IL TERZO SETTORE


Sempre maggiore è il riconoscimento delle potenzialità economiche e sociali del Terzo Settore, ovvero di quegli organismi che non si riconducono all'impresa orientata al lucro, né agli enti pubblici. Fino ad ora ha avuto un ruolo secondario e residuale, mentre si sta via via affermando una nuova linea di pensiero che ne evidenzia i vantaggi rispetto al settore privato e pubblico. Il termine Terzo Settore è stato introdotto, così come terzo sistema, privato sociale, settore nonprofit, per comprendere l'insieme delle iniziative che si connotano per il fatto di operare secondo logiche e pratiche diverse da quelle dello Stato o delle imprese tradizionali:

Si definiscono organizzazioni nonprofit quegli organismi che:


Sono escluse dal settore le cooperative, con l'eccezione di quelle sociali.
Fanno parte del nonprofit organismi diversi: fondazioni che erogano denaro e fanno ricerca, cooperative sociali e di inserimento lavorativo, radio-televisioni comunitarie, associazioni culturali e del tempo libero, organizzazioni di servizi sociali, sanitari ed educativi, ospedali gestiti da enti religiosi o fondazioni, gruppi di ambientalisti o di tutela delle minoranze etniche, centri di formazione professionale, musei senza scopo di lucro, università private, etc.
Il Terzo Settore non risponde però solo ad imperativi di ordine economico-politico, è al tempo stesso un'innovazione culturale, rappresenta il tentativo della società civile di riappropriarsi della funzione di produrre beni e servizi di interesse sociale, da sempre di competenza dello Stato. Rappresenta oggi essenzialmente la capacità di risposta a bisogni diffusi che i servizi pubblici non sono in grado di soddisfare.

E' dunque il sociale l'ambito di intervento del Terzo settore, per questo si parla anche di 'economia sociale', 'economia associativa', definizioni che sono strettamente legate al contesto in cui si sono sviluppate. Per Terzo settore, nell'ambito delle organizzazioni nonprofit, si intende l'associazionismo, il volontariato, la cooperazione sociale e le organizzazioni non governative (ONGs) caratterizzate da attività nel campo sociale.

Ma l'attenzione per il Terzo Settore è senza dubbio dovuta al ruolo che può avere nel risolvere il problema della disoccupazione. Fino ad ora il modello classico delle azioni di inserimento lavorativo delle persone svantaggiate, attraverso lo strumento dell'imposizione normativa o al trattamento sociale della disoccupazione, si sono concretizzate in interventi di formazione, secondo una politica passiva dell'occupazione. Un richiamo all'importanza del Terzo Settore è nel Libro Bianco di Delors 'Crescita competitività ed occupazione' che identifica le vie da percorrere per conciliare occupazione e competitività, secondo un'analisi e strategia di competitività globale, di politica attiva dell'occupazione. Le economie europee nascondono nuovi giacimenti occupazionali derivati da esigenze ancora da soddisfare nel settore dei servizi. Nonostante la recessione, si è verificata in anni recenti una crescita dell'occupazione nel settore dei servizi che vanno incontro a nuovi bisogni in particolare nel campo ricreativo, educativo, sanitario e della tuela dell'ambiente. Con il libro di Delors della Commissione Europea si è in qualche modo ufficializzato questo nuovo ruolo delle organizzazioni nonprofit, prevedendo che esse creino da qui al 2000 tre milioni di posti di lavoro.

Oggi esiste una strategia per la creazione di posti di lavoro compatibile con la competitività e con il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro. In questo senso la Commissione Europea ha dato una grande importanza alle iniziative di sviluppo occupazionale a livello locale, soprattutto nelle aree quali assistenza domestica, cura dei bambini, le nuove tecnologie dell'informazione, l'assistenza ai giovani, il miglioramento delle condizioni abitative, la sicurezza dei servizi di trasporto pubblico locale, la rivitalizzazione delle aree urbane, il turismo, i servizi audiovisivi, lo sviluppo culturale locale, altri settori ambientali come la gestione dei rifiuti. Le aree dei servizi sociali e comunali e la protezione dell'ambiente sono quelle che nel contempo possono creare occupazione e soddisfare nuovi bisogni. Gran parte delle iniziative a livello locale di sviluppo occupazionale fanno capo ad organizzazioni nonprofit, o per lo meno hanno un peso maggiore rispetto agli enti pubblici e alle imprese for-profit.

Le organizzazioni del Terzo Settore consentirebbero di creare mercati del lavoro intermedi, fornendo lavori aggiuntivi e offrendo l'opportunità reale di compiere la transizione dalla disoccupazione al lavoro. L'economia sociale è consapevole che il welfare state non ha più le risorse per costituire il legame tra individui e società.

Le forme che più di ogni altre hanno fatto riflettere sulle potenzialità occupazionali del Terzo Settore sono la cooperazione sociale e il volontariato organizzato che nascono, oltre che dalla crisi del sistema di sicurezza sociale anche dall' aumento dei bisogni insoddisfatti, dall' evoluzione della domanda, dai nuovi modi di fornire servizi d' interesse collettivo.


Attualmente il contributo occupazionale del Terzo Settore in Italia rappresenta ca. 1,8 del totale dell'occupazione nazionale. Il settore si avvale di un gran numero di volontari, forza lavoro più elevata rispetto a coloro che percepiscono una retribuzione.E' ancora difficile avere dati coerenti e sistematici sul peso reale del Terzo Settore nel complesso delle attività economiche dei servizi; si possono però fare delle valutazioni generali. Importanti differenze riguardano i campi di attività, dove alcune mostrano più peso di altre: servizi sociali, educazione e sanità.
Nell'Unione Europea vengono impiegate nel Terzo Settore ca. 2,9 milioni di persone con un giro d'affari di 1550 miliardi di ECU. Il 61% dei posti di lavoro riguarda le cooperative, il 31% le associazioni e l'8% le mutue.

In generale, si può affermare che nel processo di terziarizzazione si è assistito al progressivo passaggio dal terziario commerciale a quello non commerciale, pubblico e nonprofit. La tendenza successiva è quella della progressiva sostituzione del terziario pubblico con quello nonprofit. Si dovrà far fronte alla crescita del Terzo Settore con strumenti nuovi di politica economica, sociale, legislativa e sindacale.

Alla crescita quantitativa delle organizzazioni nonprofit sono corrisposti in questi anni provvedimenti legislativi (la legge quadro sul volontariato, la legge che disciplina le cooperative sociali e la legge sulle autonomie locali) che hanno contribuito a far uscire dalla marginalità il Terzo Settore. Le organizzazioni sociali sono state riconosciute come interlocutori degli enti locali nella creazione dei servizi e nella sperimentazione di attività sociali: il Terzo Settore ha messo a punto dei nuovi prodotti di intervento sociale, delle nuove ipotesi di lavoro che sono diventate o diverranno modalità di intervento diffuse.

Le organizzazioni del terzo settore assumono quindi un ruolo decisivo, grazie alla libertà di iniziativa, al legame con il territorio, alla possibilità di utilizzare risorse umane e materiali a titolo gratuito. Si giustificano in virtù di una diversa capacità di rispondere in modo soddisfacente alla domanda di servizi sociali.

Fino ad ora è prevalsa una concezione dello Stato sociale a quasi esclusiva presenza pubblica.
L'impossibilità di seguire l' evoluzione della domanda ha portato in Europa ad una crisi dei sistemi di welfare. La rilevanza del Terzo Settore risulta inversamente proporzionale al grado del loro sviluppo.
Oggi si sta assistendo ad una progressiva privatizzazione dei sistemi di welfare che risponde all' esigenza di contenere i costi e di rendere flessibile, decentrata e qualificata la produzione dei servizi.

Anche all'interno del mondo sindacale si va sempre più diffondendo l'idea che occorra fornire prestazioni aggiuntive dirette alla soddisfazione di bisogni più individualizzati, per es. l'assicurazione integrativa in caso di malattia, la consulenza legale per inquilini, le agevolazioni per acquisti o eventi culturali. Rappresenta un allargamento del campo di attività del sindacato, soprattutto per quanto riguarda la prestazione di servizi assicurativi integrativi.
L'obiettivo dei sindacati della piena occupazione può passare anche attraverso la promozione di un 'settore domestico' (pagamenti in caso di incidente, agevolazioni per mutui e prestiti, assicurazioni per casa e autoveicoli, sconti).