50 giorni di festival

L'ETÀ D'ORO DEL CINEMA MESSICANO (1933-1960)
L'età d'oro del cinema messicano La Retrospettiva

I film proposti in questa prima parte della Retrospettiva

50 giorni di Festival

Anteprima di 13 titoli al Cinema Massimo Due dal 7 al 13 novembre. La retrospettiva, organizzata in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema di Torino, proseguirà nell'ambito del 15° Festival Internazionale Cinema Giovani fino al 22 novembre.

Il cinema classico messicano resta in Europa in gran parte sconosciuto. Al di là di alcuni grandi interpreti divenuti popolari grazie alla loro intensa attività all'estero (è il caso di Maria Felix, di Dolores del Rio, di Pedro Armendariz), o di grandi professionisti che hanno lasciato il segno nella storia del cinema (pensiamo a Gabriel Figueroa, uno dei più grandi direttori della fotografia di tutti i tempi), la conoscenza della produzione messicana è stata quasi sempre circoscritta a sporadiche apparizioni ai Festival o ad alcune pellicole distribuite nel vecchio continente.
La retrospettiva dedicata al cinema messicano classico (1933/60), le cui prime stagioni corrispondono all'avvento del sonoro in quel paese, non intende obbligatoriamente seguire il criterio degli "autori"o presentare "il meglio" di trent'anni di cinema, e nemmeno seguire la partizione dei generi classici. La scelta dei curatori, Andrea Martini e Nuria Vidal, è stata quella di offrire un'ampia panoramica della cinematografia messicana attraverso un'ideale suddivisione in otto ideali sezioni a cui è possibile ricondurre tutta la produzione messicana del periodo d'oro. Cinematografia, non va dimenticato, che è prevalentemente popolare, industrialmente forte e strutturata, tanto da imporsi in tutta l'America Latina. In bilico tra l'inseguimento dei modelli hollywoodiani e l'affermazione della propria cultura, il cinema messicano riadatta e reinterpreta i generi classici: ecco che a Città del Messico, negli studi Churubusco costruiti ad imitazione degli studios californiani, si girano le gangster story di ambientazione metropolitana o i musical di ispirazione ranchera o i grandi melodrammi che divennero l'immagine più emblematica di tutto il cinema messicano. Quindi, imitazione e omologazione non impediscono al cinema messicano di farsi specchio della società con caratteri di grande vivacità e, per certi versi, di geniale originalità, raccontandone la memoria storica, le ossessioni, le mitologie. I 35 film che compongono la retrospettiva rappresentano in modo sufficientemente esaustivo i principali "filoni ispiratori" dell'intera cinematografia messicana:

 

I film proposti in questa prima parte della Retrospettiva:

La mujer del puerto di Arcady Boytler. Int. Andrea Palma, Domingo Soler. Messico 1933. 76'.
Ispirato ad un racconto di Guy de Maupassant. Una prostituta scopre che è andata al letto con suo fratello e si uccide. (Grandi melodrammi)

Redes di Fred Zinemann e Emilio Gómez Muriel. Int.: Silvio Hernández, David Valle González. Messico 1934. 65'.
Rappresentazione della fase di maggior sviluppo sociale del Messico. Un gruppo di pescatori si ribella a chi li sfrutta. (Il cinema indigeno)

Vamonos con Pancho Villa di Fernando de Fuentes. Int.: Antonio R. Frausto, Domingo Soler, Manuel Tamés. Messico 1935. 92'.
Sei contadini decidono di unirsi alle forze di Pancho Villa. Uno dei più importanti film sulla rivoluzione messicana del 1910. (Il cinema della Rivoluzione)

La zandunga di Fernando de Fuentes, Int.: Lupe Vélez, Rafael Falcón, Arturo de Córdova. México, 1937. 107'.
Uno dei primi film di Arturo de Córdova e uno dei pochi ad essere interpretato da Lupe Vélez in Messico. Di una bellezza assoluta, scopre un paesaggio insolito del Messico, quello delle "huastecas veracruzanas", zone popolate dagli indigeni di Veracruz. (Il cinema indigeno)

Distinto amanecer di Julio Bracho. Int.: Andrea Palma, Pedro Armendáriz, Alberto Galán. Messico 1943. 108'.
Cinema noir, d'ambientazione urbana e a sfondo politico, nel racconto di una storia di amore. (Il cinema metropolitano)

Enamorada (Enamorada) di Emilio Indio Fernández. Int.: María Félix, PedroArmendáriz, Fernando Fernández.Messico 1946. 99'.
Liberamente ispirato a La bisbetica domata di Shakespeare, ambientato ai tempi della rivoluzione, è uno dei più bei film di Indio Fernández. Straordinaria la coppia María Félix- Pedro Armendáriz. (Il cinema della Rivoluzione)

La diosa arrodillada (La dea inginocchiata) di Roberto Gavaldón, Int.: María Félix, Arturo de Córdova, Rosario Granados. Messico 1947. 104'.
Uno dei più grandi melodrammi urbani del cinema messicano, ambientato in un mondo di lusso e ricchezza, con una splendida María Félix. (Grandi melodrammi)

Una familia de tantas di Alejandro Galindo. Int.: Fernando Soler, David Silva, Martha Roth. Messico 1948. 130'.
Melodramma familiare. Un padre autoritario, una madre sottomessa, una figlia alla ricerca della felicità. Uno dei film emblematici sull'affermazione della nascente piccola borghesia. (Il cinema metropolitano)

El gran calavera di Luis Bunuel. Int.: Fernando Soler, Rosario Granados, Andrés Soler, Gustavo Rojo. Messico, 1949. 90'
Secondo film di Bunuel in Messico. Sceneggiato da Luis Alcoriza, che da allora sarebbe diventato uno dei più stretti collaboratori di Bunuel, questo melodramma urbano ha tutta la carica distruttiva del geniale regista. (Grandi melodrammi)

Sensualidad di Alberto Gout, Int.: Fernando Soler, Ninon Sevìlla, Domingo Soler, Rodolfo Acosta. Messico 1950. 101'.
Passione, scandali e vendette nella storia di una provocante ballerina e del giudice che la persegue per offesa al pudore. Trent'anni di vita onorata, valori morali e tranquillità coniugale crollano in un attimo davanti alle irresistibili arti ammaliatrici di Aurora. ( Grandi melodrammi)

Dos tipos de cuidado di Ismael Rodríguez. Int.: Pedro Infante, Jorge Negrete, C. González. México 1952. 111'.
L'unico film in cui coincidono grandi idoli del cinema e canzone messicana. Divertente commedia di imbrogli, amicizia e amore ambientata in un Jalisco (stato messicano) molto folcloristico. (Jalisco e la commedia ranchera)

La ilusión viaja en tranvía di Luis Buñuel. Int.: Lilia Prado, Fernando Soto, Mantequilla, Carlos Navarro. Messico 1953. 82'.
Una delle più deliziose commedie urbane del Buñuel messicano. La storia del recupero di un tram in disuso permette di tracciare uno dei più fondati e divertenti ritratti del proletariato urbano. (Il cinema metropolitano)

El esqueleto de la señóra Morales di Rogelio A, González. Int.: Arturo de Córdova, Amparo Rivelles, Elda Peralta. Messico 1959. 92'.
Commedia noir di un umore acido, nella quale un marito uccide la moglie e la sostituisce con un finto scheletro. Abbondanza di cadaveri in un film divertente, insolito nel panorama del cinema messicano. (Horror messicano)


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