
disattendendo le esigenze espresse dagli stessi soggetti produttivi e dalle
nuove dinamiche della società di oggi.
2. Dissentono su alcuni punti strutturali della "riforma"
che dequalificano l'impianto complessivo del percorso dell'istruzione in
Italia, quali la sostituzione dell'obbligo scolastico con il cosiddetto
diritto-dovere, che di fatto garantisce soltanto un generico percorso di
formazione al di fuori di un contesto di istruzione, creando in questo modo
modalità strutturali di sperequazione tra i giovani.
3. Valutano negativamente il passaggio di consegne dallo Stato alle
Regioni e agli enti locali, non solo per l'attuazione della cosiddetta quota
regionale prevista dall'interno dei programmi nazionali, ma anche e soprattutto
per la gestione dell'intero settore dell'istruzione/formazione professionale.
Ciò contrasta con il principio dell'unitarietà del sistema educativo nazionale
coerente con il dettato costituzionale (art. 33), mette in discussione
l'equivalenza e l'omogeneità formativa dei diversi percorsi, elimina il diritto
ad avere un percorso d'istruzione di base comune a tutti, configurando in
questo modo un modello educativo contrario al processo evolutivo che la società
europea occidentale ha conosciuto dal dopoguerra ad oggi.
4. Denunciano la gravissima riduzione di organici e i tagli dei
posti di lavoro comportati necessariamente dalla riforma con la riduzione delle
ore curricolari, che sarà particolarmente significativa per alcune discipline,
come è possibile evincere dai piani di studio della scuola media, e che sarà
ancora più evidente alle superiori, soprattutto in quei piani di studio che
prevedono attualmente 32/35 ore settimanali.
5. Condannano il contesto di effettiva disinformazione in cui il
processo di elaborazione e di successiva attuazione della riforma è stato
condotto sino ad ora: agli spot ministeriali e al materiale propagandistico
diffuso a profusione nelle scuole o inserito nelle pubblicazioni per bambini
non è stata mai affiancata infatti una consultazione del corpo docente e dei
genitori, nonostante le dichiarazioni rilasciate dal ministro Moratti a tutti
gli organi di informazione di massa.
Inoltre, relativamente al primo decreto attuativo della legge 53/2003 sulla scuola
6. Non condividono la riduzione dell'orario curricolare a 27 ore
settimanali (25 di fatto con il calcolo della quota regionale), che svilisce il
percorso formativo, riduce la valenza delle singole discipline, svaluta il
concetto stesso di curricolo e, introducendo il concetto di
"facoltatività" di alcune discipline, genera forti e gravi differenze
tra gli istituti e gli stessi insegnamenti.
7. Giudicano negativamente l'abolizione del tempo pieno/prolungato, sostituito da un tempo scuola che elimina la progettualità didattica precedente sostituendola con attività non integrate sul piano didattico-curricolare e la cui sussistenza negli anni futuri è demandata soltanto alla disponibilità dei fondi e degli organici di ciascuna scuola, a dispetto di quanto ufficialmente il ministero continua ad affermare negli organi di informazione di massa.
ed infine
9. Rivendicano la centralità e l'alta valenza formativa della scuola
pubblica come luogo di formazione della coscienza civile, democratica e
pluralista dei giovani e respingono quindi ogni progetto governativo volto a
smantellare le sue strutture, impoverendone l'offerta formativa con una
progressiva ma costante riduzione di fondi, a fronte invece di un esplicito
storno di fondi statali a vantaggio della scuola privata.
10. Richiedono che sia data spazio alla componente genitori ella
scuola attraverso consultazioni costanti e incontri di informazione e
formazione anche in funzione del ruolo che i genitori devono assumersi nella
partecipazione alla legge sull’autonomia scolastica. Richiedono che sia
prevista istituzionalmente una commissione di valutazione e controllo formata
da TUTTE le componenti del sistema scolastico con ampi poteri decisionali nel
controllo del sistema nel suo complesso.
11. Si impegnano a dare massima diffusione alle tesi approvate in
assemblea presso gli istituti e i consigli di circolo locali e nazionali,
ribadendo la necessità di procedere in azioni unitarie e coordinate. In
particolare aderiscono al meeting dei delegati delle scuole pubbliche del 15
marzo p.v. al Teatro Nuovo.
12. Richiedono che siano adottate tutte le misure per l’abrogazione della legge e il ritiro dei decreti di applicazione.
Votato in assemblea con un solo astenuto
Torino, Liceo Scientifico “A. Volta” il 26 febbraio 2004