Attività
della rete HPH piemontese
Nel
giugno del 1997 il CIES Piemonte (ora CIPES: Confederazione Sanitaria per
la Promozione della Salute e l’Educazione Sanitaria) promuove l’avvio
della Rete HPH piemontese con il “I° incontro Regionale degli HPH”
nella sede ufficiale della Regione in cui si ha la prima adesione di 18
Aziende del Piemonte.
Istituito un Comitato tecnico-scientifico della Rete piemontese HPH con il
compito di coordinamento tra i vari progetti in sviluppo, fornendo il
supporto tecnico e consultivo, e di costituire il punto di raccordo tra la
Rete regionale, il Centro di Coordinamento della Rete italiana, e
l’Ufficio europeo dell’OMS.
Nel
dicembre 1997 il Comitato tecnico-scientifico promuove la “I° giornata
di formazione” in cui vengono scelti dopo un lavoro di selezione i
quattro Progetti regionali:
1.
“Ospedale e territorio”:
14 Aziende aderenti
2.
“Ospedali liberi dal fumo”:
7 Aziende aderenti
3.
“Umanizzazione dei servizi”: 11 Aziende aderenti
4.
“Abuso sui minori e violenza sulle donne”: 2 aziende aderenti
Sono inoltre presenti i titoli di 15 progetti aziendali, di cui alcuni con
bozze.
Nel marzo del 1998 si svolge la II°
Conferenza Nazionale degli HPH a Torino sempre presso la sede ufficiale
della Regione: 33 Aziende, cioè tutte le ASL e le ASO piemontesi più
Presidi Ospedalieri privati convenzionati con il S. S. N. aderiscono
mediante delibera alla rete piemontese HPH.
Vengono presentati i quattro progetti regionali dai rispettivi
coordinatori: essi rappresentano per la nostra Rete il biglietto da
visita, a cui abbiamo dedicato prevalentemente tutta la nostra attenzione
ed attività.
Nuove sono le modalità di lavoro richieste dall’Ufficio Europeo dell’OMS:
al centro dell’operazione HPH vi è il Comitato tecnico locale espresso
da ogni Azienda aderente alla Rete che con la presenza al suo interno di
professionalità e carriere diverse esprime potenzialità di conoscenze e
di rinnovamento bene aderenti alla realtà da affrontare.
Spetta al Comitato Locale elaborare i progetti che
coinvolgono l’Azienda ed il territorio in cui opera con il traguardo
finale di trasformare il modo di lavorare, di “umanizzare” il rapporto
con il malato, di coinvolgere le attività intra ed extra ospedaliere,
sanitarie, assistenziali e sociali incorporando i concetti ed i valori
della promozione della salute nella struttura organizzativa ospedaliera.
Un’altra innovazione è rappresentata
dall’apertura all’esterno del comitato locale mediante i suoi gruppi
di lavoro non chiusi nel recinto della propria Azienda ma in comunicazione
con gli altri comitati locali della Regione, i cui gruppi di lavoro hanno
scelto il medesimo Progetto, lavorando come si suol dire in rete.
Ciò significa che operatori sanitari e
socio-assistenziali delle varie Aziende, forse per la prima volta, si
incontrano portando esperienze diverse a confronto, valorizzando le
proprie capacità professionali e creative ed aprendosi anche alle altre
istituzioni pubbliche e private interessate al problema della salute
(scuole, industrie, comuni e province, associazioni di volontariato ecc.)
creando alleanze tra settori e servizi nello spirito
della integrazione e del coordinamento reciproco per risolvere
problemi di salute, non solo di patologia.
Il
Comitato tecnico-scientifico in
accordo con l’Assessorato alla Sanità promuove un corso di
formazione per i coordinatori dei comitati tecnici locali suddiviso in
due periodi: per i coordinatori delle ASL/ASO di Torino e Provincia nei
giorni 17 e 18 gennaio e per le altre aziende delle altre province
piemontesi nei giorni 21 e 22 febbraio 2000. Nei turni vi è stata la
partecipazione di 26 aziende (sul totale di 33) con 37 presenze di
operatori.
Nel gennaio 2000 ha luogo la I° Conferenza regionale
HPH sul “
Progetto
Ospedale e territorio” Promossa
dalla Asl 9 di Ivrea con la collaborazione di 16 tra ASL/ASO e Presidi
sanitari (attualmente sono 24!).
Per la complessità e l’estensione del progetto 3 sottogruppi di lavoro
hanno sviluppato i seguenti temi:
1.
Continuità
assistenziale tra Ospedale e territorio Creando un codice di accoglienza ospedaliera
concordato tra i MMg e i medici ospedalieri (tempi di attesa)
Per le dimissioni protette forme concordate tra medici ospedalieri,
servizio infermieristico domiciliare, ADI ecc.
2.
Informazione
e comunicazione tra gli operatori mediante una “guida ai servizi territoriali”, previsti canali
preferenziali di comunicazione tra i MMG e i medici ospedalieri.
3.
Ideazione
di un “documento sanitario personale” quale snello raccoglitore
di tutta la documentazione sanitaria assistenziale in dotazione al
paziente.
Durante la Conferenza il Direttore generale dell’ASL 9 di Ivrea ha
annunciato ufficialmente che nel 2001 indirà una conferenza di controllo
sul programma stabilito: è stata attualmente fissata la data nel mese di
ottobre prossimo.
Nel dicembre 2000 ha luogo presso la ASL 19 di Asti la 1° Conferenza
regionale HPH” sul Progetto “Ospedali liberi dal fumo” che
attualmente coinvolge 14 Aziende.
Sono state presentate le iniziali realizzazioni delle varie fasi del
progetto:
1.
aperto
un Centro unico di documentazione e raccolta dati presso l’Ospedale di
Alessandria
2.
praticata
una indagine epidemiologica sul numero di fumatori tra agli operatori
sanitari(dal 22 al 30%)
3.
aperta
la “Mostra percorso del fumo” con cartellonistica rinnovabile in ogni
Azienda del gruppo
4.
programmato
e già in parte attuato un corso di formazione degli operatori (formazione
dei conduttori di gruppo e dei facilitatori)
5 apertura
dell’”Ambulatorio del fumo” fruibile sia dagli operatori che dagli
utenti con un approccio multidisciplinare (già operante in 4 Aziende)
Si pone ora il problema della diffusione del progetto
in tutte le rimanenti Aziende del Piemonte che non aderiscono ancora a
questa rete, diventando prioritari i corsi di formazione. L’assessore
regionale alla sanità si è dichiarato disponibile a creare le condizioni
per un programma omogeneo di lotta al fumo per tutta la realtà
Piemontese.
Al “Progetto
umanizzazione dei servizi” attualmente partecipano 17 Aziende.
Il primo obiettivo è l’elaborazione di un “Protocollo di accoglienza
“ sia per i ricoveri ordinari sia per le emergenze.
In seguito all’analisi dei questionari distribuiti agli utenti e agli
operatori delle Aziende del gruppo al fine di individuare con precisione i
punti critici generatori di stati d’ansia sia nei pazienti che negli
operatori, si è avvertita la necessità di programmare un corso di
formazione per poter elaborare linee guida di comportamento valido per
tutti gli operatori del gruppo.
Il corso a cui hanno partecipato tutte le aziende con
entusiasmo, iniziato il 12 ottobre 2000 si è concluso il 27 febbraio
2001. Esso intitolato “La comunicazione come fattore di attualità nelle
Aziende sanitarie”privilegia il concetto di “umanizzazione “ nei
rapporti tra malato, medico e operatore socio-sanitario: la fredda
oggettività della medicina scientifica, basata sulle prove di efficacia,
deve essere mediata da chi cura e si occupa del malato, usando il
linguaggio di questo, creandosi un linguaggio comune attraverso la
comunicazione orale. La quale permette di non lasciare “solo” il
paziente con la sua malattia e le sue angosce, che non debbono essere
ignorate ma accolte e condivise.
Analogamente ai due precedenti Progetti il comitato
scientifico ritiene opportuno e caldeggia che il gruppo del Progetto
“Umanizzazione dei servizi” prenda l’iniziativa di indire
nell’anno 2001 una Conferenza regionale su tale tema, da concordare tra
i membri del gruppo la CIPES e l’Assessorato alla Sanità.
Il
Progetto “Abuso sui minori e violenza alle donne” interessa attualmente 2 Aziende, tra cui capofila è l’Ospedale S.
Anna – Regina Margherita.
Fin dal 1997 sono stati attuati numerosi corsi di
sensibilizzazione e formazione degli operatori dell’Azienda, finalizzati
all’attivazione di un “Centro Medico Specialistico Integrato contro la
violenza alle donne ed ai minori” nella prospettiva di un lavoro in rete
con compito di intervento nell’emergenza sulla base di un protocollo
prestabilito e di interventi di follw-up medico-ginecologico,
psico-sociale e legale in connessione con le strutture territoriali e di
volontariato sociale. Nel 1999 ha dato la disponibilità a partecipare al
Progetto un gruppo di 50 ginecologhe, alcune dipendenti dell’Azienda
stessa, altre di numerose Aziende di Torino e Provincia, altre libere
professioniste.
In attesa di necessari passi istituzionali per
reperire i fon di per l’apertura del centro e di coinvolgimento al
Progetto HPH delle Aziende in cui operano le ginecologhe è auspicabile
che l’istituzione di questa Rete possa diventare stimolo per altre realtà
territoriali.
Oltre ai quattro Progetti regionali in Rete ogni
Azienda può sviluppare progetti locali scelti in modo autonomo in
auspicabile collegamento con altre Aziende interessate (3 progetti in 5
anni come da contratto con l’OMS)
Attualmente sono 16 i progetti locali segnalati dalle
Aziende, di cui alcuni in via di sviluppo e di associazioni in Rete (per
es. “Nutrizione e Salute” “Infortuni sul lavoro” Infezioni
Ospedaliere” ecc.)
Giudizio
sulla attività svolta: il
Comitato scientifico ha recepito l’entusiasmo di molti operatori dei
gruppi (nel sentirsi protagonisti del cambiamento!) anche se a volte
smorzato dalle difficoltà oggettive, specie di tempo, luogo e comunicazione, con
l’espresso rammarico, più volte denunciato, di non sentirsi sempre
sostenuti dall’interessamento delle Direzioni generali e dall’impegno
delle Direzioni sanitarie.
In ultimo essendosi ormai sentita la necessità di
rendere più organici i rapporti tra la Regione Piemonte e la CIPES
Piemonte – Rete HPH si sta elaborando un Protocollo di intesa tra
le due componenti per favorire le attività della Rete HPH rendendola
sempre più visibile a livello istituzionale con il sostegno della
politica sanitaria regionale mediante il coinvolgimento del responsabile
regionale della promozione della salute in un ruolo diretto nella Rete HPH
Torino, Aprile 2001
Il Comitato tecnico scientifico
della Rete HPH piemontese
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