Adesione della FLC Cgil
all’Appello al 3^ Forum Sociale Europeo di Londra
Noi consideriamo positiva
l’esperienza fin qui realizzata che, seppure fra molte difficoltà, ha
determinato in maniera significativa il nascere e lo sviluppo del grande
movimento contro la legge 53/03, in cui sono stati e sono presenti non solo gli
addetti ai lavori, ma anche e soprattutto le componenti della società civile e
molte istituzioni locali.
La lotta dell’anno scorso ha rallentato l’attuazione
della “controriforma” Moratti, fino a determinarne,
nei fatti, per l’anno in corso un blocco. E’ una battaglia che deve continuare
e deve estendersi anche ai settori che finora sono
rimasti silenti o marginali al movimento.
La legge 53/03 va abrogata, così come vanno
ritirati i decreti attuativi, perché non ci sono elementi da salvaguardare e
non sono possibili correzioni. Il suo impianto è sbagliato,
socialmente discriminante, riporta indietro di decenni l’orologio dei
diritti conquistati nel nostro paese.
Noi pensiamo, invece, sia necessario investire sulla
scuola pubblica, migliorandone le prestazioni; sia possibile estendere
l’accesso e la permanenza nel sistema di istruzione a
tutti e a ciascuno, aumentando il numero dei giovani e degli adulti coinvolti,
garantendo loro il diritto alla formazione per tutto l’arco della vita.
Pensiamo insomma che un’altra scuola pubblica sia
possibile e per questo ci stiamo impegnando per una proposta programmatica che
parli al paese.
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Organizzazioni raccolte nel
Comitato Fermiamo
Appello al Social Forum di Londra 2004
Una forte mobilitazione di genitori, insegnanti, ATA e
studenti, che ha visto la costituzione in molte città
di Comitati Reti e Coordinamenti,si è sviluppata nello scorso anno nelle scuole
italiane per abrogare la legge di riforma della scuola, approvata dal governo Berlusconi su proposta del ministro Moratti,
che sta destabilizzando il sistema di istruzione del nostro Paese, dalla scuola
dell’infanzia all’università.
Con lo stesso obiettivo, organizzazioni professionali e
sindacati di insegnanti, associazioni di genitori e
studenti, partiti politici e associazioni della società civilehanno
costituito un Comitato nazionale “Fermiamo
Dall’interno di questa esperienza
di convergenza,che non intende annullare le diversità, è emersa l’esigenza di
lanciare a questo Forum sociale europeo una proposta di azione comune per una
mobilitazione europea.
Convinti che la scuola pubblica abbia una funzione
indispensabile nella tutela del diritto all’istruzione di tutti i cittadini e
che la politica scolastica dell’Europa debba muoversi in una prospettiva
democratica che rifiuti la canalizzazione precoce e che garantisca a tutte e a tutti l’innalzamento dell’obbligo scolastico fino a 18
anni e il diritto all’istruzione e alla formazione per tutto l’arco della vita,
è secondo noi necessario che il Forum sociale europeo lanci una mobilitazione
per riaffermare:
·
l’inscindibile connessione tra sviluppo della democrazia e
formazione delle nuove generazioni ai valori della pace e della solidarietà,
alla cittadinanza attiva, all’integrazione e alla cooperazione tra le persone
ed i popoli;
·
il diritto all’istruzione per tutti e l’obbligo delle
Istituzioni pubbliche (Stati ed Istituzioni comunitarie) direndere
esigibile tale diritto in un sistema pubblico, libero da vincoli confessionali
e da ogni subordinazione alla logica del mercato e al modello aziendalistico del liberismo, che riduce il sapere a merce,
trasforma gli alunni e gli studenti in clienti/utenti di una scuola diventata
un servizio a domanda individuale, favorisce la selezione precoce tesa a confermare
e rafforzare la stratificazione sociale esistente.
La scuola dell’Europa deve garantire a
tutti l’esercizio concreto del diritto allo studio e la possibilità di
accedere ai più alti livelli dell’istruzione. Deve mirare alla formazione delle
nuove generazioni perché possano partecipare attivamente al governo democratico
dei loro paesi e dell’Unione, contribuendo criticamente allo sviluppo economico
compatibile e promuovendo per sé e per gli altri il miglioramento della qualità
della vita, in modo compatibile con i bisogni collettivi della società e
dell’ambiente.
In questa prospettivala scuola
deve costituirsi come luogo pubblico collettivo che accoglie, riconosce,
valorizza e fa interagire i soggettidiversi (docenti,
studenti, genitori, territorio) e le diversità culturali, che promuove,
attraverso il confronto tra orientamenti e culture diverse, solidarietà e
condivisione in questa fase in cui le società europee stanno diventando sempre
più multiculturali e multireligiose.
La conoscenza si produce, infatti, nell’interazione
sociale che diventa prima risorsa per l’apprendimento in una scuola che educa
alla complessità e al pensiero critico, che valorizza le differenze di genere e
che lavora per promuovere una solidarietà planetaria.
Il raggiungimento di queste finalità è affidato alla
valorizzazione della professionalità docente fondata sulla libertà
d’insegnamento a tutti i livelli, sul contrasto dei processi di gerarchizzazione e di precarizzazione,
nella consapevolezza che l’essere e fare l’insegnante oggi si confronta con i
processi di globalizzazione che accrescono e ampliano
i conflitti sociali, territoriali, culturali e politici, e costituiscono delle
sfide epocali per i sistemi dell’istruzione in generale e per tutti coloro che hanno responsabilità educative.
Contro la realizzazione di questa scuola si muovono forze
economiche multinazionali, controllori palesi ed occulti dei
media a livello mondiale,centrali ideologiche e confessionali, che si
riconoscono nella proposta avanzata dal WTO di privatizzare l’istruzione,
trasformandola in merce da comprare e vendere, e negando che la sua diffusione
sia una fondamentale funzione istituzionale pubblica.
A tal proposito chiediamo che il Forum europeo non resti
estraneo al Forum mondiale dell’educazione convocato
per il prossimo luglio a Porto Alegre, che contro
questa politica si è mobilitato.
Su questi temi pensiamo sia necessario promuovere la
mobilitazione generale di studenti, insegnanti, cittadini, per porre al centro
del processo per la costruzione della nuova Europa la
qualità sociale e culturale dei sistemi formativi pubblici e per riaffermarela priorità della funzione pubblica della
scuola. Una Giornata Europea di manifestazioni ed iniziative per l’istruzione pubblica per realizzare un fronte comune, senza annullare
anzi valorizzando le differenze nazionali e di orientamento delle diverse
organizzazioni, da tenersi nei prossimi mesi, per contrastare in tutta Europa
le politiche liberiste nell’istruzione.
ARCI, Associazione per
Roma 11 ottobre 2004