Forum Regionale per l’Educazione e la Scuola del Piemonte

 

Documento unitario delle Associazioni

professionali della scuola sulla legge 53/2003

 

          

 

 

 AI DOCENTI E AI DIRIGENTI DELLE SCUOLE ELEMENTARI E MEDIE DEL PIEMONTE

 

 

 

Profondo e diffuso è il disagio delle scuole dell’infanzia, elementari e medie di Torino e del Piemonte alla vigilia dell’attuazione della Riforma “Moratti”. Le associazioni firmatarie di questo documento hanno registrato i segnali di sofferenza espressi dagli Organi Collegiali, dai Docenti,   dai Genitori e dagli stessi Dirigenti Scolastici.

 

La legge 53/2003 prefigura un modello di scuola che contrasta per diversi aspetti con quella che è stata l’esperienza più avanzata della scuola piemontese e con le innovazioni che essa è riuscita a proporre per tutta la scuola italiana. Innovazioni consolidate nel tempo dall’apprezzamento delle famiglie e dall’adesione dei docenti. E questo non solo suscita manifestazioni di protesta variamente configurate, ma anche forme di rassegnata frustrazione, con ricadute negative su alunni e famiglie.

 

Molti dei nuclei fondanti della qualità storica della scuola di base piemontese vengono messi in discussione dalle attuali proposte “riformatrici”. In particolare:

·        la presenza di un curricolo “essenziale” e condiviso, volto al perseguimento di livelli di competenza comuni a tutti gli alunni, pur nella necessaria individualizzazione dei percorsi; 

·        l’uniformità dei tempi scolastici, contrassegnati da significativi spazi di compresenza/ contemporaneità dei docenti e dal superamento del docente unico nella scuola elementare, con una conseguente maggiore attenzione alla specificità epistemologica delle discipline;

·        la sostanziale pariteticità dei componenti il team docente, coinvolto collegialmente in ogni aspetto della professionalità: didattica attiva, programmazione curricolare, valutazione, rapporti con le famiglie, orientamento;

·        una collaborazione partecipata con le famiglie che non si riduca alla scelta di segmenti della offerta formativa, ma che veda il Collegio Docenti come mediatore delle garanzie di eguaglianza delle opportunità formative per tutti, anche attraverso l’interazione fattiva con il territorio e la società;

·        lo sviluppo della scuola come comunità scolastica, avvalorato dal riconoscimento costituzionale dell’Autonomia, a salvaguardia della pari dignità della funzione docente e della progettualità cooperativa dell’unità scolastica, rappresentata dal Piano dell’Offerta Formativa di ciascuna scuola.

 

Per contro, a giudizio dei firmatari di questo documento, la Riforma di cui alla legge 53/2003 contrasta questo modello largamente diffuso nelle nostre scuole proponendone un altro che punta sulle differenziazioni dei tempi, delle opzioni, delle funzioni dei docenti e delle competenze degli alunni.

 

 

 

Un solo esempio è sufficiente per evidenziare la diversità fra questi due modi di intendere la scuola: quello della funzione tutoriale assegnata, nella scuola elementare, ad uno dei docenti, con la precisazione del “non meno delle 18 ore” sulle 27 previste per le attività curricolari. Questa scelta incide fortemente – in senso negativo – sull’organizzazione paritetica e collegiale dei docenti. Diciotto ore di lezione su ventisette costituiscono di fatto l’alibi per l’introduzione del docente unico e prevalente. L’assegnazione di particolari funzioni di tutoraggio a una sola persona, specie se economicamente riconosciute, rischia, infatti, di introdurre una gerarchizzazione tra i docenti e una verosimile deresponsabilizzazione di alcuni. Nella scuola media, inoltre, il tutor configura una funzione su cui si concentra un eccesso di delega.

Ma altrettanto emblematica potrebbe essere la riduzione degli orari e degli organici che, se attuata, annullerebbe i tempi delle compresenze e ridurrebbe la possibilità di attuare credibili attività di laboratorio.

 

 

 

I firmatari non nascondono la propria preoccupazione a fronte di questo stato di cose.  Si impegnano ad approfondire i temi della innovazione, a difesa delle qualità educative che contraddistinguono le nostre scuole, sostenendo con iniziative diverse il lavoro delle istituzioni che intendano valorizzare gli spazi e gli strumenti di autonomia per mantenere alte la qualità del progettare e del fare scuola, la partecipazione attiva delle famiglie, la pariteticità e la collegialità della funzione docente, la condivisione del progetto educativo e culturale, e per favorire il dialogo non competitivo e la collaborazione in continuità fra le istituzioni scolastiche e l’innovazione didattica al servizio di una scuola di qualità di tutti e di ciascuno.

I firmatari di questo documento sottolineano che la “condivisibilità” di una Riforma è la condizione essenziale per il suo successo. Ciò è vero soprattutto per il mondo della scuola, dove “la relazione educativa”, coltivata nell’ambito di una comunità che tutti coinvolge, richiede la partecipazione attiva, responsabile e condivisa di tutte le forze in campo.

 

 

Il Forum Regionale per l’Educazione e la Scuola del Piemonte

promosso dalle associazioni professionali:

AIMC (Associazione Italiana Maestri Cattolici)

AEDE (Associazione Europea degli Insegnanti)

CIDI   (Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti)

FNISM (Federazione Italiana Insegnanti)

LEGAMBIENTE  Scuola e Formazione

MCE (Movimento di Cooperazione Educativa)

UCIIM (Unione Cattolica Insegnanti)

con l’adesione di:

ANDIS ( Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici)

PROTEO Fare Sapere Piemonte

ASAPI  (Associazione Scuole Autonome Piemontesi)

 

 

Il presente documento sarà presentato e discusso nell’ambito della Festa della Scuola “Cara Scuola ..” organizzata   nei giorni 8 e 9 giugno 2004 dai  SINDACATI SCUOLA  CGIL - CISL - UIL del Piemonte, a Torino, e successivamente diffuso in tutte le scuole della regione Piemonte.