Fino a due anni fa nella facoltà di lingue e letteratura straniera non c'era nessuno in grado di insegnare e parlare l'arabo. Per questo abbiamo stipulato un contratto con una persona in grado di farlo e nei mesi successivi si è trovato il modo di riservare un posto per un insegnante di arabo che faccia parte della nostra facoltà. Per quanto mi riguarda, anche se in questi casi si deve sempre lottare contro le parrocchie preesistenti, farò il possibile perché altri docenti di arabo trovino posto all'interno della facoltà.
Credo che questo sia molto importante e lo dimostra anche l'adesione di numerosi studenti che, pur avendo seri problemi economici, hanno risposto a quella poca pubblicità fatta. "Una facoltà per conoscere il mondo", cioè per conoscere i cittadini del mondo: la loro lingua, la loro letteratura, la loro cultura, i loro modi di essere per conoscersi. E questo è uno dei maggiori insegnamenti che ci ha dato la cultura umanistica di cui è impregnata la parte migliore di noi. Imparare a conoscersi significa imparare che la differenza non solo non deve essere motivo di contrasto, o addirittura di odio, ma che può essere occasione di arricchimento reciproco. Certo, anche per chi ha questa convinzione, non è mai facile scendere dal cielo stellato della teoria al terreno della pratica. Però le iniziative messe in piedi da Comune di Torino, Regione Piemonte e associazioni sono dei passi concreti che servono appunto a cercare di raggiungere quell'ideale. In questa direzione Ada Lonni, che fa parte della facoltà ha già fatto moltissimo. Sono sicuro che la nostra facoltà cercherà di essere presente e di dare il suo appoggio alle iniziative concrete, a tutte quelle occasioni, a tutti quei momenti in cui sia possibile conoscersi. Credo che questo sia il massimo che una facoltà come la nostra possa ambire a fare, credo sia il maggiore contributo che possa dare.
Paolo
Bertinetti
Università
degli Studi di Torino