La gioventù palestinese è spesso chiamata la "generazione perduta". Infatti, queste persone hanno raggiunto la maggiore età durante il periodo dell'Intifada (insurrezione), e sono state profondamente influenzate dalle esperienze di quel particolare momento, caratterizzato dalla mancanza di principi e di procedure democratiche. La chiusura delle istituzioni educative, i prolungati coprifuoco, lo scontro con i militari israeliani, la distruzione di case, le lunghe prigionie, gli scioperi e il crollo dell'autorità… hanno lasciato il segno.
Al tempo stesso però, l'Intifada è stata una forma di mobilitazione politica che ha rotto con le norme tradizionali della socializzazione politica. Il blocco dominante della società palestinese, rappresentato dai maschi adulti, era stato indebolito dalla perdita di potere e dalla prigionia; in tale situazione la gioventù era diventata il segmento politicamente più attivo nella società. Nonostante questo, i giovani erano allora, e sono ancora, uno dei gruppi più trascurati ed emarginati della società palestinese.
Come risulta dai fatti emersi dall'Intifada, molte organizzazioni di comunità di base furono formate soltanto per rispondere alle necessità della lotta nazionale palestinese. In quel frangente non fu possibile costruire nulla di positivo rispetto al segmento attivo giovanile, né si pensò ai danni mentali e fisici che ciò avrebbe provocato.
Dopo l'instaurazione del limitato autogoverno in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, i giovani dovettero ridefinire il loro ruolo nella società. Mancava un'educazione adeguata, vi erano scarse opportunità educative - intellettuali, emotive, spirituali - e il compito era reso più difficile anche dall'evoluzione personale di ciascun individuo. Ancora oggi il sistema educativo formale non ha acquisito la capacità di rispondere alle necessità e alle richieste dei giovani.
In tal senso va uno degli obiettivi fondamentali di PANORAMA, progetto volto a nutrire intellettualmente, educare e organizzare la gioventù palestinese cresciuta durante l'epoca dell'Intifada, in modo da renderla capace di ricostruire la propria società e di offrire alle generazioni future migliori opportunità. Lo scopo è formare una "rete di giovani" e renderla parte attiva nello sviluppo della comunità palestinese, sviluppo indirizzato verso la costruzione di una società libera, civile e democratica. Crediamo che questa "rete", nel giro di alcuni anni, sarebbe in grado di fornire risposte adeguate ai problemi e ai bisogni giovanili.
I palestinesi dovrebbero riservare un alto indice di attenzione verso i giovani e verso le loro necessità e problemi. Infatti, circa il 50% dei palestinesi ha meno di 19 anni, si tratta dunque di una popolazione giovane. Inoltre non bisogna dimenticare che i giovani hanno giocato un ruolo molto importante nel formare l'attuale realtà politica, e quindi a loro dovrebbero essere dedicate cospicue energie: progetti e attività di formazione volti ad arricchirli e ad aumentare il loro coinvolgimento sociale e la loro capacità costruttiva. Una buona strategia richiede un forte investimento sui giovani e il loro coinvolgimento nelle dirette responsabilità della vita pubblica e nazionale. Se manca questo elemento, cioè se non si contempla un significativo ruolo dei giovani nel progresso della società e nella difesa della stabilità politica, il piano della Palestina è destinato a fallire.
Osservando le condizioni attuali della gioventù palestinese, dobbiamo prendere atto del fatto che la mancanza di attenzione per la situazione dei giovani ha generato problemi complessi, aggravati dalla scarsa quantità e qualità dei progetti destinati a loro. Il Ministero della Gioventù e dello Sport, potrebbe fare molto per incentivare le attività dei giovani, ma non ha i fondi necessari per portare avanti nessun tipo di progetto. Ma, cosa ancor più grave, la maggior parte di questi progetti si annulla nel momento in cui si cerca di includere nell'agenda nazionale le richieste dei giovani. Non c'è bisogno di ribadire che ogni ritardo nell'adempiere ai progetti porterà a un aumento delle difficoltà di recupero.
Arricchimento è dare potere e autorità all'azione
In questo caso "arricchimento" significa fornire ai giovani, attraverso una preparazione e gli strumenti adeguati, la capacità di diventare cittadini consci delle proprie responsabilità, dei propri diritti e doveri. Porre attenzione alle questioni e ai problemi dei giovani vuole dire ridurre enormemente i costi che la società altrimenti pagherebbe, e accelera il processo verso la completa integrazione nella società attiva. La mancanza di questa chiara visione minerebbe il ruolo potenziale che spetta ai giovani e influenzerebbe negativamente l'andamento dell'intero progresso sociale. Un accurato progetto e una chiara visione strategica sono gli elementi per una trasformazione reale e per una integrazione positiva.
Riconoscere che l'arricchimento per i giovani è un diritto, è il primo gradino verso l'integrazione attiva della gioventù. La responsabilità diretta spetta all'autorità in carica, ma le organizzazioni civili (SCO) e in particolare quelle che sono direttamente coinvolte nei programmi dei giovani, condividono tale responsabilità, e contribuiscono allo sviluppo di un vasto progetto di lavoro e di attività mirate a rafforzare il loro ruolo nella formazione sociale e nelle politiche pubbliche.
Il contributo collettivo di entrambi i settori - pubblico e privato - non sarebbe comunque sufficiente a rispondere alle richieste, sempre in aumento, dei giovani; pertanto il contributo da parte delle SCO è urgente e necessario per ottenere un qualche risultato.
Il coordinamento fra i due settori in termini di definizione di responsabilità e ruoli è fondamentale affinché gli sforzi compiuti in questa direzione portino a ciò che ci aspettiamo. Riconoscere e definire i ruoli di tutti gli attori aiuta a stabilire la corretta procedura da seguire e consente di lavorare con efficacia per l'arricchimento della gioventù palestinese.
Mohammed
Jadallah
Panorama