BOZZA DI LAVORO
unità europea rappresenta oggi un impegno morale e civile prioritario per i popoli del continente, la prospettiva della loro piena e definitiva integrazione politica, sociale ed economica deve essere perseguita con coraggio, determinazione e sollecitudine.
Per realizzare un simile obiettivo è necessario che, accanto allo sforzo dei Governi, siano i cittadini in prima persona e le organizzazioni, attraverso le quali essi esprimono la loro capacità di partecipare alla vita sociale ed economica, ad essere protagonisti della costruzione dell'Europa.
Il FORUM PERMANENTE DEL TERZO SETTORE, che riunisce a livello nazionale le più rappresentative tra queste organizzazioni - associazioni di solidarietà e di volontariato, cooperative sociali, organizzazioni non governative -, si sente, pertanto, coprotagonista del cammino verso l'Unità europea.
Il FORUM ritiene, quindi, opportuno con questo documento proporre ai Governi riuniti per la Conferenza InterGovernativa, in particolare alla Presidenza italiana, al Parlamento europeo e alla Commissione europea il proprio punto di vista circa alcune questioni cruciali per la realizzazione dell'Unione europea, chiedendo che esso venga tenuto in considerazione nel corso del lungo processo di revisione del Trattato di Maastricht.

La CIG si colloca alla conclusione di un percorso in cui i Paesi dell'ONU, nel corso del 1995, con il Summit Sociale di Copenaghen e la Conferenza mondiale sulla donna di Pechino, si sono impegnati per attuare misure concrete per combattere la povertà e l'esclusione sociale; per affrontare il problema della disoccupazione; per garantire il rispetto dei diritti umani e di cittadinanza contro ogni forma di discriminazione a causa del sesso, della razza, della menomazione; per il perseguimento e la ricerca della sviluppo sociale sostenibile.
La società europea sta vivendo un processo di profondo mutamento in cui le forme tradizionali di protezione sociale per i cittadini, garantite sia pure in forme diverse da tutti gli Stati europei, vengono progressivamente ridimensionate, così come il modello stesso di Stato che le garantiva.
Lo scenario socioeconomico europeo presenta dati allarmanti. 18 milioni di disoccupati al dicembre '95; un aumento preoccupante di fenomeni di razzismo e intolleranza; l'aumento della popolazione in stato di povertà e di esclusione sociale; la ulteriore precarizzazione del lavoro femminile e la femminilizzazione della povertà; la difficoltà di tutti gli Stati europei e dell'Unione nel suo insieme, a individuare strategie di medio e lungo periodo per la gestione dei fenomeni migratori e l'accoglienza degli immigrati; il riaprirsi dei divari di reddito.
Molti dei problemi nazionali, tra i quali la lotta alla disoccupazione, la difesa dell'ambiente, la promozione di politiche internazionali efficaci, il rilancio e la riqualificazioni della cooperazione allo sviluppo, la attuazione di politiche di pari opportunità tra uomini e donne, il governo del fenomeno migratorio, hanno una dimensione internazionale e richiedono strategie e interventi concertati a livello Europeo, per potersi poi tradurre in azione efficace sul piano nazionale e locale. L'integrazione europea rappresenta, quindi, non soltanto una scelta ideale e civile, ma una necessità ineludibile in funzione dello sviluppo sociale di ogni singolo Stato.
I mutamenti dello scenario internazionale, dall'89 in poi, inclusa la apertura dell'Unione europea alle nuove democrazie dell'Europa centro-orientale, costituiscono una grande occasione per il consolidamento dei valori fondamentali e comuni sui quali si fonda l'Unione - democrazia e rispetto dei diritti umani - così come per la individuazione delle forme concrete per la trasformazione dei principi in prassi dei Governi e dei popoli europei.

È noto come le esigenze di taglio della spesa pubblica si traducano spesso in una diminuzione di investimenti nel campo sociale ed in tagli alla protezione sociale dei cittadini. La spinta verso il raggiungimento di uguali parametri economici, sta producendo inevitabili contraccolpi sul versante sociale, concretizzando il rischio che l'omogeneità dei bilanci pubblici trovi corrispondenza nell'accentuarsi delle divergenze sociali. Un simile risultato non solo risulterebbe in conflitto con i valori di democrazia e rispetto dei diritti umani su cui si fonda l'Unione Europea, ma contiene anche il rischio di rendere impossibile proprio l'obiettivo perseguito della integrazione. Non è infatti un caso che quanti oggi si oppongono alla costruzione dell'Unione Europea, facciano leva soprattutto sulla insostenibilità dei costi sociali che essa starebbe determinando.
Non è infatti accettabile politicamente una Unione tra Stati che, per realizzare la piena convergenza dei parametri economico-finanziari accettino di aumentare la loro divergenza circa il tasso di disoccupazione, il grado di copertura dei sistemi pensionistici, il livello di protezione sociale dei cittadini, quasi considerando tutto ciò un prezzo accettabile per l'integrazione.
La cultura civile dell'Europa rifiuta siffatta impostazione. Ed in linea con questa tradizione civile il FORUM chiede che la globalità dello sviluppo sociale venga posto al centro del processo di unificazione europea, e che i parametri che lo definiscono rappresentino un obiettivo e una condizione per l'integrazione degli Stati, al pari dei parametri finanziari.
Da qui l'esigenza di individuare parametri sociali sui quali vincolare gli Stati europei a politiche di convergenza realizzabili anche allentando i vincoli sui parametri economico-finanziari.
È peraltro evidente come l'obiettivo della convergenza dei livelli di sviluppo umano e protezione sociale risulti complicato da due fattori. Il primo è dato dalle storiche differenze tra i sistemi di welfare nei diversi Stati europei. Il secondo è il frutto della crisi del modello di Stato Sociale che, con diverse varianti, ha caratterizzato l'intera Europa ed ora appare inesorabilmente destinato ad essere modificato. I costi troppo elevati per lo Stato, la burocratizzazione, la deresponsabilizzazione dei cittadini ed altri elementi rendono irreversibile la crisi della politica tradizionale.
Di fronte a questo scenario il FORUM denuncia il rischio che, confondendo lo strumento con l'obiettivo politico, si faccia discendere dalla crisi del modello passato di stato sociale la convinzione che sia impossibile garantire ai cittadini un sistema universalistico di protezione sociale. La nostra convinzione è che la società europea si trovi di fronte alla necessità di individuare, attraverso la valorizzazione di nuovi soggetti, un nuovo modello di welfare in grado di continuare a garantire ai cittadini omogeneità di possibilità.
In questa prospettiva, il FORUM sostiene che il Terzo Settore sia in grado assumere il ruolo di protagonista nella realizzazione delle politiche di sviluppo umano e di protezione sociale rivolte alla generalità dei cittadini. Ciò comporta una ridefinizione tanto delle Stato quanto del Mercato come soggetti deputati alla produzione.
Il Terzo Settore, anche per la capacità dimostrata di essere motore di politiche per l'occupazione, rappresenta quindi una chance fondamentale per una Europa che intenda costruire la propria unità sulla base di una continua e generalizzata crescita sociale, attraverso la creazione di nuova occupazione, la promozione dello sviluppo umano dei cittadini, la garanzia di una equa, diffusa ed efficiente protezione sociale.
Tale ruolo, nuovo ed essenziale, che il Terzo Settore può assumere nella direzione della individuazione di soluzioni innovative per i problemi sociali europei va riconosciuto da parte dei Governi e delle istituzioni comunitarie; e deve dare luogo a una politica comunitaria e nazionale di sostegno e valorizzazione del Terzo Settore come parte fondamentale di una più ampia politica sociale europea.

1. Costruire l'Europa sociale
4. Sviluppare il Terzo Settore
5. Riformare in chiave federale le istituzioni dell'Unione Europea