Perché un Convegno sull'Educazione e sulla Cooperazione con la Palestina

Torna indietro


di Ada Lonni
Università degli Studi di Torino

home

 


 

GLI OBIETTIVI

L'intento dell'iniziativa è stato quello di consolidare la riflessione sulle forme possibili di solidarietà con quei paesi che stanno cercando, faticosamente e tra mille difficoltà, di darsi un'organizzazione autonoma e democratica, e che spesso hanno alle spalle decenni di tensioni e di guerra. Nel caso specifico della Palestina il dibattito si profilava ricco e produttivo.

In Palestina la pace sembra a portata di mano, ma questo non è un dato acquisito: l'indipendenza è ancora un sogno e l'esercizio dei diritti e della democrazia non fa parte della quotidianità, né nelle zone ancora occupate, né in quelle da cui le truppe occupanti si sono ritirate. E, come se non bastasse, la povertà si sta estendendo. Nonostante ciò, la società civile palestinese ha maturato una grande sensibilità ed esperienza di democrazia, che ha avuto durante l'Intifada la sua espressione più alta, e che ormai è patrimonio comune e condiviso da gran parte della popolazione.

Il percorso di crescita politica e di costruzione identitaria è stato ovviamente lungo e complesso, e in esso un apporto importante è venuto dalla solidarietà internazionale. La Palestina ha infatti sempre beneficiato del sostegno dei paesi Arabi, ma anche dell'Occidente, un sostegno che non è stato solo economico e che, in ogni fase storica e politica, ha assunto specifiche caratteristiche direttamente correlate alle esigenze del momento contingente.

E oggi -ed è stato questo l'interrogativo di partenza- di quale tipo di collaborazione ha bisogno un paese come la Palestina? Sono sufficienti i supporti economici, oppure, come sembra, sono i modelli di riferimento e la formazione i terreni su cui il nostro apporto può essere fondamentale? E se è questa la strada destinata sul lungo periodo a dare i maggiori frutti, come praticarla? che tipo di relazioni impostare? E come queste esigenze si conciliano con l'orientamento da noi ormai generalmente assunto come valido, della cooperazione decentrata? E' esportabile questo indirizzo? In che direzione stanno andando gli ormai numerosi gemellaggi tra città italiane e palestinesi? Il decentramento decisionale, gestionale e organizzativo può trovare un suo corrispondente anche in Palestina e aiutare a costruire anche là una società democratica, che proprio attraverso le autonomie locali possa trovare modi forti e incisivi di espressione e di realizzazione?

Fra le tante possibili angolazioni che questo problema assume e fra i tanti possibili terreni di riflessione, di confronto e di analisi, si è deciso di porre l'accento sui temi dell'educazione, della formazione e delle politiche giovanili. E questo per ovvi motivi intrinseci, ma anche per un dato peculiare a quella realtà.

I palestinesi, per la prima volta dopo secoli, stanno infatti autonomamente elaborando i loro curricula scolastici. Com'è noto, fino al 1994 tali programmi sono stati elaborati in altre sedi e poi imposti senza mediazioni: sono stati infatti gli Ottomani prima, gli inglesi poi, e più recentemente gli egiziani e i giordani, per finire con gli israeliani che, nel lungo periodo che va dal XVI secolo agli accordi di Oslo, hanno deciso i modi e i contenuti del percorso scolastico. Ma ora che finalmente è stata sancita, in questo campo, l'autonomia decisionale della PNA, si tratta di dar corpo alle potenzialità presenti in quella società, sperimentate e a più riprese espresse. E in questi programmi chiaramente si disegnerà la società futura: ma quale? Una società imbrigliata dalla tradizione, dalle gerarchie sociali, dalle disuguaglianze di genere così forti in molta parte del mondo arabo? O una società in grado di riflettere le aspirazioni democratiche, la vivacità e la grande maturità espresse negli ultimi anni dalle organizzazioni educative e culturali di base palestinesi?

Esperienze di cooperazione, scambi culturali tra enti locali, scuole e università hanno già avviato percorsi di confronto e discussione. Ma si è trattato per lo più di rapporti bilaterali, e su settori specifici e delimitati: è sembrato perciò opportuno aprire un tavolo più ampio di confronto, in cui italiani e palestinesi, con competenze, ruoli e collocazioni istituzionali differenziate, potessero confrontare esperienze, bisogni, orientamenti e priorità e, se possibile, elaborare nuove proposte.

NON SOLO CONVEGNO

Il Convegno in realtà è stata una tappa all'interno di un più vasto percorso, che ha visto Torino costruire un fitto puzzle di relazioni e di iniziative.

La cornice di riferimento è stata il gemellaggio con Gaza, all'interno del quale sin dall'inizio è emerso uno spiccato interesse per il tema dell'educazione. Fra le altre iniziative lo stanziamento di un contributo a sostegno di due scuole per l'infanzia di Gaza da parte dell'Ufficio Pace, Solidarietà e cooperazione, l'acquisto di materiali per uso didattico (Centro interculturale); l'organizzazione di due viaggi di conoscenza in Palestina, rispettivamente nel luglio 1997, e nel luglio 1998 (Centro interculturale, Salaam, Pianeta possibile), l'organizzazione di corsi di aggiornamento per insegnanti delle scuole per l'infanzia (Centro interculturale e Salaam ragazzi dell'olivo), delle scuole elementari, e delle scuole medie (Pianeta Possibile, Salaam, Centro interculturale, Ufficio Pace, Centro di iniziativa per l'Europa, ARCI). Sono inoltre in corso numerosi gemellaggi tra scuole torinesi e scuole palestinesi (Pianeta possibile, Salaam, Progetto ambiente, mondialità e sviluppo, Progetto asili).

Attori di questi interventi sono gli enti locali, ovviamente, ma anche Associazioni o pool di associazioni, quali il CICSENE, l'Associazione per la pace, Salaam ragazzi dell'olivo, il Progetto asili, l'ARCI, che, spesso in rete, hanno continuativamente tenuto vivo il dibattito sul tema e le relazioni con l'altra sponda del Mediterraneo.

IL CONVEGNO

Il Convegno si è svolto a Torino, nei giorni 30 settembre e 1 ottobre, all'interno della più vasta manifestazione "Identità e differenza", ed è stata tra l'altro l'occasione per ratificare anche ufficialmente il gemellaggio della Città di Torino con la città di Gaza.

Si è articolato in tre tempi, come da programma.
Il primo momento pubblico (Galleria d'Arte Moderna, 30 settembre 1999), indicato nel programma come Parliamo di Palestina, ha visto confrontarsi con la cittadinanza i promotori del progetto ed esponenti politici palestinesi. Fra i primi le autorità cittadine (tra cui il Sindaco Valentino Castellani) l'Università (Paolo Bertinetti, preside della Facoltà di Lingue e Letterature straniere), il mondo delle Associazioni (Tom Benettollo, presidente nazionale dell'ARCI), la voce europea (Rinaldo Bontempi, presidente onorario del CIE). In nome dei Palestinesi sono intervenuti Awni Sawwa, sindaco di Gaza e Buthaina Shabani, membro del Comitato direttivo dell'Orient House.

La seconda giornata del convegno (1° ottobre 1999) è iniziata con due tavole rotonde che si sono tenute a Villa Gualino e sono state introdotte da Ada Lonni (Università di Torino).

Nel pomeriggio la discussione è proseguita in tre gruppi di lavoro, ciascuno coordinato da almeno un esperto italiano e uno palestinese.