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Decreto Legislativo - 19 giugno 1999, n. 229 "Norme per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale, a norma dell'articolo 1 della legge 30 novembre 1998, n. 419".
pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 16-07-1999, n. 165, Supplemento Ordinario
Testo tratto dal sito del
Comune di Jesi, gazzette ufficiali
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del
Ministro della sanita', di concerto con i Ministri del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica, delle finanze, del lavoro e della previdenza sociale,
dell'industria, del commercio e dell'artigianato, dell'ambiente, della ricerca scientifica
e tecnologica, per la solidarieta' dell'universita' sociale, per gli affari regionali e
per la funzione pubblica;
Emana
Articolo 1
1. L'articolo 1 del decreto legislativo 30 dicembre -
1992, n. 502, e successive modificazioni, e' sostituito dal seguente:
Articolo 1
1. La tutela della salute come diritto fondamentale dell'individuo
ed interesse della collettivita' e' garantita, nel rispetto della dignita' e della
liberta' della persona umana, attraverso il Servizio sanitario nazionale, quale complesso
delle funzioni e delle attivita' assistenziali dei Servizi sanitari regionali e delle
altre funzioni e attivita' svolte dagli enti ed istituzioni di rilievo nazionale,
nell'ambito dei conferimenti previsti dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112,
nonche' delle funzioni conservate allo Stato dal medesimo decreto.
2. Il Servizio sanitario nazionale assicura, attraverso risorse
pubbliche e in coerenza con i principi e gli obiettivi indicati dagli articoli 1 e 2 della
legge 23 dicembre 1978, n. 833, i livelli essenziali e uniformi di assistenza definiti dal
Piano sanitario nazionale nel rispetto dei principi della dignita' della persona umana,
del bisogno di salute, dell'equita' nell'accesso all'assistenza, della qualita' delle cure
e della loro appropriatezza riguardo alle specifiche esigenze, nonche' dell'economicita'
nell'impiego delle risorse.
3. L'individuazione dei livelli essenziali e uniformi di assistenza
assicurati dal Servizio sanitario nazionale, per il periodo di validita' del Piano
sanitario nazionale, e' effettuata contestualmente all'individuazione delle risorse
finanziarie destinate al Servizio sanitario nazionale, nel rispetto delle compatibilita'
finanziarie definite per l'intero sistema di finanza pubblica nel Documento di
programmazione economico finanziaria. Le prestazioni sanitarie comprese nei livelli
essenziali di assistenza sono garantite dal Servizio sanitario nazionale a titolo gratuito
o con partecipazione alla spesa, nelle forme e secondo le modalita' previste dalla
legislazione vigente.
4. Le regioni, singolarmente o attraverso strumenti di
autocoordinamento, elaborano proposte per la predisposizione del Piano sanitario
nazionale, con riferimento alle esigenze del livello territoriale considerato e alle
funzioni interregionali da assicurare prioritariamente, anche sulla base delle indicazioni
del Piano vigente e dei livelli essenziali di assistenza individuati in esso o negli atti
che ne costituiscono attuazione. Le regioni trasmettono al Ministro della sanita', entro
il 31 marzo di ogni anno, la relazione annuale sullo stato di attuazione del piano
sanitario regionale, sui risultati di gestione e sulla spesa prevista per l'anno
successivo.
5. Il Governo, su proposta del Ministro della sanita', sentite le
commissioni parlamentari competenti per la materia, le quali si esprimono entro trenta
giorni dalla data di trasmissione dell'atto, nonche' le confederazioni sindacali
maggiormente rappresentative, le quali rendono il parere entro venti giorni, predispone il
piano sanitario nazionale, tenendo conto delle proposte trasmesse dalle regioni entro il
31 luglio dell'ultimo anno di vigenza del piano precedente, nel rispetto di quanto
stabilito dal comma 4. Il Governo, ove si discosti dal parere delle commissioni
parlamentari, e' tenuto a motivare. Il piano e' adottato ai sensi dell'articolo 1 della
legge 12 gennaio 1991, n.13, d'intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8
del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.
6. I livelli essenziali di assistenza comprendono le tipologie di
assistenza, i servizi e le prestazioni relativi alle aree di offerta individuate dal Piano
sanitario nazionale. Tali livelli comprendono, per il 1998-2000:
7. Sono posti a carico del Servizio sanitario le tipologie di
assistenza, i servizi e le prestazioni sanitarie che presentano, per specifiche condizioni
cliniche o di rischio, evidenze scientifiche di un significativo beneficio in termini di
salute, a livello individuale o collettivo, a fronte delle risorse impiegate. Sono esclusi
dai livelli di assistenza erogati a carico del Servizio sanitario nazionale le tipologie
di assistenza, i servizi e le prestazioni sanitarie che:
b) non soddisfano il principio dell'efficacia e dell'appropriatezza, ovvero la cui
efficacia non e' dimostrabile in base alle evidenze scientifiche disponibili o sono
utilizzati per soggetti le cui condizioni cliniche non corrispondono alle indicazioni
raccomandate;
c) in presenza di altre forme di assistenza volte a soddisfare le medesime esigenze, non
soddisfano il principio dell'economicita' nell'impiego delle risorse, ovvero non
garantiscono un uso efficiente delle risorse quanto a modalita' di organizzazione ed
erogazione dell'assistenza.
8. Le prestazioni innovative per le quali non sono disponibili
sufficienti e definitive evidenze scientifiche di efficacia possono essere erogate in
strutture sanitarie accreditate dal Servizio sanitario nazionale esclusivamente
nell'ambito di appositi programmi di sperimentazione autorizzati dal Ministero della
sanita'.
9. Il Piano sanitario nazionale ha durata triennale ed e' adottato
dal Governo entro il 30 novembre dell'ultimo anno di vigenza del Piano precedente. Il
Piano sanitario nazionale puo' essere modificato nel corso del triennio con la procedura
di cui al comma 5.
10. Il Piano sanitario nazionale indica:
b) i livelli essenziali di assistenza sanitaria da assicurare per il triennio di validita'
dei Piano;
c) la quota capitaria di finanziamento per ciascun anno di validita' del Piano e la sua
disaggregazione per livelli di assistenza;
d) gli indirizzi finalizzati a orientare il Servizio sanitario nazionale verso il
miglioramento continuo della qualita' dell'assistenza, anche attraverso la realizzazione
di progetti di interesse sovraregionale;
e) i progetti-obiettivo, da realizzare anche mediante l'integrazione funzionale e
operativa dei servizi sanitari e dei servizi socioassistenziali degli enti locali;
f) le finalita' generali e i settori principali della ricerca biomedica e sanitaria,
prevedendo altresi' il relativo programma di ricerca;
g) le esigenze relative alla formazione di base e gli indirizzi relativi alla formazione
continua del personale, nonche' al fabbisogno e alla valorizzazione delle risorse umane;
h) le linee guida e i relativi percorsi diagnostico-terapeutici allo scopo di favorire,
all'interno di ciascuna struttura sanitaria, lo sviluppo di modalita' sistematiche di
revisione e valutazione della pratica clinica e assistenziale e di assicurare
l'applicazione dei livelli essenziali di assistenza;
i) i criteri e gli indicatori per la verifica dei livelli di assistenza assicurati in
rapporto a quelli previsti.
11. I progetti obiettivo previsti dal Piano sanitario nazionale sono
adottati dal Ministro della sanita' con decreto di natura non regolamentare, di concerto
con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e con gli altri
Ministri competenti per materia, d'intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo
8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.
12. La Relazione sullo stato sanitario del Paese, predisposta
annualmente dal Ministro della sanita':
c) espone i risultati conseguiti rispetto agli obiettivi fissati dal Piano sanitario
nazionale;
d) riferisce sui risultati conseguiti dalle regioni in riferimento all'attuazione dei
piani sanitari regionali;
e) fornisce indicazioni per l'elaborazione delle politiche sanitarie e la programmazione
degli interventi.
13. Il Piano sanitario regionale rappresenta il piano strategico
degli interventi per gli obiettivi di salute e il funzionamento dei servizi per soddisfare
le esigenze specifiche della popolazione regionale anche in riferimento agli obiettivi del
Piano sanitario nazionale. Le regioni, entro centocinquanta giorni dalla data di entrata
in vigore del Piano sanitario nazionale, adottano o adeguano i Piani sanitari regionali,
prevedendo forme di partecipazione delle autonomie locali, ai sensi dell'articolo 2, comma
2-bis, nonche' delle formazioni sociali private non aventi scopo di lucro
impegnate nel campo dell'assistenza sociale e sanitaria, delle organizzazioni sindacali
degli operatori sanitari pubblici e privati e delle strutture private accreditate dal
Servizio sanitario nazionale.
14. Le regioni e le province autonome trasmettono al Ministro della
sanita' i relativi schemi o progetti di piani sanitari allo scopo di acquisire il parere
dello stesso per quanto attiene alla coerenza dei medesimi con gli indirizzi del Piano
sanitario nazionale. Il Ministro della sanita' esprime il parere entro 30 giorni dalla
data di trasmissione dell'atto, sentita l'Agenzia per i servizi sanitari regionali.
15. Il Ministro della sanita', avvalendosi dell'Agenzia per i
servizi sanitari regionali, promuove forme di collaborazione e linee guida comuni in
funzione dell'applicazione coordinata del Piano sanitario nazionale e della normativa di
settore, salva l'autonoma determinazione regionale in ordine al loro recepimento.
16. La mancanza del Piano sanitario regionale non comporta
l'inapplicabilita' delle disposizioni del Piano sanitario nazionale.
17. Trascorso un anno dalla data di entrata in vigore del Piano
sanitario nazionale senza che la regione abbia adottato il Piano sanitario regionale, alla
regione non e' consentito l'accreditamento di nuove strutture. Il Ministro della sanita',
sentita la regione interessata, fissa un termine non inferiore a tre mesi per provvedervi.
Decorso inutilmente tale termine, il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro
della sanita', sentita l'Agenzia per i servizi sanitari regionali, d'intesa con la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome,
adotta gli atti necessari per dare attuazione nella regione al Piano sanitario nazionale,
anche mediante la nomina di commissari ad acta.
18. Le istituzioni e gli organismi a scopo non lucrativo concorrono,
con le istituzioni pubbliche e quelle equiparate di cui all'articolo 4, comma 12, alla
realizzazione dei doveri costituzionali di solidarieta', dando attuazione al pluralismo
etico-culturale dei servizi alla persona. Esclusivamente ai fini del presente decreto sono
da considerarsi a scopo non lucrativo le istituzioni che svolgono attivita' nel settore
dell'assistenza sanitaria e socio-sanitaria, qualora ottemperino a quanto previsto dalle
disposizioni di cui all'articolo 10, comma 1, lettere d), e), f) g), e h), e comma 6 del
decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460; resta fermo quanto disposto dall'articolo 10,
comma 7, del medesimo decreto. L'attribuzione della predetta qualifica non comporta il
godimento dei benefici fiscali previsti in favore delle organizzazioni non lucrative di
utilita' sociale dal decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460.".
Articolo 2
1. All'articolo 2 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502,
e successive modificazioni, dopo il comma 2 sono aggiunti i seguenti:
"2-bis. La legge regionale istituisce e disciplina la
Conferenza permanente per la programmazione sanitaria e sociosanitaria regionale,
assicurandone il raccordo o l'inserimento nell'organismo rappresentativo delle autonomie
locali, ove istituito. Fanno, comunque, parte della Conferenza: il sindaco del comune nel
caso in cui l'ambito territoriale dell'Azienda unita' sanitaria locale coincida con quella
del comune; il presidente della Conferenza dei sindaci, ovvero il sindaco o i presidenti
di circoscrizione nei casi in cui l'ambito territoriale dell'unita' sanitaria locale sia
rispettivamente superiore o inferiore al territorio del Comune; rappresentanti delle
associazioni regionali delle autonomie locali".
"2-ter. Il progetto del Piano sanitario regionale e'
sottoposto alla Conferenza di cui al comma 2-bis, ed e' approvato previo esame
delle osservazioni eventualmente formulate dalla Conferenza. La Conferenza partecipa,
altresi', nelle forme e con le modalita' stabilite dalla legge regionale, alla verifica
della realizzazione del Piano attuativo locale, da parte delle aziende ospedaliere di cui
all'articolo 4, e dei piani attuativi metropolitani".
"2-quater. Le regioni, nell'ambito della loro autonomia,
definiscono i criteri e le modalita' anche operative per il coordinamento delle strutture
sanitarie operanti nelle aree metropolitane di cui all'articolo 17, comma 1, della legge 8
giugno 1990, n. 142, nonche' l'eventuale costituzione di appositi organismi".
"2-quinquies. La legge regionale disciplina il rapporto tra
programmazione regionale e programmazione attuativa locale, definendo in particolare le
procedure di proposta, adozione e approvazione del Piano attuativo locale e le modalita'
della partecipazione ad esse degli enti locali interessati. Nelle aree metropolitane il
piano attuativo metropolitano e' elaborato dall'organismo di cui al comma 2-quater,
ove costituito".
"2-sexies. La regione disciplina altresi'":
b) i principi e criteri per l'adozione dell'atto aziendale di cui all'articolo 3, comma 1-bis;
c) la definizione dei criteri per l'articolazione delle unita' sanitarie locali in
distretti, da parte dell'atto di cui all'articolo 3, comma 1-bis, tenendo conto
delle peculiarita' delle zone montane e a bassa densita' di popolazione;
d) il finanziamento delle unita' sanitarie locali, sulla base di una quota capitaria
corretta in relazione alle caratteristiche della popolazione residente con criteri
coerenti con quelli indicati all'articolo 1, comma 34, della legge 23 dicembre 1996, n.
662;
e) le modalita' di vigilanza e di controllo, da parte della regione medesima, sulle unita'
sanitarie locali, nonche' di valutazione dei risultati delle stesse, prevedendo in
quest'ultimo caso forme e modalita' di partecipazione della Conferenza dei sindaci;
f) l'organizzazione e il funzionamento delle attivita' di cui all'articolo 19-bis,
comma 3, in raccordo e cooperazione con la Commissione nazionale di cui al medesimo
articolo;
g) fermo restando il generale divieto di indebitamento, la possibilita' per le unita'
sanitarie locali di:
1. anticipazione, da parte del tesoriere, nella misura massima di un dodicesimo
dell'ammontare annuo del valore dei ricavi, inclusi i trasferimenti, iscritti nel bilancio
preventivo annuale;
2. contrazione di mutui e accensione di altre forme di credito, di durata non superiore a
dieci anni, per il finanziamento di spese di investimento e previa autorizzazione
regionale, fino a un ammontare complessivo delle relative rate, per capitale e interessi,
non superiore al quindici per cento delle entrate proprie correnti, ad esclusione della
quota di fondo sanitario nazionale di parte corrente attribuita alla regione;
"2-septies. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in
vigore del presente decreto, che modifica il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502,
e successive modificazioni, le regioni istituiscono l'elenco delle istituzioni e degli
organismi a scopo non lucrativo di cui all'articolo 1, comma 18".
"2-octies. Salvo quanto diversamente disposto, quando la
regione non adotta i provvedimenti previsti dai commi 2-bis e 2-quinquies,
il Ministro della sanita', sentite la regione interessata e l'Agenzia per i servizi
sanitari regionali, fissa un congruo termine per provvedere; decorso tale termine, il
Ministro della sanita', sentito il parere della medesima Agenzia e previa consultazione
della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome
di Trento e di Bolzano, propone al Consiglio dei Ministri l'intervento sostitutivo, anche
sotto forma di nomina di un commissario ad acta. L'intervento adottato dal
Governo non preclude l'esercizio delle funzioni regionali per le quali si e' provveduto in
via sostitutiva ed e' efficace sino a quando i competenti organi regionali abbiano
provveduto.".
Articolo 3
1. Il comma 1 dell'articolo 3 del decreto legislativo 30 dicembre
1992, n. 502, e successive modificazioni, e' sostituito dai seguenti:
"1. Le regioni, attraverso le unita' sanitarie locali, assicurano i livelli
essenziali di assistenza di cui all'articolo 1, avvalendosi anche delle aziende di cui
all'articolo 4".
"1-bis. In funzione del perseguimento dei loro fini
istituzionali, le unita' sanitarie locali si costituiscono in aziende con personalita'
giuridica pubblica e autonomia imprenditoriale; la loro organizzazione e funzionamento
sono disciplinati con atto aziendale di diritto privato, nel rispetto dei principi e
criteri stabiliti con la legge regionale di cui all'articolo 2, comma 2-sexies.
L'atto aziendale individua le strutture operative dotate di autonomia gestionale o
tecnico-professionale, soggette a rendicontazione analitica".
"1-ter. Le aziende di cui ai commi 1 e 1-bis
informano la propria attivita' a criteri di efficacia, efficienza ed economicita' e sono
tenute al rispetto del vincolo di bilancio, attraverso l'equilibrio di costi e ricavi,
compresi i trasferimenti di risorse finanziarie. Agiscono mediante atti di diritto
privato. I contratti di fornitura di beni e servizi, il cui valore sia inferiore a quello
stabilito dalla normativa comunitaria in materia, sono appaltati o contrattati
direttamente secondo le norme di diritto privato indicate nell'atto aziendale di cui al
comma 1-bis".
"1-quater. Sono organi dell'azienda il direttore generale e
il collegio sindacale. Il direttore generale adotta l'atto aziendale di cui al comma 1-bis;
e' responsabile della gestione complessiva e nomina i responsabili delle strutture
operative dell'azienda. Il direttore generale e' coadiuvato, nell'esercizio delle proprie
funzioni, dal direttore amministrativo e dal direttore sanitario. Le regioni disciplinano
forme e modalita' per la direzione e il coordinamento delle attivita' sociosanitarie a
elevata integrazione sanitaria. Il direttore generale si avvale del Collegio di direzione
di cui all'articolo 17 per le attivita' ivi indicate".
"1-quinquies. Il direttore amministrativo e il direttore
sanitario sono nominati dal direttore generale . Essi partecipano, unitamente al direttore
generale, che ne ha la responsabilita', alla direzione dell'azienda, assumono diretta
responsabilita' delle funzioni attribuite alla loro competenza e concorrono, con la
formulazione di proposte e di pareri, alla formazione delle decisioni della direzione
generale.".
2. Sono abrogati i commi 2; 4; 5, lettere a), b), c), d), e),f); 6,
quarto, quinto, settimo, dodicesimo, tredicesimo e quattordicesimo periodo; 7, primo,
secondo, terzo, quarto, ottavo, limitatamente alle parole: "e fornisce parere
obbligatorio al direttore generale sugli atti relativi alle materie di competenza" e
nono periodo; 8 e 13, primo, secondo, terzo, dodicesimo, tredicesimo, quattordicesimo
periodo, dell'articolo 3 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive
modificazioni.
3. Dopo l'articolo 3 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.
502, sono inseriti i seguenti:
Articolo 3-bis
1. I provvedimenti di nomina dei direttori generali delle unita'
sanitarie locali e delle aziende ospedaliere sono adottati esclusivamente con riferimento
ai requisiti di cui al comma 3.
2. La nomina del direttore generale deve essere effettuata nel
termine perentorio di sessanta giorni dalla data di vacanza dell'ufficio. Scaduto tale
termine, si applica l'articolo 2, comma 2-octies.
3. Gli aspiranti devono essere in possesso dei seguenti requisiti:
4. I direttori generali nominati devono produrre, entro diciotto
mesi dalla nomina, il certificato di frequenza del corso di formazione in materia di
sanita' pubblica e di organizzazione e gestione sanitaria. I predetti corsi sono
organizzati ed attivati dalle regioni, anche in ambito interregionale ed in collaborazione
con le universita' o altri soggetti pubblici o privati accreditati ai sensi dell'articolo
16-ter, operanti nel campo della formazione manageriale, con periodicita' almeno
biennale. I contenuti, la metodologia delle attivita' didattiche, la durata dei corsi, non
inferiore a centoventi ore programmate in un periodo non superiore a sei mesi, nonche' le
modalita' di conseguimento della certificazione, sono stabiliti, entro centoventi giorni
dall'entrata in vigore del presente decreto, che modifica il decreto legislativo 30
dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, con decreto del Ministro della sanita',
previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e
le province autonome di Trento e di Bolzano. I direttori generali in carica alla data di
entrata in vigore del presente decreto producono il certificato di cui al presente comma
entro diciotto mesi da tale data.
5. Le regioni determinano preventivamente, in via generale, i
criteri di valutazione dell'attivita' dei direttori generali, avendo riguardo al
raggiungimento degli obiettivi definiti nel quadro della programmazione regionale, con
particolare riferimento alla efficienza, efficacia e funzionalita' dei servizi sanitari.
All'atto della nomina di ciascun direttore generale, esse definiscono ed assegnano,
aggiornandoli periodicamente, gli obiettivi di salute e di funzionamento dei servizi, con
riferimento alle relative risorse, ferma restando la piena autonomia gestionale dei
direttori stessi.
6. Trascorsi diciotto mesi dalla nomina di ciascun direttore
generale, la regione verifica i risultati aziendali conseguiti e il raggiungimento degli
obiettivi di cui al comma 5 e, sentito il parere del sindaco o della conferenza dei
sindaci di cui all'articolo 3, comma 14, ovvero, per le aziende ospedaliere, della
Conferenza di cui all'articolo 2, comma 2-bis, procede o meno alla conferma entro
i tre mesi successivi alla scadenza del termine. La disposizione si applica in ogni altro
procedimento di valutazione dell'operato del direttore generale, salvo quanto disposto dal
comma 7.
7. Quando ricorrano gravi motivi o la gestione presenti una
situazione di grave disavanzo o in caso di violazione di leggi o del principio di buon
andamento e di imparzialita' della amministrazione, la regione risolve il contratto
dichiarando la decadenza del direttore generale e provvede alla sua sostituzione; in tali
casi la regione provvede previo parere della Conferenza di cui all'articolo 2, comma 2-bis,
che si esprime nel termine di dieci giorni dalla richiesta, decorsi inutilmente i quali la
risoluzione del contratto puo' avere comunque corso. Si prescinde dal parere nei casi di
particolare gravita' e urgenza. Il sindaco o la Conferenza dei sindaci di cui all'articolo
3, comma 14, ovvero, per le aziende ospedaliere, la Conferenza di cui all'articolo 2,
comma 2-bis, nel caso di manifesta inattuazione nella realizzazione del Piano
attuativo locale, possono chiedere alla regione di revocare il direttore generale, o di
non disporne la conferma, ove il contratto sia gia' scaduto. Quando i procedimenti di
valutazione e di revoca di cui al comma 6 e al presente comma riguardano i direttori
generali delle aziende ospedaliere, la Conferenza di cui all'articolo 2, comma 2-bis
e' integrata con il sindaco del comune capoluogo della provincia in cui e' situata
l'azienda.
8. Il rapporto di lavoro del direttore generale, del direttore
amministrativo e del direttore sanitario e' esclusivo ed e' regolato da contratto di
diritto privato, di durata non inferiore a tre e non superiore a cinque anni, rinnovabile,
stipulato in osservanza delle norme del titolo terzo del libro quinto del codice civile.
La regione disciplina le cause di risoluzione del rapporto con il direttore amministrativo
e il direttore sanitario. Il trattamento economico del direttore generale, del direttore
sanitario e del direttore amministrativo e del direttore sanitario e' esclusivo ed e'
regolato da contratto di diritto privato, di durata non inferiore a tre e non superiore a
cinque anni, rinnovabile, stipulato in osservanza delle norme del titolo terzo del libro
quinto del codice civile. La regione disciplina le cause di risoluzione del rapporto con
il direttore amministrativo e il direttore sanitario. Il trattamento economico del
direttore generale, del direttore sanitario e del direttore amministrativo e' definito, in
sede di revisione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 19 luglio 1995, n.
502, anche con riferimento ai trattamenti previsti dalla contrattazione collettiva
nazionale per le posizioni apicali della dirigenza medica e amministrativa.
9. La regione puo' stabilire che il conferimento dell'incarico di
direttore amministrativo sia subordinato, in analogia a quanto previsto per il direttore
sanitario dall'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 10 dicembre 1997, n.
484, alla frequenza del corso di formazione programmato per il conferimento dell'incarico
di direttore generale o del corso di formazione manageriale di cui all'articolo 7 del
decreto del Presidente della Repubblica 10 dicembre 1997, n. 484, o di altro corso di
formazione manageriale appositamente programmato.
10. La carica di direttore generale e' incompatibile con la
sussistenza di altro rapporto di lavoro, dipendente o autonomo.
11. La nomina a direttore generale, amministrativo e sanitario
determina per i lavoratori dipendenti il collocamento in aspettativa senza assegni e il
diritto al mantenimento del posto. L'aspettativa e' concessa entro sessanta giorni dalla
richiesta. Il periodo di aspettativa e' utile ai fini del trattamento di quiescenza e di
previdenza. Le amministrazioni di appartenenza provvedono ad effettuare il versamento dei
contributi previdenziali ed assistenziali comprensivi delle quote a carico del dipendente,
calcolati sul trattamento economico corrisposto per l'incarico conferito nei limiti dei
massimali di cui all'articolo 3, comma 7, del decreto legislativo 24 aprile 1997, n. 181,
e a richiedere il rimborso di tutto l'onere da esse complessivamente sostenuto all'unita'
sanitaria locale o all'azienda ospedaliera interessata, la quale procede al recupero della
quota a carico del l'interessato.
12. Per i direttori generali e per coloro che, fuori dei casi di cui
al comma 11, siano iscritti all'assicurazione generale obbligatoria ed alle forme
sostitutive ed esclusive della medesima, la contribuzione dovuta sul trattamento economico
corrisposto nei limiti dei massimali previsti dall'articolo 3, comma 7, del decreto
legislativo 24 aprile 1997, n.181, e' versata dall'unita' sanitaria locale o dall'azienda
ospedaliera di appartenenza, con recupero della quota a carico del l'interessato.
13. In sede di revisione del decreto del Presidente del Consiglio
dei ministri 19 luglio 1995, n. 502, si applica il comma 5 del presente articolo.
14. Il rapporto di lavoro del personale del Servizio sanitario
nazionale e' regolato dal decreto legislativo 3 febbraio 1993, n.29, e, successive
modificazioni. Per la programmazione delle assunzioni si applica l'articolo 39 della legge
27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni.
15. In sede di prima applicazione, le regioni possono disporre la
proroga dei contratti con i direttori generali in carica all'atto dell'entrata in vigore
del presente decreto per un periodo massimo di dodici mesi.
Articolo 3-ter
1. Il collegio sindacale:
c) accerta la regolare tenuta della contabilita' e la conformita' del bilancio alle
risultanze dei libri e delle scritture contabili, ed effettua periodicamente verifiche di
cassa;
d) riferisce almeno trimestralmente alla regione, anche su richiesta di quest'ultima, sui
risultati del riscontro eseguito, denunciando immediatamente i fatti se vi e' fondato
sospetto di gravi irregolarita'; trasmette periodicamente, e comunque con cadenza almeno
semestrale, una propria relazione sull'andamento dell'attivita' dell'unita' sanitaria
locale o dell'azienda ospedaliera rispettivamente alla Conferenza dei sindaci o al sindaco
del comune capoluogo della provincia dove e' situata l'azienda stessa.
2. I componenti del collegio sindacale possono procedere ad atti di
ispezione e controllo, anche individualmente.
3. Il collegio sindacale dura in carica tre anni ed e' composto da
cinque membri, di cui due designati dalla regione, uno designato dal Ministro del tesoro,
del bilancio e della programmazione economica, uno dal Ministro della sanita' e uno dalla
Conferenza dei sindaci; per le aziende ospedaliere quest'ultimo componente e' designato
dall'organismo di rappresentanza dei comuni. I componenti del collegio sindacale sono
scelti tra gli iscritti nel registro dei revisori contabili istituito presso il Ministero
di grazia e giustizia, ovvero tra i funzionari del Ministero del tesoro, del bilancio e
della programmazione economica che abbiano esercitato per almeno tre anni le funzioni di
revisori dei conti o di componenti dei collegi sindacali.
4. I riferimenti contenuti nella normativa vigente al collegio dei
revisori delle aziende unita' sanitarie locali e delle aziende ospedaliere si intendono
applicabili al collegio sindacale di cui al presente articolo.
Articolo 3-quater
1. La legge regionale disciplina l'articolazione in distretti
dell'unita' sanitaria locale. Il distretto e' individuato, sulla base dei criteri di cui
all'articolo 2, comma 2-sexies, lettera c), dall'atto aziendale di cui
all'articolo 3, comma 1-bis, garantendo una popolazione minima di almeno
sessantamila abitanti, salvo che la regione, in considerazione delle caratteristiche
geomorfologiche del territorio o della bassa densita' della popolazione residente,
disponga diversamente.
2. Il distretto assicura i servizi di assistenza primaria relativi
alle attivita' sanitarie e sociosanitarie di cui all' articolo 3-quinquies,
nonche' il coordinamento delle proprie attivita' con quella dei dipartimenti e dei servizi
aziendali, inclusi i presidi ospedalieri, inserendole organicamente nel Programma delle
attivita' territoriali. Al distretto sono attribuite risorse definite in rapporto agli
obiettivi di salute della popolazione di riferimento. Nell'ambito delle risorse assegnate,
il distretto e' dotato di autonomia tecnico-gestionale ed economico-finanziaria, con
contabilita' separata all'interno del bilancio della unita' sanitaria locale.
3. Il Programma delle attivita' territoriali, basato sul principio
della intersettorialita' degli interventi cui concorrono le diverse strutture operative:
b) determina le risorse per l'integrazione socio-sanitaria di cui all'articolo 3-septies
e le quote rispettivamente a carico dell'unita' sanitaria locale e dei comuni, nonche' la
localizzazione dei presidi per il territorio di competenza;
c) e' proposto, sulla base delle risorse assegnate e previo parere del Comitato dei
sindaci di distretto, dal direttore di distretto ed e' approvato dal direttore generale,
d'intesa, limitatamente alle attivita' sociosanitarie, con il Comitato medesimo e tenuto
conto delle priorita' stabilite a livello regionale.
4. Il Comitato dei sindaci di distretto, la cui organizzazione e il
cui funzionamento sono disciplinati dalla regione, concorre alla verifica del
raggiungimento dei risultati di salute definiti dal Programma delle attivita'
territoriali. Nei comuni la cui ampiezza territoriale coincide con quella dell'unita'
sanitaria locale o la supera il Comitato dei sindaci di distretto e' sostituito dal
Comitato dei presidenti di circoscrizione.
Articolo 3-quinquies
1. Le regioni disciplinano l'organizzazione del distretto in modo da
garantire:
b) il coordinamento dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta con le
strutture operative a gestione diretta, organizzate in base al modello dipartimentale,
nonche' con i servizi specialistici ambulatoriali e le strutture ospedaliere ed
extraospedaliere accreditate;
c) l'erogazione delle prestazioni sanitarie a rilevanza sociale, connotate da specifica ed
elevata integrazione, nonche' delle prestazioni sociali di rilevanza sanitaria se delegate
dai comuni.
2. Il distretto garantisce:
d) attivita' o servizi rivolti a disabili ed anziani;
3. Trovano inoltre collocazione funzionale nel distretto le
articolazioni organizzative del dipartimento di salute mentale e del dipartimento di
prevenzione, con particolare riferimento ai servizi alla persona.
Articolo 3-sexies
1. Il direttore del distretto realizza le indicazioni della
direzione aziendale, gestisce le risorse assegnate al distretto, in modo da garantire
l'accesso della popolazione alle strutture e ai servizi, l'integrazione tra i servizi e la
continuita' assistenziale. Il direttore del distretto supporta la direzione generale nei
rapporti con i sindaci del distretto.
2. Il direttore di distretto si avvale di un ufficio di
coordinamento delle attivita' distrettuali, composto da rappresentanti delle figure
professionali operanti nei servizi distrettuali. Sono membri di diritto di tale ufficio un
rappresentante dei medici di medicina generale, uno dei pediatri di libera scelta ed uno
degli specialisti ambulatoriali convenzionati operanti nel distretto.
3. L'incarico di direttore di distretto e' attribuito dal direttore
generale a un dirigente dell'azienda, che abbia maturato una specifica esperienza nei
servizi territoriali e un'adeguata formazione nella loro organizzazione, oppure a un
medico convenzionato, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, da almeno dieci anni, con
contestuale congelamento di un corrispondente posto di organico della dirigenza sanitaria.
4. La legge regionale disciplina gli oggetti di cui agli articoli 3-quater,
comma 3, e 3-quinquies, comma 2 e 3, nonche' al comma 3 del presente articolo,
nel rispetto dei principi fondamentali desumibili dalle medesime disposizioni; ove la
regione non disponga, si applicano le predette disposizioni.
Articolo 3-septies
1. Si definiscono prestazioni sociosanitarie tutte le attivita' atte
a soddisfare, mediante percorsi assistenziali integrati, bisogni di salute della persona
che richiedono unitariamente prestazioni sanitarie e azioni di protezione sociale in grado
di garantire, anche nel lungo periodo, la continuita' tra le azioni di cura e quelle di
riabilitazione.
2. Le prestazioni sociosanitarie comprendono:
b) prestazioni sociali a rilevanza sanitaria, cioe' tutte le attivita' del sistema sociale
che hanno l'obiettivo di supportare la persona in stato di bisogno, con problemi di
disabilita' o di emarginazione condizionanti lo stato di salute.
3. L'atto di indirizzo e coordinamento di cui all'articolo 2, comma
1, lettera n), della legge 30 novembre 1998, n. 419, da emanarsi, entro tre mesi dalla
data di entrata in vigore del presente decreto, su proposta del Ministro della sanita' e
del Ministro per la solidarieta' sociale, individua, sulla base dei principi e criteri
direttivi di cui al presente articolo, le prestazioni da ricondurre alle tipologie di cui
al comma 2, lettere a) e b), precisando i criteri di finanziamento delle stesse per quanto
compete alle unita' sanitarie locali e ai comuni. Con il medesimo atto sono individuate le
prestazioni sociosanitarie a elevata integrazione sanitaria di cui al comma 4 e alle quali
si applica il comma 5, e definiti i livelli uniformi di assistenza per le prestazioni
sociali a rilievo sanitario.
4. Le prestazioni sociosanitarie ad elevata integrazione sanitaria
sono caratterizzate da particolare rilevanza terapeutica e intensita' della componente
sanitaria e attengono prevalentemente alle aree materno-infantile, anziani, handicap,
patologie psichiatriche e dipendenze da droga, alcool e farmaci, patologie per infezioni
da HIV e patologie in fase terminale, inabilita' o disabilita' conseguenti a patologie
cronico-degenerative.
5. Le prestazioni sociosanitarie ad elevata integrazione sanitaria
sono assicurate dalle aziende sanitarie e comprese nei livelli essenziali di assistenza
sanitaria, secondo le modalita' individuate dalla vigente normativa e dai piani nazionali
e regionali, nonche' dai progetti-obiettivo nazionali e regionali.
6. Le prestazioni sociali a rilevanza sanitaria sono di competenza
dei Comuni che provvedono al loro finanziamento negli ambiti previsti dalla legge
regionale ai sensi dell'articolo 3, comma 2, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.
112. La regione determina, sulla base dei criteri posti dall'atto di indirizzo e
coordinamento di cui al comma 3, il finanziamento per le prestazioni sanitarie a rilevanza
sociale, sulla base di quote capitarie correlate ai livelli essenziali di assistenza.
7. Con decreto interministeriale, di concerto tra il Ministro della
sanita', il Ministro per la solidarieta' sociale e il Ministro per la funzione pubblica,
e' individuata all'interno della Carta dei servizi una sezione dedicata agli interventi e
ai servizi sociosanitari.
8. Fermo restando quanto previsto dal comma 5 e dall'articolo 3-quinquies,
comma 1, lettera c), le regioni disciplinano i criteri e le modalita' mediante i quali
comuni e aziende sanitarie garantiscono l'integrazione, su base distrettuale, delle
prestazioni sociosanitarie di rispettiva competenza, individuando gli strumenti e gli atti
per garantire la gestione integrata dei processi assistenziali sociosanitari.
Articolo 3-octies
1. Con decreto del Ministro della sanita', di concerto con il
Ministro per la solidarieta' sociale e con il Ministro del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica, sentito il Consiglio superiore di sanita' e la Conferenza
permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le provincie autonome di Trento e
Bolzano, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto e'
disciplinata l'istituzione all'interno del Servizio sanitario nazionale, dell'area
sociosanitaria a elevata integrazione sanitaria e sono individuate le relative discipline
della dirigenza sanitaria.
2. Con decreto del Ministro della sanita', di concerto con il
Ministro per la solidarieta' sociale, sentito il Ministro per l'universita'e la ricerca
scientifica e tecnologica e acquisito il parere del Consiglio superiore di sanita', sono
integrate le tabelle dei servizi e delle specializzazioni equipollenti previste per
l'accesso alla dirigenza sanitaria del Servizio sanitario nazionale, in relazione
all'istituzione dell'area sociosanitaria a elevata integrazione sanitaria.
3. Con decreto del Ministro. della sanita', di concerto con il
Ministro per la solidarieta' sociale, sono individuati, sulla base di parametri e criteri
generali definiti dalla Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo
28 agosto 1997, n. 281, i profili professionali dell'area sociosanitaria a elevata
integrazione sanitaria.
4. Le figure professionali di livello non dirigenziale operanti
nell'area sociosanitaria a elevata integrazione sanitaria, da formare con corsi di diploma
universitario, sono individuate con regolamento del Ministro della sanita', di concerto
con i Ministri dell'universita' e della ricerca scientifica e tecnologica e per la
solidarieta' sociale, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n.
400; i relativi ordinamenti didattici sono definiti dagli atenei, ai sensi dell'articolo
17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127, sulla base di criteri generali
determinati con decreto del Ministro dell'universita' e della ricerca scientifica e
tecnologica, emanato di concerto con gli altri Ministri interessati, tenendo conto
dell'esigenza di una formazione interdisciplinare adeguata alle competenze delineate nei
profili professionali e attuata con la collaborazione di piu' facolta' universitarie.
5. Le figure professionali operanti nell'area sociosanitaria a
elevata integrazione sanitaria, da formare in corsi a cura delle regioni, sono individuate
con regolamento del Ministro della sanita' di concerto con il Ministro per la solidarieta'
sociale, sentita la Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le
provincie autonome di Trento e Bolzano, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23
agosto 1988, n. 400; con lo stesso decreto sono definiti i relativi ordinamenti
didattici.".
Articolo 4
1. Il comma 1 dell'articolo 4 del decreto legislativo 30 dicembre
1992, n. 502,e successive modificazioni, e' sostituito dal seguente:
"1. Per specifiche esigenze assistenziali, di ricerca scientifica, nonche' di
didattica del Servizio sanitario nazionale, nel rispetto dei criteri e delle modalita' di
cui ai commi 1-bis e seguenti, possono essere costituiti o confermati in aziende,
disciplinate dall'articolo 3, gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico di
diritto pubblico, con le particolarita' procedurali e organizzative previste dalle
disposizioni attuative dell'articolo 11, comma 1, lettera b), della legge 15 marzo 1997,
n. 59; le aziende di cui all'articolo 6 della legge 30 novembre 1998, n. 419, secondo le
specifiche disposizioni definite in sede di attuazione della delega ivi prevista; le
aziende ospedaliere di rilievo nazionale o interregionale, alle quali si applicano, salvo
che sia diversamente pr |