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Belfast, luglio 1792. Il Great Belfast Harp Festival è in pieno svolgimento. Musicisti da tutta l'Irlanda sono riuniti per ascoltare gli ultimi grandi arpisti. Chi, come l'ultracentenario Denis Hempson, suona le vecchie arie bardiche nell'ormai desueto stile esecutivo; chi, come Arthur O'Neill, propone un repertorio incentrato sulle composizioni di Turlough O'Carolan; chi ancora improvvisa sull'arpa continuando la tradizione che da lungo tempo ha reso famosi gli arpisti irlandesi sul Continente.

Le melodie presentate sono spesso familiari al pubblico ed appartengono profondamente alla tradizione gaelica. Molte di esse risuonano da secoli nelle terre d'Irlanda: su arpe e cembali in umili case e nobili palazzi, su pipes, violini e whistles, intonate da bande e consort di ogni tipo nelle più diverse occasioni. Alcune figurano già nelle prime raccolte a stampa, altre hanno incantato con la loro struggente semplicità i più grandi musicisti dell'epoca. Altre ancora si apprestano a divenire per la prima volta oggetto di trascrizione e studio, varcando così la soglia della tramandazione orale. A sera, dopo le esibizioni, musicisti di ogni parte d'Irlanda, di ogni estrazione sociale, di ogni età, con gli strumenti più disparati si ritrovano per commentare, per bere birra, per suonare insieme: molti sono gli arpisti, ma anche violinisti, flautisti o semplici cantori. Ancora una volta canti e arie si librano, si accendono le danze al ritmo del bodhràn. Nascono variazioni e abbellimenti, frammenti di melodie e testi si ricompongono, stili antichi e nuovi si confrontano, talvolta si fondono. E' un festival nel Festival.

Come quei musicisti di due secoli fa, proveniendo da percorsi personali assai diversi, i Tùatha De Danann si accostano a questo repertorio con un atteggiamento di ricerca storica ed attenzione filologica corroborato dalla passione per la musica popolare e da centinaia di esperienze che, partendo dal gusto del far musica fra amici, sanno restituire al pubblico il sapore di una bellezza tanto semplice quanto toccante.