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Riflessioni sulla
Collegialità
di Paola Capozzi
La scuola e l'autonomia:
partecipazione e sistema di relazioni
L’identificazione tra organi collegiali e partecipazione democratica induce a
riflettere sulla reale attuazione della collegialità e sulle cause che ne
hanno determinato il fallimento funzionale. Infatti, al di là dei termini e
delle intenzioni, gli Organi Collegiali della scuola non sono mai stati
realmente sinonimo di partecipazione democratica; in sostanza la collegialità
è fallita perché nella sua forma partecipativa non si è mai realizzata.
Riflessione che, ben lungi dal dimostrare la debolezza di un sistema basato
sulla partecipazione democratica, non dovrebbe semmai rafforzare la
consapevolezza dell’importanza che tale partecipazione assume ai fini della
effettiva realizzazione di un tale sistema?
Se il fallimento della collegialità è da attribuirsi alla mancata
partecipazione delle diverse componenti elettive che avrebbero dovuto
rappresentarla, ciò che è realmente fallito è l’effettivo coinvolgimento di
tali componenti e la loro integrazione come soggetti attivi nel mondo della
scuola. La fretta di seppellire gli attuali organismi collegiali in quanto
istanza di partecipazione democratica, attraverso un progetto di riforma che
colpisce proprio quegli equilibri di rappresentanza atti a garantire, almeno
in teoria, la realizzazione di una partecipazione effettiva, tradisce il
timore che la collegialità possa effettivamente attuarsi ed essere funzionale
sull’onda di una maggiore consapevolezza delle singole componenti
relativamente al ruolo che ciascuna di esse è chiamata a svolgere.
La stagione della democrazia nella scuola
Il nuovo governo della scuola che si vuole basato su una collegialità
sistemica non esclude ma, al contrario, esalta l’importanza di un processo
decisionale basato sulla partecipazione democratica di tutte le componenti
direttamente coinvolte nel mondo della scuola (insegnanti, studenti,
genitori, dirigenti, ATA,) chiamate a collaborare insieme per la funzionalità
dei "gruppi stabili, istituzionali" (collegialità in senso formale,
istituzionale).
Un tale livello stabile di collegialità istituzionale implica l’esistenza di
un sistema che renda operativa e che faciliti la rete di relazioni verticali
tra le varie gerarchie istituzionali (OO.CC. interni alle singole scuole ß à
OO.CC. territoriali), nonchè le interazioni orizzontali tra le diverse
componenti rappresentate nelle singole gerarchie istituzionale (dirigenti ß à
docenti ß à studenti ß à genitori ß à ATA ).
A sua volta, ciò che De Bartolomei chiama "collegialità informale"
"legata in primo luogo alla realizzazione di progetti e ai problemi che
l’organizzazione-scuola dovrà affrontare", dovrebbe essere il risultato
di una rete che integri (coordini) le attività del/i livello/i stabile/i di
collegialità istituzionale con quelle delle componenti che, a vario titolo,
l’autonomia scolastica, inserendo la scuola nel più ampio contesto della
realtà e dello sviluppo territoriale, individua come potenziali partner di
attività extracurriculari. In questo senso, la scuola è chiamata a svolgere
un triplice ruolo: culturale, educativo e formativo.
Il ruolo culturale è più saldamente ancorato ai contenuti disciplinari di
base e al loro sviluppo, ma anche all’eventuale scelta ed attuazione di
particolari indirizzi intercurriculari: nell’ambito della collegialità esso
si realizza principalmente attraverso la progettualità dei singoli docenti e
in relazione alla loro capacità di costruire percorsi didattici comuni.
Il ruolo educativo trova nei POF (Piano dell'Offerta Formativa) e
nell’introduzione di attività "parallele" extracurriculari (quasi a
ribadire la conflittualità del rapporto tra il ruolo culturale della scuola e
quello educativo!), il proprio principale strumento di realizzazione. E’
importante sottolineare che a tale livello le relazioni funzionali tra le
componenti istituzionali (OO.CC.) e non- istituzionali del mondo della scuola
(la "collegialità informale" ovvero la rete di rapporti con
comitati, associazioni anche di fatto, organizzazioni, singoli individui
etc), assumono un’importanza centrale nell’elaborazione degli indirizzi e
nell’attuazione dei progetti educativi, in particolare per quanto riguarda i
rapporti tra scuola e territorio nell’ambito dei molteplici aspetti che
possono caratterizzare la situazione economica e sociale locale orientando le
esigenze educative in una direzione piuttosto che nell’altra. In questo
ambito la "famiglia" è chiamata a svolgere un ruolo centrale. In
parte perché il suo ruolo educativo si sovrappone ampiamente a quello della
scuola, così che qualsiasi progetto educativo che escluda i genitori è destinato
a indebolirsi nel caso migliore se non, addirittura, a creare una condizione
di conflitto tra rispettive "sfere di competenza"; in parte perché
la famiglia, in quanto nucleo sociale fondante della comunità locale, vive ed
interpreta le esigenze del territorio "direttamente", attraverso un
esperienza quotidiana dei problemi. Essa rappresenta pertanto il raccordo più
naturale tra la Scuola e i suoi dintorni, tra la Scuola e le esigenze della
società nel suo complesso.
Il ruolo formativo si sovrappone ai precedenti in quanto investe, nelle sue
diverse accezioni, tutte le componenti delle scuola. In questa sede ci
interessa sottolineare però l’aspetto più direttamente connesso al discorso
sulla collegialità. Ci si riferisce, cioè, alla necessità di individuare il
contributo che la formazione può dare all’effettivo funzionamento degli
organi collegiali ed al concreto adeguamento della scuola alle esigenze del
territorio, potenziando la consapevolezza delle componenti più deboli nel
sistema di partecipazione: i genitori e gli studenti. In particolare, i
rappresentanti dei genitori negli OO.CC. interni e territoriali devono essere
messi nella condizione di svolgere il proprio ruolo, gli devono essere
forniti tutti gli strumenti necessari a chè tale ruolo non si limiti ad un
patetico teatrino di rappresentanza formale quale quello cui normalmente
assistiamo ed a cui abbiamo assistito nel corso degli anni. Come attuare
questa formazione-informazione alla collegialità è un capitolo a parte, ma
sulla sua necessità ai fini della realizzazione dell’autonomia scolastica non
possono esserci dubbi.
Verso la riforma degli organi collegiali
Dalla scuola al territorio attraverso un reale coinvolgimento delle famiglie
nel mondo della Scuola: che è, poi, coinvolgimento della società civile nella
vita istituzionale (la "democrazia "sostanziale"!).
La partecipazione implica, di necessità, almeno due passaggi :
che il cittadino (la famiglia) sia consapevole di avere dei diritti e;
che sappia utilizzare gli strumenti (normativi) per l’esercizio di tali
diritti.
La collegialità è in sostanza possibile là dove le componenti coinvolte siano
consapevoli dei propri diritti-doveri, e là dove si definisca
un’identificazione "sociale" di ruoli individuali.
A tale proposito andrebbero promosse e sostenute tutte le iniziative in grado
di favorire lo sviluppo di una mentalità partecipativa, ovvero della capacità
dei singoli di prendere iniziative in ambito sociale. D’altra parte,
l’assenza di una sponda istituzionale all’iniziativa di singoli o gruppi di
persone è, di per sé, un limite oggettivo all’evoluzione di queste
iniziative, al loro radicamento sul territorio. Istituzione e società devono,
quindi, necessariamente trovare un punto d’incontro, ideale ed organizzativo.
In primo luogo andrebbero potenziate e valorizzate le componenti
rappresentative istituzionali (in particolare il ruolo dei rappresentanti dei
genitori nei consigli di Circolo e di Istituto e nei consigli scolastici
locali), di modo che esse assumano responsabilmente il ruolo di
rappresentanza nella consapevolezza dei propri diritti-doveri. Il referente
di tali componenti non è e non può essere il dirigente scolastico o il corpo
docente; dev’essere la componente rappresentata, ovvero devono essere i
genitori in quanto tali, in una forma che trova nel Comitato o
nell’Associazione l’assetto più adeguato per l’espressione delle istanze di
base.
Il Comitato dei Genitori non dovrebbe essere un organismo a costituzione
facoltativa; dovrebbe essere parte degli organi collegiali a tutti gli
effetti; dovrebbe avere nella Scuola una sede permanente nella quale riunirsi
e grazie alla quale rendersi disponibile come interlocutore privilegiato
delle famiglie per tutti quei problemi che esulano dalle competenze
riconosciute alle altre componenti scolastiche. Le singole scuole dovrebbero
favorire la creazione di uno "sportello per i genitori" costituito
e gestito dai genitori stessi: formati ed informati, capaci di formare ed
informare a loro volta, di indirizzare, di proporre, di concretizzare e di
coadiuvare la Scuola in quanto parte di essa e, come tale, a tutti gli
effetti riconosciuta .
E’ chiaro che la conquista di uno status e di uno spazio fisico
istituzionalmente riconosciuti rappresentano un punto di arrivo che si è ben lungi
dal considerare di facile acquisizione; tuttavia essi rappresentano anche
presupposti di importanza strategica fondamentale ai fini di un percorso che
porti alla partecipazione consapevole dei genitori al mondo della scuola:
partecipazione attiva, s’intende. Là dove le iniziative autonome di pochi
individui desiderosi di svolgere il proprio legittimo ruolo, si scontrano
spesso con l'ostilità di docenti e dirigenti scolastici che avvertono nella
partecipazione della componente genitoriale un’invasione dei propri ambiti di
competenza. L’autonomia e la collegialità non possono che partire da una
conquista di spazi di legittimizzazione, istituzionali e fisici, non
vincolati al "decisionismo" di una componente privilegiata.
La scuola tra autonomia e aziendalismo: responsabilità sociale,
amministrativa ed elettiva
Il termine "aziendalismo" fa riferimento ad un assetto di governo
finalizzato all'efficienza gestionale di un'impresa. Poichè per l'impresa è
vitale adattarsi rapidamente ad una domanda di mercato continuamente in
evoluzione e proporre prodotti competitivi per invogliare i consumatori a
comprarli, il termine scuola-azienda è usato spesso anche per evidenziare il
rischio di una trasformazione in merce della cultura, dell'educazione e della
formazione: con la scuola-azienda si consuma lo spazio esistente tra un
accesso generalizzato e gratuito ad un'istruzione di qualità (l'istruzione
come diritto ), accesso gestito attraverso una collegialità rappresentativa,
e la tendenza sempre più accentuata verso una scuola in grado di generare,
anche a costo di un forte ridimensionamento dei ruoli decisionali, una
qualità culturale ed educativa che le permetta di competere sul mercato
dell'istruzione. Tra questi due assetti a rappresentare anche paradigmi ideali
ed ideologici molto differenti, la scuola dell'autonomia vive in bilico un
equilibrio molto instabile. In quanto, mai come in questo caso, efficienza e
qualità dell'insegnamento dipendono dalla consapevolezza ed dalla
collaborazione di tutte le componenti coinvolte nel mondo della scuola.
L'autonomia non si configura affatto come un esperimento fallito, ma come un
percorso appena cominciato pur tra mille difficoltà.
Si è ampiamente sottolineato quanto la mancata attuazione dell'autonomia sia
stata e continui ad essere influenzata dalla fragilità della partecipazione e
dalla mancanza di consapevolezza delle componenti collegiali chiamate ad
orientare le politiche scolastiche ancorandole allo sviluppo territoriale.
Ma, detto questo, si deve anche sottolineare che in tal senso ha giocato un
ruolo ancora più decisivo la somma di inadempienze accumulate da quanti sono
chiamati ad amministrare la scuola. Come non si possono trascurare le
responsabilità di tutti coloro che, tenuti a controllare l’effettiva attuazione
di leggi e decreti, non si sono mostrati all'altezza del proprio compito
istituzionale.
L'attuazione di un'autonomia scolastica partecipata e partecipativa
E’ necessario che si crei una rete dei Comitati in grado di adoperarsi a che
l’esistenza dei comitati dei genitori all’interno della scuola venga
legittimata; per affermare l’esigenza di uno spazio fisico nel quale operare,
come base di partenza attraverso la quale definire e maturare un proprio
ruolo attivo.
Possiamo anche delegare le istituzioni scolastiche perchè si impegnino in
progetti volti alla crescita di questa stessa consapevolezza; lo si considera
uno strumento necessario ed estremamente utile, ma non è sufficiente.
Parallelamente vanno portate avanti due battaglie: la prima (legittimazione
dello status dei comitati dei genitori e conquista di uno spazio fisico),
attraverso uno sforzo congiunto delle realtà attive già operanti sul
territorio; la seconda attraverso progetti, anche istituzionali, che
coinvolgano e integrino maggiormente i genitori nella vita della scuola.
Questo, se fatto insieme, potrebbe rappresentare quel famoso punto di
raccordo tra iniziativa istituzionale e attività sociale, raccordo attraverso
il quale realizzare un incontro ideale ed organizzativo auspicabile ai fini
della realizzazione di obiettivi comuni ad entrambi.
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