La dimensione locale e l'associazionismo:
elementi chiave della cooperazione

Il convegno tocca una delle questioni più vive del nostro tempo, questione assai spinosa che, anche grazie a iniziative come questa, potrebbe imboccare il cammino della speranza. L'intento non è solo di rafforzare il ponte già esistente tra la Palestina e la città di Torino, ma soprattutto di dare un efficace contributo al processo di cooperazione culturale: base fondamentale per l'avvio di una cooperazione più ampia.

Recentemente il Parlamento Europeo ha votato una importante risoluzione sul processo di pace, sulla produzione degli accordi finalizzati a stemperare le note difficoltà del colloquio arabo - israeliano, in particolare sulla questione della Palestina. Tra i punti individuati come fondamentali c'è proprio la messa in atto di una collaborazione dal basso che consenta anche di impiegare meglio i soldi erogati e conseguire risultati concreti ed efficaci. Finora ciò non è accaduto, sia a causa delle frodi, sia a causa di un meccanismo ancora poco definito: per esplicito riconoscimento della Commissione stessa i fondi messi a disposizione dall'Unione Europea - che è il donatore più forte - non hanno ottenuto i risultati sperati.

Questa situazione deve essere una spinta per trovare nuove strade e la nostra iniziativa si propone questo: gli scambi e i progetti con la Palestina sull'educazione e sulla formazione sono la struttura portante di questo nuovo tipo di cooperazione. In altre parole, oggi s'impone la necessità di cooperare a livello culturale, cioè di "fare cultura" con gli attori locali, le istituzioni e le associazioni.

È recente un documento molto interessante dell'Unione Europea pensato da un gruppo di studiosi che prevedono gli scenari del futuro. Il secondo scenario su cui il documento si sofferma, è chiamato "i cento fiori", ed è lo scenario del mondo del 2010, in cui un ruolo di governo speciale -nei processi complessi in corso nel mondo - sarà giocato dall'ambito locale e associativo. E' vero che non tutte le associazioni sono disponibili a cooperare nello stesso modo, ma questo studio evidenzia che a livello europeo un movimento molto ampio si sta consolidando. L'elemento locale e associativo può intervenire in modo efficace nella risoluzione di alcune fondamentali questioni di fronte alle quali le grandi istituzioni annaspano. Guardando quello che è successo nell'intervento in Bosnia, si vede come le associazioni - almeno quelle che fanno fino in fondo quello che dichiarano - siano state in grado di affrontare le grandi emergenze con slancio e competenza.

Finora il progetto di collaborazione mediterranea non ha funzionato molto bene per varie ragioni. Una delle ragioni prevalenti è stata (per ammissione dello stesso Parlamento europeo) quella di uno spostamento eccessivo, anche politicamente rimarcato, verso le esigenze del Nord Europa. Oggi nei negoziati che sono in corso, anche all'interno dell'Europarlamento, è stata ribadita con forza una priorità politica essenziale: da un lato sostenere la cooperazione Euromediterranea - e all'interno di questa il processo di pace - dall'altro costruire nuove forme di cooperazione. Credo che ci siano delle possibilità e ho notato a Bruxelles elementi di maggiore consapevolezza. D'altra parte come può l'Europa rivendicare un ruolo politico - finora mai giocato - nel processo di pace, se la sua azione è politicamente debole e allo stesso tempo inefficace. Le città e l'ambito locale sono il terreno su cui sviluppare la strategia vincente. Perfino un mastodonte molto lento come è stata l'Unione Europea sta acquisendo questa consapevolezza.

Nelle relazioni che seguiranno troverete spunti molto interessanti soprattutto perché da questo convegno è emerso un incrocio di problemi e anche di disponibilità. I convegni sono un modo per conoscersi e per entrare in relazione, ma sono davvero utili solo quando producono dei risultati concreti.

In queste pagine ci sono interlocutori di grande peso istituzionale; uno per tutti: il sindaco di Gaza, a cui abbiamo promesso non solo di continuare nel rapporto di cooperazione, ma di alimentarlo ulteriormente anche sul piano delle realizzazioni.

Abbiamo preso degli impegni di fronte a dei testimoni che potranno chiedere conto in futuro. Questo mi sembra un buon incentivo per dare l'avvio ai lavori di questa coalizione di istituzioni e associazioni, lavori mirati a fare in modo che, nella nuova fase che si sta aprendo (che io mi auguro si stia aprendo), anche a livello dell'Unione Europea, si possano pensare e realizzare progetti concreti. Per esempio, un gruppo molto importante nella politica euromediterranea, come il gruppo socialista, potrebbe cercare di costruire a Torino la prima griglia di questa coalizione. Questo vuole dire aumentare la massa critica, la massa intellettiva, il numero e la qualità dei partners che abbiano un comune orizzonte, capaci di costruire un percorso dai risultati visibili. Credo che questo sia l'unico modo per costruire qualcosa di solido.

All'interno di una politica necessaria per l'Europa unita, questa coalizione che vogliamo far nascere deve costituire i piedi e le gambe su cui le politiche poggiano. E questo è ancor più vero quando le questioni riguardano la formazione, la cultura, il conoscersi, tutti quegli elementi su cui si basa la convivenza. In questo senso credo che la dimensione locale e associativa sia l'unica in grado di costruire una politica di pace che parta dal basso e si propaghi in modo capillare. Credo che l'esperienza di "Salaam ragazzi dell'olivo", assieme ad altre iniziative, come quella del Guatemala, pure con poco rappresentino quello che oggi viene riconosciuto come un fattore non residuale non minimalista della costruzione di un mondo senza più frontiere, della capacità di affrontare in modo adeguato le molteplici complessità.

Rinaldo Bontempi
Parlamentare europeo

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