Una rete di energie diverse intorno a un obiettivo comune:
contribuire alla pace in Medio Oriente

Mi sembra questa la migliore occasione per parlare di un tema in questo periodo lasciato piuttosto in ombra - almeno in Italia e credo anche in Europa - quello della pace in Medio Oriente. Parlare di pace in Medio Oriente significa parlare di come energie di cittadinanza possono e devono attivarsi, all'interno di un piano, per dare un contributo a un progetto di convivenza. La dimensione mediterranea, teatro del progetto, è stata vista spesso, in maniera un po' retorica, come un ponte, mentre in realtà è un luogo di rottura, di frattura, dove la storia si è misurata con termini ben diversi da quelli della fraternità e della collaborazione.

A metà degli anni Ottanta abbiamo dato vita all'esperienza di Salaam "Ragazzi dell'Olivo", un'esperienza allora innovativa, che ha molto a che vedere con il tema specifico del convegno. L'iniziativa, promossa dall'ARCI e dall'AGESCI (organizzazione scoutistica cattolica molto importante, con cui abbiamo un rapporto di collaborazione molto stretto), si proponeva di fornire sostegno alla scuola e alla formazione dei ragazzi palestinesi, proprio ai tempi dell'Intifada, quando le scuole erano chiuse. Da lì sono partite altre iniziative simili e collegate tra loro e, grazie a questo impegno, coloro che avevano partecipato al progetto hanno preso parte a una grande catena umana intorno alle mura di Gerusalemme. Accadeva alla fine del 1989, anno cruciale per la storia di questo nostro mondo, e non si era mai vista attorno alle mura della città-simbolo di Gerusalemme una cosa simile: trenta o quarantamila persone tra israeliani, palestinesi ed europei che formavano una catena per la pace. Penso che iniziative come queste, realizzate nel corso di quegli anni dai movimenti civici in stretto rapporto con gli enti locali, siano fondamentali. Noi abbiamo sempre lavorato in stretto rapporto con gli enti locali - comuni, province, regioni - e ora che una nuova legge sulla cooperazione internazionale può offrire nuove opportunità, bisogna che tutte le associazioni, le persone e le forze interessate diano un forte sostegno per l'approvazione di questa nuova legge, attualmente in discussione in parlamento. Da questa legge, infatti, può scaturire uno slancio enorme verso la collaborazione decentrata, il che significa aprire degli spazi inediti per l'intervento degli enti locali, specialmente i comuni, che spesso e volentieri durante tutti gli anni Novanta (ne abbiamo avuto un esempio nella tragica situazione balcanica) hanno dovuto agire forzando le norme e con molte difficoltà, poiché la loro possibilità di rendere un servizio di solidarietà o cooperazione era vincolata alle interpretazioni burocratiche delle norme stesse. E' importante che si riconosca un rapporto tra i movimenti della società civile e gli enti locali, un rapporto che deve essere rilanciato, perché c'è stato un indebolimento delle iniziative di solidarietà verso il popolo Palestinese e più in generale verso il processo di pace in Medio Oriente. E' inoltre importante aiutare e sostenere la formazione delle nuove generazioni palestinesi tenendo presente un aspetto che spesso non è valutato in tutta la sua forza dirompente, cioè che la cultura palestinese è una grande cultura. Se si permette che avvenga una cesura fra questa grande cultura e le nuove generazioni impoverite e colpite dal disagio sociale, si crea una situazione che porterebbe a una gravissima frattura di carattere politico e generazionale, annullando la possibilità vera di fare della Palestina uno stato democratico avanzato. Tale possibilità esiste e saremmo sconsiderati se non cogliessimo l'esistenza di questo spazio reale: lì c'è un punto avanzato per costruire una democrazia vera. Il dibattito che si è costruito nel mondo palestinese è un dibattito democratico reale che può costituire la base della democrazia. Ma questo riguarda figure, fasce generazionali, persino ceti sociali che hanno fatto una determinata storia. Le nuove generazioni, che in questi ultimi anni Novanta nei territori palestinesi hanno vissuto situazioni pesanti in mezzo a mille problemi, con disagio e difficoltà di vedere concretizzato il sogno di emancipazione e di liberazione, corrono il rischio di sentire la frustrazione e di perdere quel senso di comunità che è molto forte in Palestina. Penso che noi dovremmo affrontare questa questione sostenendo le politiche, secondo me molto illuminate, delineate dall'autorità palestinese, e anche trovando il modo per appoggiare sul terreno politico quegli indirizzi capaci di rimuovere le possibili tendenze negative. Ritengo che ci siano degli strumenti di coordinamento delle forze locali (ad esempio il movimento per la pace, la tavola per la pace di Assisi): da lì bisogna partire per il rilancio delle politiche rivolte alla popolazione palestinese. Sappiamo che il rapporto tra comunità diverse, che trova una visibilità e una concretezza attraverso fenomeni come l'immigrazione, sposta in avanti un ragionamento sul tessuto collettivo: tutti i rivolgimenti di questi anni ci hanno mostrato che rispetto a un vecchio centralismo, anche di blocchi e di grandi sistemi di alleanze, è ormai emerso un policentrismo e non c'è più la "periferia". Chi avrebbe detto pochi anni fa che ci sarebbe stata una guerra di dimensioni planetarie attorno a un piccolo paese disperso nei Balcani come il Kosovo? Ma pensiamo anche a Israele e Palestina, un territorio molto piccolo ma di dirompente valore politico, culturale, religioso.

In conclusione, credo che una proposta di rete debba avvenire con una forte capacità di iniziativa e da parte di molti soggetti. E' necessario costruire una coalizione di energie che abbia un disegno comune: gli enti locali, le istituzioni, le associazioni e via dicendo dovrebbero, molto semplicemente, mettersi attorno a un tavolo e costruire questo disegno comune a partire dalle comunità. Noi abbiamo quasi sempre ascoltato prima le esigenze, detto quello che potevamo fare e poi costruito, tutti insieme, una progettualità sul territorio. Spesso non è questo il metodo usato dai governi che hanno una loro politica estera da affermare, delle questioni da porre in maniera anche unilaterale. Penso che il governo italiano sia stato piuttosto attento a questo, però in generale il problema esiste. Questo appuntamento serve a rilanciare l'iniziativa, è importante che ci organizziamo meglio tra soggetti diversi per portarla avanti e che costruiamo con i nostri amici palestinesi una progettualità comune. Le energie e il patrimonio umano eccezionale presenti in Palestina permettono di guardare al futuro, nonostante gli enormi ostacoli, con una certa fiducia e in questo senso penso di poter impiegare le forze della mia associazione a favore di questa causa.

Tom Benettollo
Presidente dell'Arci Nazionale

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