monitoraggio dell'amianto serve?
Data: Thursday, 28 October
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Argomento: OH&S Fast-news
Spesso i cittadini che protestano per il rischio
amianto vengono tranquillizzati con le valutazioni ambientali delle polveri, il
cosiddetto monitoraggio.
In realtà, in situazioni di degrado evidente dei manufatti di
amianto ed in aree esposte agli agenti atmosferici, il monitoraggio può
non rappresentare la realtà dei fatti.
Il legislatore è stato molto chiaro:
IL MONITORAGGIO AMBIENTALE NON PUÒ RAPPRESENTARE DA SOLO UN
CRITERIO ADATTO PER VALUTARE IL RILASCIO DELLE FIBRE DI AMIANTO.
Decreto Ministeriale del 06/09/1994
Normative e metodologie tecniche di applicazione
dell'art. 6, comma 3, e dell'art. 12, comma 2, della legge 27 marzo 1992, n.
257, relativa alla cessazione dell'impiego dell'amianto.
Allegato - Normative e metodologie tecniche per la
valutazione del rischio, il controllo, la manutenzione e la bonifica di
materiali contenenti amianto presenti nelle strutture edilizie.
VALUTAZIONE DEL RISCHIO.
Se il materiale è in cattive condizioni, o se è altamente
friabile, le vibrazioni dell'edificio, i movimenti di persone o macchine, le
correnti d'aria possono causare il distacco di fibre legate debolmente al resto
del materiale.
Per la valutazione della potenziale esposizione a fibre di
amianto del personale presente nell'edificio sono utilizzabili due tipi
di criteri:
- l'esame delle condizioni dell'installazione, al fine di stimare il pericolo
di un rilascio di fibre dal materiale;
- la misura della concentrazione delle fibre di amianto aerodisperse
all'interno dell'edificio (monitoraggio ambientale).
Il monitoraggio ambientale, tuttavia, non può rappresentare da solo un criterio
adatto per valutare il rilascio, in quanto consente essenzialmente di misurare
la concentrazione di fibre presente nell'aria al momento del campionamento,
senza ottenere alcuna informazione sul pericolo che
l'amianto possa deteriorarsi o essere danneggiato nel corso delle normali
attività.