Ma perché i licei dovrebbero
preoccuparsi della “riforma?”
«L'elefante»
di
Eduardo Galeano.
Quando ero bambino, mia
nonna mi raccontò la favola dei ciechi e dell'elefante.
Tre ciechi si trovavano
davanti a un elefante. Uno. di loro gli
toccò la coda e disse: «E' una corda. »
L'altro
cieco accarezzò una zampa dell'elefante e pensò: «E' una colonna.» Il terzo
cieco appoggiò
la mano 1 al corpo dell'elefante e azzardò: «E' una parete». Così siamo noi: ciechi di noi stessi,
ciechi del mondo. Da quando nasciamo ci
abituano a non vedere altro che pezzettí. La cultura dominante, cultura della frammentazione, spezza la
storia passata come spezza la realtà presente: e impedisce di
ricostruire il rompicapo.
La
riforma e i licei: un pezzo del rompicapo
Per ora
l'unica cosa che sappiamo sulla sorte della scuola secondaria superiore
è ciò che è contenuto nelle linee generali della riforma: ovvero la
costituzione di due sistemi, il sistema dei licei e il sistema dell'istruzione
e della formazione professionale,, fortemente separati e differenziati tra
loro. Non ci sono ancora decreti
legislativi, né circolari applicative che chiariscano come di fatto ciò si
realizzerà.
Quindi
apparentemente i licei non dovrebbero preoccuparsi della riforma. in quanto
sembrano essere l'unica realtà «preservata» e non modificata rispetto,allo
stato attuale.
Invece il
contesto in cui si inserisce la realtà dei licei viene fortemente modificato
in almeno due direzioni
· Da una
parte c'è la scuola media riformata, che precede l'entrata al liceo, con i
cambiamenti che già sono avvenuti, che faranno sì che lo studente che entrerà
al liceo sarà profondamente differente da quello che vi entrava prima,
unicamente al fatto che il liceo nel quale si troverà ad entrare sarà, come
spiegheremo più avanti, fortemente impoverito.
· Dall'altra
parte ci sono i cambiamenti che già sono avvenuti nella scuola
secondaria superiore, non attraverso la legge delega, ma attraverso
disposizioni contenute in finanziaria e nelle circolari ministeriali,
disposizioni il cui unico fine e incontestabilmente il taglio delle,risorse e
quindi l'impoverimento della scuola nel suo complesso, senza nessuna attenzione
per gli aspetti didattici e progettuali.
Riguardo
al primo punto tutta la riforma è pervasa da un intento fortemente orientativo:
fin dalle elementari la tendenza é quella di selezionare chi andrà al liceo e
chi all'istruzione professionale, sostituendo ai percorsi individualizzati (che
già erano presenti nella scuola e che prevedevano la scelta di differenti strategie
per garantire obiettivi comuni) i percorsi personalizzati, che prevedono invece
sì differenti strategie ma per differenti obiettivi, cioè esiti diversi a
seconda delle «potenzialità» e attitudini, le quali però dipendono, come
dimostrato ampiamente, anche dalle condizioni sociali di partenza e meritano
un'attenzione della scuola per farle crescere e maturare, piuttosto che
ritenerle fisse e immodificabili).
E' facile prevedere, anche conoscendo il peso «psicologico» che il
giudizio in uscita dalle scuole medie ha sulle famiglie, specie le meno
attrezzate culturalmente, che i licei diventeranno una scuola per i pochi che
hanno strumenti e possibilità di andare avanti. Questo è negativo per due ordini di ragioni.
Uno
strettamente didattico: una scuola nella quale vengono «eliminate» le persone
che hanno difficoltà è una scuola che toglie,alla didattica la possibilità -di
elaborare tutte le strategie possibili per migliorare il proprio modo di
insegnare a tutti, è una scuola nella quale, alla lunga, anche chi «è bravo»
sarà danneggiato.
Uno più
«sociale»: è una scuola nella quale si perde una grande occasione educativa:
quella di insegnare ai ragazzi a vivere in una realtà che è sempre più,
molteplice. complessa e composita.
E' una scuola che disabitua i ragazzi a confrontarsi con le difficoltà ,
proprie e altrui e che risulterà essere un'isola che intende presentarsi come felice, mentre sarà solo
staccata dalla realtà della quale non rispecchierà più la verità e rispetto
alla quale non fornirà più agli studenti strumenti di lettura e di interpretazione
e quindi capacità di orientamento
Se invece al liceo accederanno anche
quegli studenti che avrebbero preferito una preparazione più “tecnica”, perché
giustamente rifiutano l'accesso a una scuola professionale fortemente
dequalificata, il liceo si troverà a non corrispondere alle aspettative e alle
esigenze di chi l’ha scelto , producendo danni che è facile immaginare.
Riguardo al secondo punto è
opportuno ricordare quali sono i cambiamenti già in atto o prossimi.
Innanzitutto il completamente delle cattedre a 18 ore, che
ha determinato la forte diminuzione
di cattedre verticali (cioè un insegnante che segue la stessa classe, in
continuità per più anni) con la conseguenza
che gli alunni di una classe si trovano a cambiare anche ogni anno gli
insegnanti per una stessa disciplina, ovvero: la;continuità didattica,
strutturalmente, non può più essere garantita.
Inoltre gli stessi alunni si trovano ad avere insegnanti diversi
per quelle materie affini che
fino ad ora erano affidate al medesimo insegnante (ad
esempio italiano e storia, diritto ed economia, storia e filosofia, etc.). Si
possono ben immaginare le conseguenze per gli studenti, costretti a doversi
confrontare con un numero maggiore di insegnanti durante lo stesso anno e a
cambiare spesso insegnanti nel corso dei cinque anni, magari dopo aver faticato
a costruire un rapporto accettabile sia dal punto di vista psicologico che
didattico.
I docenti che, insegnando più discipline, sono presenti per
un consistente numero di ore nella stessa classe, diventano spesso un punto di
riferimento per i ragazzi, a volte anche per problematiche
extrascolastiche, grazie al rapporto di conoscenza reciproca e di fiducia
che possono instaurare con gli
studenti, che è fondamento
ineliminabile per la buona riuscita del processo di apprendimento.
Suddividere le ore di insegnamento tre i diversi docenti non può che aumentare
i risultati negativi. Gli stessi,genitori
vedono aumentare i docenti con cui confrontarsi nello stesso anno e li
vedono anche avvicendarsi tra loro da un anno all’altro, nell’impossibilità
di costruire un rapporto che possa essere sinergico.
A tutto ciò si aggiunge la politica di tagli che prevede
(fonte Sole 24 Ore) la cancellazione di 2900 cattedre sulle 1800 già
preventivate e l'accorpamento di classi se il numero degli studenti diminuisce
nel corso degli anni. Inoltre, come per gli altri segmenti di istruzione, è
prevista una consistente diminuzione del tempo scuola, che non può che
comportare un impoverimento dei livello di istruzione e una perdita di tutto il
patrimonio acquisito in anni di sperimentazioni. Mentre la prevista impostazione fortemente teorica finirà per
penalizzare una parte fondamentale del sapere.
Einstein affermava che «L'esperienza senza la teoria è muta, ma la teoria senza la pratica
cieca».
Un'ultima, ma non meno importante, questione di metodo, la
riforma delle superiori avviene senza che nulla si sappia su come
verranno modificati i programmi, nei contenuti e nel metodo. Si prepara cioè una sorta di contenitore
organizzativo vuoto che solo in seguito sarà riempito. Se dobbiamo basarci su
quanto sta avvenendo nelle medie (basti citare a titolo di esempio l’eliminazione
della teorie evoluzionistica e la reintroduzione del... ricamo) Certo non c’è da sperare nulla di buono, e
comunque nulla sul quale chi lavora nelle scuola e nella scuola ha maturato
professionalità e competenza, potuto esprimere anche solo un parere.