Un saluto da Gaza

Ringrazio il moderatore di questa assemblea. Ringrazio la città di Torino che ha organizzato questo incontro, il sindaco Castellani e tutto il consiglio comunale per il loro interessamento, la collaborazione e l'incoraggiamento dimostrato nell'occasione del gemellaggio tra la città di Gaza e la città di Torino, firmato ieri nella sede comunale, un accordo che aprirà orizzonti nuovi di scambio e conoscenza fra le due città. Sarà comunque la città di Gaza che avrà più vantaggi, visto il progresso e l'avanzamento in molti settori e la lunga esperienza che ha Torino.

Parlerò poco della questione palestinese, un argomento talmente complicato che un dibattito non ci basta, e ci vorrebbero dei giorni per esaurirlo. Vi parlerò invece di un aspetto che riguarda la convivenza tra palestinesi e ebrei. Fino alla prima guerra mondiale c'era una minoranza ebraica che conviveva con i palestinesi in modo pacifico e amichevole, non c'erano tante differenze né contrasti come succedeva nelle città europee, gli ebrei svolgevano una vita normale, tranquilla e in armonia con i loro vicini. Il problema nacque e assunse un aspetto ostile, quando arrivarono migliaia di ebrei scampati ai nazisti che si stabilirono e poi dominarono intere aree in contrapposizione con i palestinesi con tutto quello che seguiva in scontri e guerre che tutti noi conosciamo.

Durante queste guerre abbiamo perso interi territori e nell'ultima guerra, nel '67, abbiamo perso tutta la Palestina.

Lo scontro però è continuato anche sotto l'occupazione, e si è inasprito fino all'intervento della comunità internazionale soprattutto dopo l'Intifada, quando i palestinesi parteciparono compatti alla rivolta e il mondo cominciò a parlare di negoziati di pace che si concretizzavano a Madrid nel 1991 e poi a Oslo. Era un operazione di pace e non una pace vera, era in ogni caso l'inizio di un processo di pace.

Ci siamo rallegrati tutti, Palestinesi, Ebrei, e altri, dopo anni di sangue, dove i palestinesi hanno avuto migliaia di vittime, e hanno subito repressioni feroci.

Comunque, dopo questo periodo i palestinesi hanno accettato la pace, ma la cosa più importante è che hanno accettato e ceduto 3/4 della Palestina, considerandola terra israeliana riconosciuta a livello internazionale, come previsto dagli accordi di Oslo. Gli Israeliani dovevano però lasciare il restante 20%, cioè i Territori occupati nell'aprile del 1967.

L'applicazione degli accordi è stata subito eseguita con il ritiro degli israeliani dalla Striscia di Gaza e da Gerico, e poi il negoziato è continuato per il resto dei Territori. Al tempo di Oslo c'erano al governo i laburisti di Rabin e Peres. Ma quando la destra israeliana salì al potere con il governo Netanyiau, il processo di pace subì un brusco rallentamento, e incontrò molte difficoltà.

Nelle ultime elezioni il popolo israeliano ha scelto di nuovo un governo laburista e il processo di pace ha ripreso vigore.

Tra i palestinesi la speranza è ancora viva, ma permangono di dubbi e dei sospetti, visto le esperienze passate, e le occasioni perse negli ultimi 5 anni. Noi aspettiamo e osserviamo perché la pace influenzerà non solo la Palestina e tutto il mondo arabo ma anche i paesi vicini come quelli europei.

Ho iniziato il mio discorso parlando della convivenza pacifica che c'era tra i due popoli. Che avevano molti elementi comuni e molte affinità, come la libertà religiosa e il rispetto delle particolarità di ciascuno senza che una parte prevalesse sull'altra; ma tutto cambiò nel periodo dell'occupazione e i territori palestinesi passarono una fase di abbandono totale che provocò un degrado completo dei luoghi e delle città. I grandi paesi che hanno mediato nel processo di pace hanno promesso aiuti economici e appoggi vari in tutti i settori, dalla sanità al sistema scolastico, ecc… non tutte le promesse però sono state mantenute, e in 5 anni è arrivato solo il 25% degli aiuti.

Vorrei spendere ancora qualche parola per parlare delle organizzazioni non governative che agivano nell'area prima e dopo la pace e che hanno svolto un ruolo importante nello sviluppo della società palestinese soprattutto sotto l'occupazione israeliana: il popolo palestinese prova gratitudine e rispetto per queste organizzazioni sia quelli locali "palestinesi" sia quelle internazionali.

Infine voglio sottolineare l'appoggio del governo italiano, sia economico, morale e politico nei confronti dei palestinesi che considerano gli italiani un popolo vicino e amico. Spero di avervi dato una breve e chiara idea di tutto quello che aveva passato il popolo palestinese, ringraziando di nuovo il sindaco Castellani per avermi invitato e tutti quelli che hanno partecipato e preparato questo incontro.
Grazie.

Awni Shawwa
Sindaco di Gaza

 

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