Quando facevo parte della giunta comunale, all'epoca della prima tornata amministrativa del sindaco Castellani, in un clima politicamente un po' più entusiasta di quello attuale, il consiglio comunale aveva accettato la proposta emersa da diverse parti, di impegnare la città di Torino in una presenza internazionale attraverso lo strumento dei gemellaggi. All'epoca nacquero tre gemellaggi (e da allora proseguono) con tre aree scelte fra significative situazioni di post-guerra. Uno era il Guatemala, anche per il già forte legame instaurato dalla presenza in quel paese di una grande organizzazione europea per la pace, e lì è nato il gemellaggio con la città di Quetzaltenango, seconda città del paese dopo Città del Guatemala. Il secondo gemellaggio, non ancora formalizzato ma già molto attivo in termini concreti, è con la città di Brezda in Bosnia, vicino a Sarajevo (erano stati da poco firmati gli accordi di Dayton), scelta perché il sindacato torinese durante tutta la guerra aveva sostenuto questa città dove c'è una grande miniera.
Il terzo gemellaggio, dal forte valore politico per ciò che stava avvenendo con gli accordi di pace, era con la Palestina: il consiglio comunale aveva deliberato due gemellaggi: uno con una città palestinese e l'altro con una città israeliana. Il progetto sta andando avanti: recentemente è stato formalizzato il gemellaggio con Gaza, più faticosamente si sta procedendo per quello con Haifa. Quando sono stato ad Haifa ho avuto la conferma dell'interesse di questa città, che tra l'altro ha confermato, con le elezioni di novembre, la guida laburista e vede, caso eccezionale, una partecipazione della componente araba al consiglio comunale. E' significativo l'interesse della città di Haifa a questo gemellaggio trilaterale (in Italia è un fatto eccezionale) tra una città palestinese, una israeliana e una italiana.
Contemporaneamente a questi fatti cresceva il dibattito, peraltro faticosissimo, sulla riforma della legge sulla cooperazione in cui si inserisce la cosiddetta cooperazione decentrata, cui accennava Festa. Quindi questi gemellaggi si configurano come gemellaggi di solidarietà mentre, di solito, tradizionalmente i gemellaggi sono sempre un po' folcloristici o puramente economici. Ma qual è il contributo che può offrire una città? Non può certamente competere con i finanziamenti europei o nazionali, non siamo a quei livelli di risorse economiche: una città come Torino non può certo intervenire nella costruzione del porto, o dell'aeroporto, o delle infrastrutture viarie o della rete idrica, perché sono spese di un ordine di grandezza non raggiungibile, e poi la legge consente ai comuni di spendere in questo settore non più dello 0,25% del proprio bilancio. Allora il contributo che una città può offrire è la sua storia, il complesso dei suoi "saperi" tecnici, amministrativi, culturali, storici. Nel caso di Torino la sua storia è il lavoro, il sindacato, la formazione. Così sono nati i primi progetti di formazione realizzati in collaborazione con l'organizzazione internazionale del lavoro presente a Torino e abbiamo incominciato con loro a finanziare dei progetti in queste aree. Tra l'altro proprio per questo è stato costituito nel 1993 un ufficio "pace solidarietà e cooperazione internazionale", che pur con un po' di difficoltà (tagli al bilancio, carenza di personale, disattenzione da parte delle forze politiche che non sono cresciute molto sui temi internazionali) in questi anni ha fatto un grosso lavoro.
Quattro progetti sono stati intrapresi con l'organizzazione internazionale del lavoro: sulla formazione di quadri per un maggiore inserimento dei portatori di handicap nella società, sulla formazione di quadri dirigenziali nella municipalità di Gaza, un corso sull'imprenditoria femminile e il già citato corso sui diritti delle donne lavoratrici. Ne cito uno in particolare per riflettere sulle "caratteristiche" di una città: abbiamo cominciato a finanziare un incremento di partecipanti a un corso sul reinserimento di handicappati nella società; è un tema molto sentito, funzionale al gemellaggio con Gaza, perché l'Intifada ha generato tantissimi invalidi. In una società che si sta costruendo partendo da zero con mille difficoltà, forse il tema degli invalidi può essere considerato residuale; invece è un tema rilevante e significativo e porta onore ai palestinesi l'attenzione dimostrata verso questo problema. Non hanno solo partecipato al corso ma hanno potuto toccare con mano le esperienze torinesi, hanno visto le strutture e i servizi per i disabili della città di Torino, hanno incontrato gli operatori, conosciuto la legislazione, le delibere, le occasioni che la città mette a disposizione per l'inserimento dei disabili. Questo è un esempio di come un sapere può essere messo a disposizione di una società che sta percorrendo un difficile cammino di crescita. Per quanto riguarda gli altri temi, funzionali al discorso con Gaza, Torino è una grande città che ha vari settori (amministrativi, urbanistici, culturali, sociali, dei lavori pubblici, aziende municipalizzate per i servizi) che costituiscono un patrimonio di conoscenze messe a disposizione nel rapporto di gemellaggio. Un altro esempio piccolo ma nella direzione prima citata, è quello del sostegno con un microcredito all'avvio di attività imprenditoriali per donne lavoratrici che sono state licenziate. Tutto questo deve però trovare una sua collocazione nel quadro più generale della cooperazione italiana, e su queste cose rimando all'intervento di Lotti.
Un'ultima considerazione è che non si tratta solo di un rapporto amministrativo tra la città di Torino e la città di Gaza come comuni, ma della comunità torinese nelle sue articolazioni di società civile, e la comunità di Gaza; per questo abbiamo costituito per questi tre gemellaggi, in particolare per Gaza, un tavolo a cui partecipano stabilmente strutture della società torinese quali l'Università, il Politecnico, la Camera di Commercio, il Sindacato, la Fondazione Agnelli, l'ONG. Il tavolo è stato riunito l'altro giorno con il sindaco di Gaza e sono state presentate proposte di collaborazione da parte dell'Azienda acque municipali, dell'Azienda trasporti, dell'Università, della Camera di Commercio. Concludo con una riflessione: non abbiamo la pretesa di essere "mosche cocchiere", di avere una efficacia politica ed economica sproporzionata ai nostri mezzi, perché i nostri mezzi non ci consentono di competere con le organizzazioni internazionali, però pensiamo che il gemellaggio di solidarietà possa essere arricchente per entrambi i soggetti che collaborano; ma non si è ancora risolto (e speriamo che la nuova legge dia degli elementi positivi) il rapporto tra la politica nazionale e il ruolo degli enti locali. Noi vogliamo partecipare a questo dibattito e portare anche l'esempio delle esperienze positive che stiamo realizzando.
Carlo
Baffert
Tavolo del Gemellaggio Torino - Gaza