Associazione Solidarietà Giovanile

 

Una casa per la genitorialità

 

Proposte integrateper il sostegno delle famiglie ela promozione della genitorialità

Aggregazione e formazione per gli adolescentie i giovani ai supermercati Le Gru

 

Maggio 2001

 

Parte I

Orientamenti teorici

 

1 Sostenere i genitori

La famiglie si trovano oggi costantemente sottoposte ad un doppio messaggio contraddittorio e paradossale.

Da una parte si ribadisce, in ogni occasione, il ruolo centrale che la famiglia svolge nelle diverse culture come pilastro fondamentale della società e struttura portante dei processi di innovazione e di cambiamento.

Si ricorda che la famiglia è la prima comunità umana, mondo vitale in cui e da cui nasce e si sviluppa la persona, fondamento di ogni società e popolo.

Molto si insiste sulla stabilità affettiva, processo che si costruisce solo gradualmente, nel rapporto costante e rassicurante con il figlio ed in complementarietà con il ruolo genitoriale, e che richiede comunicazione, tempo a disposizione e capacità empatiche.

Si sottolinea che dalla qualità di vita della famiglia dipende la vita della società tutta, perché la crescita della persona determina la crescita della comunità così come la serenità e il ben-essere dei genitori condizionano la serenità ed il ben-essere dei figli.

I genitori si vedono così addossata una grande responsabilità.

Dall’altra però i genitori vedono fortemente ridotto lo spazio e l’efficacia della loro azione educativa per una molteplicità di motivi: la concorrenzialità dei mass-media, l’attrattiva di modelli culturali di riferimento, il fascino seduttivo di stili di vita sovente distorti e devianti, lo scarso riconoscimento sociale del proprio ruolo, la caduta di speranza nel vivere collettivo e nella pratica educativa in particolare.

Proprio a motivo di queste influenze sono sempre più evidenti i rischi a cui i figli, in ogni arco dell’età evolutiva sono sottoposti e le difficoltà e le incertezze dell'opera educativa dei genitori.

Al di là dei proclami, nella vita di tutti i giorni, le famiglie si sentono smarrite ed impotenti perché non si sentono realmente legittimate come soggetti del vivere sociale e sono abbandonati a se stesse, nella gestione concreta e quotidiana della loro responsabilità educativa.

La società (cioè: le politiche familiari, sociali, educative...) sembra lontana e latitante.

I genitori si sentono così soli e non riconosciuti nella loro funzione.

Non è previsto, nella cultura dominante che genitori e di famiglie costituiscano una "collettività" portatrice di istanze specifiche: avere una famiglia è ritenuto un fatto privato. I cittadini sono considerati nella loro individualità astratta: sul posto di lavoro, nei labirinti delle burocrazie, in tante manifestazioni sociali il fatto di essere genitori e di vivere in una famiglia è considerato irrilevante. Solo davanti alle tragedie, o quando le cose non funzionano secondo il copione stabilito o atteso, i genitori vengono chiamati in causa e si dà il via alla retorica dei genitori assenti, delle famiglie indifferenti, della società senza padre…

Ancor più evidente è il vuoto nell'ambito politico: oltre alla inesistenza di una reale politica per le famiglie, raramente si destinano ai genitori sostegni di tipo materiale, sociale, psicologico. Anche a livello sociale sono scarse le occasioni di confronto tra genitori: quasi mai hanno la possibilità di un confronto sereno sui comportamenti da tenere nell'educazione dei figli.

Inoltre, in un clima culturale di profondi mutamenti, in un contesto di complessità sociale che ridefinisce l'economia, confonde i riferimenti etici e moltiplica la differenziazione sociale, i compiti tradizionali della famiglia, la gestione della vita quotidiana dei suoi ritmi e dei suoi bisogni, vengono ridimensionati e coinvolti in profondità.

Le famiglie si trovano così a dover affrontare il compito, non facile, di ridisegnare forme, modalità e significati del loro rapporto educativo con i figli, sollecitati da esigenze e da bisogni nuovi, sempre più evidenti.

Per ridare alla famiglia centralità educativa che si opponga ad abbandonare le nuove generazioni alla casualità dell’evoluzione sociale è necessaria una forte volontà di cambiamento.

I genitori, quindi, non vanno abbandonati a sè stessi; sanno sostenuti, supportarli nelle fasi più critiche di una missione che va riconosciuta come impegnativa e fondamentale non solo per la loro vita "privata" ma per tutta la società e particolarmente per il futuro della nostra storia.

D'altra parte la domanda dei genitori di acquisire un ruolo attivo e consapevole nell'educazione dei propri figli è sempre più esplicita.

La maggiore consapevolezza educativa dei genitori può senza dubbio avere un impatto decisivo sulla comunità civile maturando nuove consapevolezze e promuovendo nuovi comportamenti

E' urgente, quindi, coinvolgere i genitori attraverso proposte che valorizzino le loro esperienze e le loro appartenenze, accolgano e promuovano in modo autocritico il loro sapere e le loro pratiche educative, formino ad un'etica genitoriale che non rimuova il senso spirituale racchiuso nell'esperienza del generare e dell'educare.

In questo modo il confronto e la discussione di valori e scelte, atteggiamenti e comportamenti dei figli e verso i figli, offre un contributo rilevante per la promozione e la riqualificazione delle relazioni familiari e sociali.

Negli incontri proposti dalle scuole, nei percorsi formativi offerti dalle parrocchie, nei dibattiti organizzati nella società civile, le madri e i padri partecipano e intervengono: manifestano il loro desiderio di incontrare esperti e testimoni, di confrontarsi con altri genitori o con chi condivide la responsabilità educativa con i loro figli.

E' necessario intercettare questa istanza e sostenere il desiderio che essi esprimono di approfondire il compito educativo che sono chiamati a svolgere, di comprendere le tappe e le fasi dello sviluppo dei figli, perché crescere è spesso un'esperienza travagliata e comunque complessa.

 

2. Organizzare i genitori

I genitori più attenti hanno spesso l’impressione di vivere in una cultura diffusa che smentisce ciò che essi cercano di proporre, che ridicolizza quei valori che in famiglia ritengono fondanti, che esalta comportamenti che essi considerano sbagliati.

La società dell'individualismo applica nei confronti della famiglia una radicale riduzione della complessità riportandola al solo codice affettivo: la funzione della famiglia consisterebbe unicamente nel prospettare intense esperienze affettive nel chiuso delle singole case. Il dialogo così si impoverisce, spesso si impone il modello della casa-albergo, a volte viene a meno lo stesso rispetto.

Occorre rompere l’isolamento delle famiglie, mobilitare le loro energie, dare parola alle varie esperienze, organizzare il confronto e l’azione comune per far crescere la qualità della vita non solo dei suoi membri ma di tutta la comunità in cui la famiglia é inserita.

La famiglia offre grandi risorse e opportunità: attraverso l’esperienza della confidenza e della fiducia familiare apre ai valori della partecipazione e della responsabilità, educando al senso etico sollecita i propri membri a prendersi cura gli uni degli altri.

In una parola la vita familiare può ricostruire il senso della comunità.

Attraverso forme di genitorialità organizzata diventa possibile immettere nella società i valori vissuti in famiglia.

In questa ottica i genitori non vanno considerati come separati o estranei al territorio in cui abitano ma piuttosto come soggetti attivi in interazione con altre presenze, così come il territorio non va preso in considerazione a prescindere dalle famiglie: il bisogno di comunità è in fondo un bisogno di identità, personale e collettiva.

E' il senso stesso di famiglia che evolve e si arricchisce in una direzione che richieste il confronto. Si passa dal concetto di "patria potestà" , centrato su una concezione astratta e inattuale del potere dei genitori sui figli, al nuovo senso della responsabilità parentali che mette in evidenza come i genitori siano chiamati innanzi tutto ad essere adulti e a proporsi come esempi, positivi e propositivi, di identificazione per i propri figli.

Ai comportamenti arbitrari e autoritari deve succedere non il vuoto educativo ma la costruzione di una nuova autorevolezza fondata su relazioni di fiducia e di stima e pazientemente costruita attraverso un mutuo riconoscimento di ruoli diversi.

Nel vuoto etico della società, nell'assenza del padre sociale, il compito educativo non può pesare solo sui singoli genitori e la funzione delle famiglie non può essere relegata a quella affettiva ma deve riguardare anche quella educativa.

Va tematizzato e fondato il profondo rapporto famiglia-società. Il figlio deve essere preparato e accompagnato a inserirsi positivamente nel mondo complesso e differenziato, così come, allo stesso tempo, la società per rinnovarsi ha bisogno del contributo indispensabile dei giovani che crescono.

Per questo la società deve farsi carico delle famiglie, offrendo ai figli un mondo più sicuro e ai genitori maggiori supporti economici e culturali.

L'intervento rivolto ai genitori deve configurarsi sia come creazione di strutture socio-educative rivolti ai bambini per garantire loro accudimento ed educazione adeguati quando i genitori non possono esserci, sia come offerta di luoghi, di tempi e strumenti per il sostegno al ruolo e alle competenze genitoriali e per l'approfondimento della propria funzione genitoriale, favorendo lo scambio e l' aiuto reciproco.

 

3. Creare sinergie

 

L'organizzazione delle potenzialità e delle competenze genitoriali richiede una serie di interventi concertati: offrire momenti ed incontri di scambio perché i genitori possano confrontare la loro esperienza, approfondire e sperimentare metodologie concrete e attive nella relazione con i figli, approfondire le motivazioni della scelta genitoriale e la formazione sui vari aspetti dell'educazione dei figli. La sinergia tra i diversi punti di vista e sensibilità educative deve promuovere una cultura e un'etica della genitorialità sempre più consapevoli.

Ma il protagonismo della famiglie non si ferma qui.

Attraverso azioni mirate, che affondano le loro radici nella cultura della partecipazione e della condivisione, si attivano sinergie anche nel tessuto sociale, nelle interazioni tra pubblico e privato, valorizzando e potenziando tutte quelle risorse, presenti sul territorio, che possono offrire sostegno alla genitorialità: esperienze di auto-aiuto, attivazioni di Scuole dei genitori, esperienze di costituenti educative, interventi di sostegno alle famiglie di tipo anche materiale e sociale, accoglienza e impegno di integrazione delle famiglie in difficoltà, sviluppo di politiche familiari…

L'intervento si sviluppa così secondo la metodologia del lavoro di rete, la cui azione, pensata in termini strategici, ha l'obiettivo di sviluppare forme e processi di cittadinanza attiva, di valorizzare il territorio urbano attraverso azioni mirate a costruire una politica rivolta ai soggetti in età evolutiva e alle loro famiglie mettendo in rete i servizi socio-educativi, interagendo con il sistema scolastico, promuovendo la partecipazione sociale anche attraverso lo sviluppo dell’associazionismo familiare e del volontariato.

Prendendo spunto dalla Carta delle Città Educative di Barcellona, per esempio, è possibile mettere in dialogo Amministrazioni, Istituti scolastici, Parrocchie, Servizi, Associazioni nell'intento di realizzare città e paesi più attenti alle esigenze dell'età evolutiva e della genitorialità.

 

4 Genitori e situazioni di disagio personale e sociale pesante

 

Sempre più le condizioni problematiche degli adulti coinvolgono i bambini.

In questi ultimi anni nella ricerca della psicologia dell'età evolutiva, con evidenti ricadute anche a livello dei servizi socio-assistenziali, si è assistito ad una reale crescita di sensibilità e di attenzione alla relazione madre-bambino e, più in generale, nella comunicazione genitori figli, fin dalla prima infanzia. In molti Servizi si sperimentano forme di assistenza e cura a genitori problematici, dove anche i figli minori sono coinvolti in progetti terapeutici, senza essere allontanati dal contesto relazionale genitoriale

Si tratta di progetti che avviano dei percorsi di sostegno della genitorialità in presenza disagio personale e sociale pesante (come abuso di sostanze, problemi di personalità, violenze subite, emarginazione sociale, gravi difficoltà economiche, etc.) che comprenda un percorso precoce di prevenzione per i loro figli minori, dove l'obiettivo non consiste nel rimpiazzare le figure genitoriali problematiche o assenti, ma nel ricostruire, all'interno di percorsi terapeutici ed educativi, le funzioni essenziali della crescita psicologica dei genitori e di commisurarle alle reali esigenze dei figli in età evolutiva. Vanno crescendo le esperienze comunitarie che tentano di accogliere i bisogni di tutti i membri familiari coinvolti, ritenendo possibile sviluppare un percorso terapeutico con il mantenimento della coppia, garantendo un supporto per la continuità dei rapporti tra genitori e figli. Si tratta, concretamente, di comunità che ospitano un numero non elevato di coppie con figli, in cui i membri della coppia possono essere solo uno o entrambi problematici.

Vengono così riconosciute e ricostruite le classiche funzioni genitoriali: lo spazio materno che garantisce l'accudimento e l’accoglienza incondizionata, la comunicazione affettiva e la capacità di rispondere al bisogno, la sicurezza di base e l’elaborazione dei sentimenti e delle emozioni; lo spazio paterno che comprende tutto ciò che comporta la crescita dell'autonomia, il contenimento delle pulsioni e l’adattamento al reale, la funzione normativa e l'inserimento nel contesto sociale.

Tutta la bibliografia sottolinea l'importanza della funzione paterna nel percorso della crescita dell'autonomia e, contestualmente, il ruolo della capacità della madre di riconoscere, agli occhi del figlio, la parola del padre. Sono aspetti particolarmente significativi: infatti nella condizione della emarginazione sociale i soggetti si percepiscono, motivo del basso livello dell'autostima, consapevolmente o meno incapaci di svolgere adeguatamente un compito che pure ritengono significativo e importante e che si prefiggono di realizzare.

Soprattutto i padri (i maschi sono più coinvolti delle donne nei fenomeni del disagio e della emarginazione) temono di non venire riconosciuti come tali dalla madre e quindi viversi come inadeguati anche ai propri occhi.

Lo spazio paterno e quello materno più che ruoli di genere precisi e definiti vanno considerati piuttosto come due atteggiamenti complementari che, in qualche modo, devono coesistere in ogni atteggiamento autenticamente genitoriale: la capacità affettiva e relazionale insieme alla assunzione di responsabilità, concreta e quotidiana, dell'accudimento e dell'educazione del figlio.

Anche in presenza di un forte attaccamento verso il figlio la condizione problematica di vita costituisce una difficoltà reale alla presa in carico e alla responsabilità dell'accudimento.

In alcune situazioni esiste un solo genitore accanto al figlio, oppure il bambino è momentaneamente allontanato dai genitori. In questi casi il progetto prevede un intervento con la singola persona, per aiutarlo a confrontarsi ed affrontare la propria storia ma, anche, un intervento con la coppia, per sostenerla nella costruzione della propria autonomia e per sostenerla anche nell'esercizio della funzione genitoriale.

Ai bambini che entrano, con i loro genitori, in una comunità di questo tipo vengono garantiti spazi di "normalità" legati alla loro età ed alle loro esigenze: frequenza di asilo o scuole, gestione del tempo libero con coetanei

Agli adulti viene invece chiesto un lavoro serio e impegnativo sulla propria autonomia al fine di valutare le possibilità di continuità del rapporto genitoriale, fermo restando per il Tribunale la possibilità di procedere con l'affidamento o l'adozione qualora vengano meno le condizioni di tutela per i figli.

Al centro del lavoro terapeutico sta un intervento clinico multifocale sia di tipo intrapsichico (psicoterapia individuale, di gruppo, di sostegno alla coppia madre/bambino, padre/bambino) che di inserimento sociale (guida all'accudimento e alle cure giornaliere del bambino, formazione e inserimento lavorativo).

Il sostegno alla coppia genitore/bambino si concentra particolarmente sulle condizioni dell'autostima del genitore come persona e sulla ricerca di una condizione positiva e gratificante nella relazione di cura con il figlio; nello stesso tempo l'intervento opera per contenere il rischio, per i bambini, di divenire strumenti della guarigione del genitore.

L'intervento ha alcuni aspetti peculiari che lo rendono di per sé complesso, quale ad esempio il difficile equilibrio tra la tutela dei minori affidati e le condizioni che garantiscono un percorso terapeutico per i genitori (spesso difficile, soggetto a frequenti crisi demotivazionali, soprattutto quando percepito come obbligato); tali aspetti rendono auspicabile l' integrazione degli strumenti, normalmente utilizzati all' interno di una comunità terapeutica, con altri di tipo più innovativo (quali possono essere l' introduzione di laboratori che propongono tecniche corporee particolarmente coinvolgenti) e maggiormente legati ad una concezione di comunità 'aperta', all'interno di un modello a rete, in cui gli ospiti (come persone che come genitori) possano riappropriarsi delle proprie risorse e capacità in un' ottica di reale reinserimento nella società.

 

5. Le Scuole dei Genitori

 

Le Scuole dei genitori sono un fenomeno significativo, sorto i questi ultimi tempi, in ogni parte d’Italia (con significativi paralleli in altre nazioni) , e costituiscono un segno evidente che le famiglie non vogliono rassegnarsi e subire. Nascono per rispondere ai cambiamenti e alle complessità della vita sociale che si ripercuotono sulla famiglia. Lo scopo è quello di aiutare i genitori, riflettendo sulle esperienze e rendendosi conto che i problemi sono comuni.

Le Scuole dei genitori si pongono, in genere, due tipi di obiettivi:

1. Aiutare i genitori a diventare coscienti della dignità e della grandezza del compito educativo della famiglia. I genitori consapevoli della propria genitorialità e del proprio stile educativo sanno assumersi serenamente le loro responsabilità, riconoscono le loro capacità e sono più competenti nell’esercitarle.

Le occasioni di confronto e di approfondimento su tematiche educative sono oggi rare e saltuarie. Non si può pensare a rapporti educativi che incidano positivamente sui figli senza una buona integrazione dei genitori con se stessi: l’equilibrio psicologico dei figli è sempre condizionato dagli atteggiamenti educativi degli adulti. E’ necessario quindi formare gli adulti ad una matura consapevolezza della loro vita personale, interpersonale ed educativa, ad una progressiva trasformazione degli atteggiamenti di fondo: verso sé, verso gli altri, verso la vita, verso l'esperienza profonda e spirituale di aver messo al mondo dei figli.

L'esperienza ha confermato e rafforzato la convinzione che dal confronto tra genitori nasce un aiuto efficace.

2. Stimolare ed orientare le famiglie a trasformarsi in risorse per la collettività, nella più ampia comunità sociale. In una società disorientata, chiamata a rispondere a continue nuove sfide, si torna a chiedere alla famiglia una funzione forte ed innovativa per la formazione di personalità sane ed equilibrate.

Si entra così nella logica del "lavoro di rete": un lavoro coordinato ed integrato che si arricchisce di apporti vari e molteplici, di intreccio fra professionalità e volontariato, fra pubblico e privato. Più infatti le famiglie vengono considerate e trattate come "piccole isole", separate e dissociate, più i condizionamenti socio-culturali, economici e politici producono interferenze ed invadono in modo massiccio i loro spazi vitali.

Le famiglie sono i luoghi in cui i valori possono venire sperimentati ed apprezzati come dimensioni essenziali e termini di riferimento vitali per "ricreare" le persone in tutte le loro dimensioni. L'incontro dei genitori, il confronto tra le diverse esperienze, la discussione delle indicazioni degli esperti, il sostegno del gruppo genitoriale, la possibilità di apprendere contenuti psico-pedagogici inerenti la crescita dei figli, sperimentare tecniche di comunicazione e modalità di relazione efficaci, hanno delle ricadute evidenti nel miglioramento delle relazioni con i figli, nella promozione della loro autonomia, nell'accompagnamento della loro crescita.

Obiettivo prioritario delle Scuole dei Genitori sono quindi i grandi temi della pratica educativa. L’educazione viene qui intesa nel suo senso originario, ("e-ducere" = trarre fuori ): in un clima rassicurante, che evita di evocare inutili sensi di colpa e di addossare ogni responsabilità alle famiglie, i genitori si interrogano sulle loro responsabilità, riconoscono le loro competenze, valorizzano il loro ruolo, ritrovano fiducia e stima in se stessi e negli altri, diventando in grado, in tal modo, di gestire autonomamente i problemi, senza nascondere i limiti e negare le contraddizioni.

Le Scuole dei Genitori si propongono di partire più dalle risorse che dalle difficoltà, di fare incontrare i genitori e con loro aprirsi a nuove conoscenze e nuovi sbocchi operativi.

Si riconosce tuttavia che nuovi modelli familiari, nuove modalità nella conduzione e negli stili dei rapporti tra le persone nella famiglia non possono prescindere dall’esperienza e dal vissuto dei genitori stessi.

Il percorso formativo proposto è uno spazio di educazione reciproca, dove le persone imparano a crescere e si aiutano vicendevolmente a realizzare l’ascolto, a comunicare, a gestire i conflitti e a cambiare se stessi.

Anche il luogo e la metodologia degli incontri non sono considerati secondari ai contenuti proposti: il modo di dialogare, di discutere, di imparare non è senza conseguenze sul rapporto da avere tra coniugi e nella relazione genitori-figli.

Non si intende quindi offrire ai genitori un'esperienza di formazione con programmi già in tutto prestabiliti; si vuole piuttosto coinvolgere le famiglie in un percorso comune, sistematico ed attivo, riconoscendo il loro "saper-fare", rispettando ed attivando le loro risorse, credendo nelle capacità di cambiamento e di sviluppo dei genitori, delle famiglie e dei loro contesti.

Lo stile di conduzione si propone di essere molto concreto ed esperienziale, utilizzando metodologie coerenti: giochi di ruolo, simulazioni, esercizi di autoanalisi e di comunicazione interpersonale.

Vengono offerte quindi non tanto "conferenze" quanto piuttosto veri e propri "incontri" che, partendo dall’apprendimento e dalla discussione di nuove acquisizioni, portino al racconto della propria vita, alla creazione di uno spazio di accoglienza, di confronto e di rielaborazione delle singole esperienze e pratiche educative.

 

6. Genitorialità di territorio e genitorialità di comunità

 

É ormai convinzione comune, ampiamente suffragata dalla ricerca, che nelle proposte di servizi e interventi per l’infanzia, la preadolescenza e l’adolescenza il coinvolgimento delle famiglie, l’individuazione ed il sostegno delle risorse familiari producano esiti efficaci e prolungati nel tempo. In particolare, la capacità di attivare i genitori e di renderli protagonisti e promotori delle iniziative che riguardano i loro figli pare essere un potente fattore di prevenzione nei confronti di disagi relazionali e di altri rischi connessi alla crescita.

Sappiamo che nel nostro mondo la missione educativa è svalutata, occorre reagire organizzando l’apporto delle famiglie perché possa essere efficace.

Possono nascere forme nuove ed inedite di organizzazione come la genitorialità di comunità, e la genitorialità di vicinato.

Nel primo caso genitori che frequentano una medesima "comunità" territoriale come la stessa scuola per i loro figli, la medesima parrocchia, la partecipazione alla stessa associazione sportiva o ricreativa… si conoscono, si parlano e si confrontano.

A partire dai processi di discussione e di dialogo attivati incominciano a prendere insieme alcune decisioni che riguardano i figli. Il dibattito e la ricerca rendono più autorevoli le loro decisioni perché sono più motivate e più convinte.

L'accordo raggiunto previene le infinite discussioni, così quotidiane con i figli, su quale sia il genitore più "aperto" e all' "avanguardia", cioè più permissivo e disposto a cedere. Il compito genitoriale si alleggerisce di fatica e di ansia.

Nel secondo caso sono i genitori vicini di casa che si aprono reciprocamente verso uno scambio di idee e di esperienze sulle specifiche problematiche educative dei figli e rivitalizzano quel buon vicinato che, da sempre, quando saggiamente inteso, ha costituito un'ottima occasione di mutuo sostegno, un'esperienza di famiglia allargata, di codice paterno rinforzato.

Un'ulteriore occasione di spazi di genitorialità condivisa, più impegnativa e più coinvolgente e quindi più efficace, può essere individuata nella proposta della "costituente educativa" (per esempio al termine di un ciclo di Scuola dei Genitori particolarmente riuscita).

Una costituente è il processo con cui si dà identità ad una collettività.

In questo caso collettività sono i genitori organizzati i quali, attraverso momenti di condivisione e di dibattito comune dove tutti abbiano la possibilità di esprimersi, riconoscono un programma educativo comune cui intendono riferirsi e richiamarsi. Fondamentale per la riuscita è poter disporre di una buona partecipazione perché si crei un clima di passione e di entusiasmo capace di vincere un diffuso smarrimento, conseguenza dell’attuale fatica educativa e anche di una certa solitudine delle famiglie.

Normalmente una costituente educativa prende spunto dall'impegno e dal coinvolgimento delle famiglie nella realizzazione di qualche attività o iniziativa significativa sul territorio.

 

 

Parte II

 

Proposte per la realizzazione concreta

 

Una casa per la genitorialità

 

Il progetto che si intende realizzare nell'ex Scuola elementare e materna "Istituto Suore Missionarie della Consolata" riguarda tre ambiti di intervento pensati come intimamente connessi e da realizzare in sinergia e insieme costituiscono la proposta denominabile: "una casa per la genitorialità".

 

L'orizzonte teorico al quale fanno riferimento le tre proposte è stato illustrato nella prima parte di questa presentazione.

La sinergia e l'integrazione dei tre progetti si fonda sulla constatazione che ci deriva da oltre quindici anni di esperienza nel campo delle problematiche giovanili che l'ambito della cura fornisce criteri preziosi ed importanti per le strategie della prevenzione , detto in altre parole che gli aspetti terapeutici e quelli educativi possono venire distinti ma non separati.

 

1. Comunità residenziale genitori e bambini

 

Storia e obiettivi

La Comunità Terapeutica ‘genitori e bambini’, attualmente con sede in Moncalieri, str. Carpice n° 17, é stata avviata nel 1990 per venire incontro ad una esigenza specifica che non trovava altra risposta nel territorio piemontese: un percorso educativo-terapeutico di madri che intendevano risolvere il problema della loro condizione di tossicodipendenza continuando ad avere in carico il proprio figlio. Negli ultimi anni il progetto si è via via più definito e specializzato, offrendo attualmente strumenti più specifici e mirati dal punto di vista educativo sulla relazione genitore-figlio.

Attualmente, motivo dell'aumento delle richieste, la struttura si rivela inadeguata come capienza.

L’ obiettivo principale e generale del programma terapeutico prevede di affrontare la situazione problematica dell'ospite (abuso, problemi di personalità, anoressia, emarginazione…) aiutandolo a costruirsi un personale progetto globale di vita che gli consenta di mettere a frutto le sue potenzialità, di realizzarsi secondo le proprie aspirazioni e di acquisire o rielaborare un ruolo genitoriale più maturo. Il lavoro è centrato sulla rielaborazione del proprio stile di vita attraverso i tre criteri fondamentali della metodologia di intervento dell' Associazione Solidarietà giovanile (fiducia, rinuncia, sollecitudine, vedi testi allegati).

I sottoobiettivi possono essere così sintetizzati:

- Attraverso la rielaborazione del proprio vissuto e sofferenza, acquisire una più precisa consapevolezza di sè e del proprio passato,

- Uscire da un modello fallimentare di autopercezione e riacquisire fiducia in sè e nelle proprie capacità.

- Acquisire un nuovo e più funzionale concetto di norma e di socialità attraverso la proposta di modelli di riferimento positivi.

- Sperimentare la vita in comune e nuovi rapporti positivi con gli altri.

- Recuperare fiducia in chi è vicino, nelle proprie capacità intellettuali e manuali, in base ad un saldo principio di realtà. In particolare il raggiungimento di un riconoscimento ed una accettazione piena delle proprie parti deboli ed il relativo superamento attraverso un confronto continuo onesto ed umile con esse.

- Offrire nuovi strumenti culturali, conoscenze teoriche (psicologia, pedagogia...) per l’ acquisizione di un ruolo di genitore e cittadino più maturo e responsabile.

- In conclusione, la sperimentazione e l'acquisizione di nuove regole di vita che, insieme alla presa di coscienza della importanza dei valori educativi e, in generale, della cultura, introduca l' utente al ritrovamento di un proprio senso di vita che dia unità, consistenza e significato alla propria esistenza.

Altri sottoobiettivi vengono proposti in modo del tutto personale ed individualizzato. Concretamente vengono stilati dall’ equipe dei contratti terapeutici mensili che segnano il percorso e permettono di verificare risultati e passi avanti.

Trattandosi di un percorso che coinvolge a tutti gli effetti i bambini, gli obiettivi che li riguardano possono essere così sintetizzati:

- recupero di una dimensione di vita quotidiana il più possibile normale (orari, ritmi, attività). Spesso i minori ospiti nella struttura provengono da situazioni di forte degrado, da esperienze drammatiche di abbandono che necessitano un clima accogliente e ben strutturato per poter in qualche modo essere superate;

- valutazione e sostegno della relazione madre-figlio attraverso strumenti specifici e tramite la presenza costante di educatori esperti;

- recupero di occasioni sane di socializzazione, con i bambini presenti in comunità e tramite l’ utilizzo di risorse esterne (ludoteche, partecipazioni a laboratori...);

- presa in carico sanitaria, alimentare;

- presa in carico specialistica, là dove emergano situazioni particolari che richiedano interventi terapeutici individuali (con il coinvolgimento del Servizio di Neuropsichiatria Infantile).

Metodologia

Il modello di rete , al quale l'Associazione fa riferimento, è un modello strategico orientato alla cultura dell’ integrazione e alla cura delle connessioni. Per integrazione intendiamo il tentativo di rispondere in modo globale e non riduttivo alle varie dimensioni del bisogno delle persone, per connessione il coordinamento tra le varie risorse ed agenzie (formali o meno) mobilitate.

La presa in carico di genitori problematici con i loro figli non deve operare riduzioni di complessità; la comunità accetta di definirsi come punto di una rete per costituire, insieme ad altre risorse e proposte, un’ unica ‘catena’.

Un’ azione incisiva ed una risposta adeguata alle sfide della tossicomania e dell’essere genitori deve valorizzare e collegare le reti informali della comunità locale per poter usufruire, nel modo più completo, delle risorse sovente sconosciute ed inespresse.

Per questo la comunità ricerca e valorizza gli apporti offerti dai servizi territoriali, costruisce, ove possibile, un percorso parallelo con le famiglie d’origine, coinvolgendoli in incontri sistematici e gradualmente rivalorizza tutte le risorse e i contatti positivi delle singole esperienze.

La comunità viene intesa come struttura ‘aperta’, dove cioè i cambiamenti possano essere valutati e riconosciuti, dove esistano tappe che segnino in crescendo un percorso, dove venga rispettata l’individualità dei singoli e gli spazi e i tempi dei bambini.

Tipo di prestazioni

Il progetto educativo-terapeutico dell' Associazione (che gestisce con al coop. Terra Mia altre comunità e altre realtà riabilitative), è organizzato in moduli, stabilisce per ogni ospite obiettivi individualizzati e li sottopone a precisi contratti terapeutici sottoscritti e a tappe di valutazione sistematiche.

In questo modo la comunità ‘genitori e bambini’ assume alcune caratteristiche peculiari:

- il genitore portatore di un'esperienza di forte disagio, deve, oltre al suo cammino individuale, imparare o reimparare ad essere madre o padre: il progetto le fornisce spazi di rapporto con il suo bambino, ma offre anche delle linee guida da seguire e le richiede momenti periodici di verifica;

- l’attività formativa ed educativa (momenti quotidiani di studio e di approfondimento individuale o di gruppo ) deve tener conto del ruolo unico e insostituibile di un genitore e offrirgli strumenti culturali adeguati allo scopo. Viene quindi proposta una duplice formazione: rivolta all’utente in quanto persona con percorso problematico ed in quanto genitore;

- al momento dell’entrata in comunità non viene richiesto al genitore come condizione dell’accoglienza, la garanzia circa il possesso degli strumenti e della maturità sufficiente per farsi carico in modo adeguato del proprio figlio (certo trattandosi di situazioni quasi sempre molto delicate, si cerca, durante il periodo di accoglienza, di fare valutazioni particolarmente approfondite, dovendo anche, in alcuni casi, cercare soluzioni alternative per il minore).

La comunità con appositi strumenti di sostegno e di educazione si impegna a sviluppare un progetto terapeutico che assuma come luogo d’intervento la relazione genitore-bambini (e in modo specifico il rapporto madre-bambino particolarmente nella prima età): un rapporto che tante volte si rivela patologico (frequentissimi per esempio le situazioni di "doppi legami", di immaturità affettiva, di incapacità alla comunicazione, di simbiosi e dipendenze affettive), su cui l’educatore deve saper intervenire. Infatti, anche secondo la più recente bibliografia scientifica, la comunicazione madre-bambino é il luogo dove le patologie e le difficoltà che il genitore vive in se stesso si manifestano, e, nello stesso tempo, l' ambito possono essere affrontate in modo efficace intervenendovi direttamente attraverso una pluralità di approcci: il rapporto terapeuta-utente, i colloqui individuali strutturati, i momenti quotidiani di verifica e di auto-aiuto, la gestione delle dinamiche di gruppo, i momenti di osservazione guidati;

- il clima della vita comunitaria deve essere sereno e famigliare per permettere al figlio di percepire, in modo adeguato alle proiezioni di un bambino, che la madre é personalmente impegnata in un suo cammino specifico; per questo motivo ci sembra difficile impostare un progetto di questo tipo in una comunità eccessivamente rigida, in cui le frequenti sequenze trasgressione-punizione forniscono al bambino una scansione del tutto particolare degli eventi, del tempo, dei rapporti. La serietà del percorso viene garantita da un maggior utilizzo di altri strumenti terapeutici quali il rapporto personale con l’educatore, il progetto educativo personalizzato, i momenti di rielaborazione collettiva;

- anche (e forse più degli altri) questo progetto utilizza molto la rete sociale estesa e il territorio. Fermo restando il preciso e insostituibile ruolo del personale responsabile del progetto, viene richiesta la collaborazione delle diverse risorse del territorio per garantire alla comunità un ambiente culturalmente ricco, aperto, con oppurtunità di socializzazione e di attività esterne soprattutto per i bambini.

Ultimamente è stato avviata un’attività di arteterapia che coinvolge genitori e figli; un lavoro espressivo che ha come obiettivo una maggiore consapevolezza e attenzione verso i segnali e i bisogni che i bambini esprimono, ma anche una riscoperta del piacere del proprio ruolo, per i bambini un recupero sano del rapporto con le madri (mediando la possessività o l’ aggressività), partendo dal contatto fisico ed emotivo.

Il percorso è strutturato in varie fasi:

- la psicomotricità (la scoperta del corpo)

- l’ analisi delle emozioni (viaggio attraverso le emozioni del bambino - soprattutto la paura- e della mamma)

- la teatralità (il racconto e tutto ciò che ad esso è collegato - racconto le emozioni poi racconterò le storie poi inventerò le storie); si passa da essere semplici spettatori (lo spettacolo visto) a veri attori (lo spettacolo vissuto). Si utilizzano strumenti come: riprese con la videocamera, costruzione maschere, marionette..., teatro d’ ombra, utilizzo ludoteche comunali ed altre iniziative esterne rivolte ai bambini.

Uno degli obiettivi è che i genitori da fruitori dell’ iniziativa diventino gradualmente organizzatori e quindi più consapevoli del proprio ruolo e delle proprie risorse.

I bambini non hanno bisogno della comunità terapeutica: devono essere garantiti i diritti fondamentali perché possa crescere serenamente: gioco, contatto quotidiano con i genitori madre, compagnia di altri bambini, assistenza sanitaria, principi educativi personalizzati.

I bambini frequentano durante il giorno l’asilo nido, la scuola materna o la scuola elementare, garantendo loro, anche in questo, il diritto di essere seguiti dai propri genitori, ma difendendo il più possibile questi, in quanto soggetti di un percorso terapeutico riabilitativo. Alcuni momenti della giornata sono gestiti da operatori ed animatori che propongono attività ludico motorie strutturate rivolte solo ai bambini e adeguate all' età dei piccoli ospiti.

E' garantita inoltre, all' interno dell' equipe della struttura, la presenza di una pedagogista e di una psicologa, con il duplice compito di osservare e verificare la situazione dei bambini e di intervenire con le madri nel lavoro di rielaborazione del ruolo genitoriale.

La comunità offre inoltre uno spazio di valutazione e verifica anche del rapporto padre-figlio (quando questo già sussista), riservandosi in ogni caso di difendere il nucleo familiare che ospita da condizioni particolarmente negative e destrutturanti (es. padre esterno che non intenda cambiare abitudini, con patologie psichiatriche che portino ad eccessi di aggresssività e violenza).

Organizzazione del servizio

La comunità offre un servizio residenziale; la giornata per i minori è suddivisa in momenti liberi con i genitori (momenti di gioco, i pasti, la pulizia personale, il risveglio e l’ addormentamento), momenti strutturati con i genitori (laboratori, attività varie), momenti all’ esterno della struttura (frequenza alla scuola materna, alla scuola elementare), momenti all’ interno della struttura senza i genitori gestiti da animatrici, assistenti d’ infanzia o psicologhe.

Nei fine settimana sono previste uscite o attività ricreative che coinvolgano tutto il gruppo dei genitori con i loro figli.

E’ garantita la presenza di un operatore professionale 24 ore su 24 e la compresenza diurna che permette lo svolgersi di tutte le attività senza trascurare il percorso terapeutico dei genitori da una parte ed il percorso di crescita dei bambini. Varie figure professionali e diversi volontari collaborano nella gestione degli ambiti specifici della comunità.

La permanenza media delle coppie genitori-figli in comunità è di 18-24 mesi; gli ultimi mesi hanno l’ obiettivo specifico di avviare il reinserimento all’ esterno, verificare le risorse sociali, sostenere la ricerca lavorativa e abitativa.

Utenza

E’ previsto l’ inserimento di genitori con figli (indicativamente dai 0 ai 10 anni). E’ possibile inoltre l’ inserimento di donne senza figli (dove i bambini sono temporaneamente ospiti presso comunità per minori, reparti di ostetricia degli ospedali, famiglie affidatarie) con l’ obiettivo specifico di una valutazione per l’ idoneità di un successivo progetto madre-figlio.

Rapporto con il territorio

Come accennato nelle premesse metodologiche, si intende realizzare uno stretto rapporto con il territorio, sia sul versante delle agenzie formali (scuola, parrocchia, pediatra, consultorio...) che su quello delle risorse informali (famiglie, vicinato...).

L'obiettivo di poter disporre di una ludoteca interna (aperta anche a famiglie e bambini esterni alla comunità, secondo l'esperienza in corso) e di un centro aggregativo per adolescenti (che a Moncalieri porta il nome di Ecospazio e, nella ipotesi qui presentata è illustrato al punto 3) rende la struttura particolarmente adeguata e attrezzata per un apertura e un forte collegamento con il territorio.

Modalità di presa in carico

L’ invio avviene da parte dei SER.T. per quello che riguarda le madri e da parte dei Servizi socio-assistenziali di riferimento per i minori. Normalmente si utilizzano riunioni d’ equipe congiunte tra tutti i servizi interessati per l’elaborazione iniziale del progetto e per le verifiche periodiche dell’ andamento.

Data la peculiarità della struttura, si lavora in stretta collaborazione con i Servizi di Neuropsichiatria Infantile e con il Tribunale per i Minorenni di Torino.

 

La responsabilità del progetto è affidata alla dott.sa Giulia De Ferrari, medico, psicoterapeuta, presidente della coop. Terra Mia

 

2. Scuole dei genitori

 

Con l' attivazione di una Scuola dei genitori permanente si vuole realizzare un servizio significativo volto a sostenere le competenze genitoriali ed orientato a tre specifiche età dei figli utilizzando quindi metodologie e offrendo programmi differenziati:

 

 

Il servizio si propone di dare un supporto alla genitorialità e di coinvolgere i genitori in forme aggregative dando continuità a gruppi di autoaiuto.

L'orizzonte teorico che si intende promuovere e approfondire nella formazione e nel dibattito è espresso nei principi essenziali della costituente educativa qui presentata in allegato.

 

La formazione alla genitorialità troverà il suo impulso nella realizzazione di ulteriori tre servizi:

 

- una biblioteca con la possibilità di consultare riviste e libri riguardanti i vari aspetti della relazione genitori-figli e delle problematiche genitoriali;

- uno sportello di informazione su servizi, iniziative e opportunità sia di tipo formativo che ricreativo per i bambini ed i loro genitori nella realtà cittadina e locale.

- una raccolta per la consultazione e il prestito d'uso di video e prodotti musicali destinati ai bambini, ai ragazzi e agli adolescenti. Schede cinematografiche e musicali ad uso delle famiglie.

 

La responsabilità del progetto è affidata ad Adriana Maestrini, insegnante distaccata e a Festa M. Teresa insegnante.

 

 

3. Attività di supporto al progetto "Adolescenti a Le Gru"

Ascolto, aggregazione e coinvolgimento degli adolescenti che frequentano il Centro commerciale Le Gru.

I centri commerciali, che per alcuni versi sono generalmente considerati, nella osservazione degli adulti, come luoghi meramente funzionali, sono invece spesso vissuti dagli adolescenti e dai giovani come spazi riconquistati per nuovi significati e nuove funzioni: luoghi di incontro, di socializzazione, di cultura giovanile. Quasi a nascondersi dalla società delle prestazioni, quasi a replicare una condizione di invisibilità sociale — si potrebbe interpretare — i giovani conquistano degli spazi per sé, in luoghi inaspettati.

Può essere quindi significativo concentrare un impegno educativo fatto di ascolto e di comprensione innanzitutto proprio a partire da questi luoghi di aggregazione, per restituire visibilità sociale a fenomeni giovanili che sembrano porsi ai margini, per ridare parola a percorsi che si presentano come silenziosi e restii.

A partire dal maggio 1999 è stata avviata , dalla nostra Associazione, negli spazi aperti del Centro Commerciale Le Gru in Grugliasco una Ricerca Intervento sul tempo libero dei giovani con gli adolescenti che frequentano il Centro e lo considerano un loro ambito significativo di aggregazione nel tempo libero.

La ricerca è stata operativamente condotta da un gruppo di pari (circa 20) preparati nei mesi precedenti attraverso un percorso formativo sia teorico che pratico.

Dal punto di vista teorico sono stati approfonditi due concetti alla base di tutto il lavoro successivo: il concetto sociologico emergente di "non-luogo" e il concetto classico di socializzazione formale e informale.

La ricerca intervento al centro commerciale Le Gru seguiva la linea metodologica della precedente ricerca nelle discoteche descritta nella pubblicazione "Se tuo figlio in discoteca" Bologna 1998 (di Domenico Cravero) e, per alcuni versi ne appariva la prosecuzione.

Terminata la prima fase del contatto con gli adolescenti da parte del gruppo che realizzava la Ricerca Intervento e la compilazione dei questionari, nel 2000 si è passati all’analisi e alla riflessione delle indicazioni emerse, rielaborando alcune ipotesi di intervento e studiandone la fattibilità. Una struttura nei pressi del Centro Commerciale può offrire opportunità varie di promozione della creatività giovanile, della formazione e della produzione culturale a partire dagli interessi che i giovani hanno espresso, rispondendo alle domande del questionario, soprattutto nell’ambito della musica e delle nuove tecnologie della comunicazione.

Riflettendo sui giovani della notte e su quelli che affollano i centri commerciali si tratta di realizzare interventi adatti a promuovere il processo di crescita dei giovani verso l’indipendenza e l’autonomia, a partire dai loro interessi e dalle loro passioni.

Le nuove tecnologie digitali hanno creato un mondo nuovo nel quale occorre imparare a vivere perché il processo avviato si presenta come irreversibile.

I giovani hanno certamente più facilità rispetto agli adulti a riappropriarsi di questo nuovo territorio. Sanno utilizzare con più flessibilità ed elasticità i "personal media". Con grande agilità maneggiano la tastiera (in gergo: "smanettano") del computer, utilizzano Internet, la posta elettronica, frequentano (alcuni quotidianamente) le "chat room", i "news groups", le "mail list".

Il loro sguardo è capace di afferrare vari livelli di immagini contemporaneamente, con identica disinvoltura e competenza si muovono nella comunicazione musicale, sia locale che internazionale.

Ostentano una spontanea abilità personale a farsi strada nelle culture estranee a quella native, una capacità quasi innata nel padroneggiare, in maniera più o meno esperta, codici e sistemi di significato nuovi, un rapporto, a tratti molto complesso, con i mondi virtuali.

Una grande curiosità li guida spesso ad ascoltare, guardare, intuire ciò che si presenta come nuovo e diverso.

Il mondo contemporaneo vede, poi, un enorme aumento della mobilità, un rimescolamento demografico, una circolazione dei prodotti e delle conoscenze senza precedenti. Ne risulta una pluralizzazione di possibilità di scelta e la trasformazione stessa delle specificità culturali etniche, locali, tradizionali. I segni di questo cambiamento in atto sono facilmente visibili: in ogni città, per esempio, c'è un ristorante cinese, è possibile acquistare pane arabo, sono reperibili specificità gastronomiche che si diffondono con grande interesse della popolazione. Certi generi di musica sono diventati fortemente internazionali per la grande maggioranza dei giovani, senza tuttavia che l'interesse per i gusti, più legati al locale ed al particolare, sia diminuito.

La grande maggioranza dei giovani sembra motivata a trascendere l'appartenenza e i caratteri del proprio gruppo di appartenenza o di origine, senza tuttavia trascurare lo specifico delle proprie origini.

I giovani amano molto viaggiare e conoscere, si trovano a proprio agio in ogni contesto e in ogni parte del globo, si identificano con curiosità nelle culture più diverse. Il loro spontaneo internazionalismo è divenuto il propulsore di quella più ampia rivoluzione culturale che ha modificato i costumi e il modo di trascorrere il tempo libero, nella fruizione musicale, nei gerghi e nei comportamenti, nell'adesione a mode e tendenze.

E' una cultura tendenzialmente "cosmopolita" quella di cui si fanno promotori: un atteggiamento intellettuale ed estetico di apertura verso esperienze culturali divergenti, un desiderio intenso di avere a che fare con l'Altro, un volere andare d'accordo con l'Altro senza tuttavia che questo richieda una rinuncia al proprio mondo.

Non sappiamo se il cosmopolitismo giovanile e la radicale gestione democratica della loro vita di gruppo si conserveranno tali anche nella futura condizione adulta che, invece, sembra presentarsi in tutta l'ambivalenza della sua pratica comunicativa, nel perenne alternarsi di tensioni cosmopolite e di spinte etnocentriche. Già possiamo al presente constatare come globalità e universalismo non comportino solo esaltazione ed entusiasmo ma anche fatica e stanchezza: le nuove possibilità dell’esprimersi di biografie creative, comportano, non di meno, cumuli di sofferenza e di angoscia che non tutti hanno capacità di sopportare.

Molti di questi elementi sono stati indagati ed approfonditi nell’ascolto realizzato attraverso la somministrazione del questionario concepita secondo la modalità del dialogo tra pari su argomenti di interesse immediato per i giovani: le compagnie, i personal media, la musica, gli orientamenti della vita, le delusioni e la soddisfazioni…

Si è così messo in evidenza come il processo di identità, compito dell'età adolescenziale, in una società che ha tutti i tratti della complessità, sia diventa più difficile.

L'identità non viene più facilitata dall'omogeneità dei luoghi, anzi, viene a formarsi in luoghi molteplici, attraverso attori diversi e con scopi divergenti.

I contesti quotidianamente frequentati dai giovani sono numerosi e differenziati: la famiglia, la scuola, lo sport, l'oratorio, i locali del divertimento e dell'evasione, i luoghi del consumo. Sono altrettanti contesti sociali con codici di ingresso e di comportamento diversi, senza coerenza, anzi spesso con messaggi e proposte di vita in netta contrapposizione.

Non mancano però i comportamenti giovanili che si orientano spontaneamente verso nuove forme di integrazione. Si diffondono sentimenti "spaesanti" di appartenenza alla moltitudine indistinta e si reagisce mediante la riscoperta delle identità locali. All'individualismo della società si contrappongono nuove forme di gratuità e solidarismo nell'associazionismo e nel volontariato giovanile. Nascono nuove proposte di partecipazione sociale nella città multietnica insieme a iniziative di recupero o difesa degli spazi urbani. Si sperimentano processi nuovi di identità che tentano di costruirsi nella capacità di coniugare le reti corte di relazioni di socialità (amicizia, vicinato, realtà locale…) con quelle lunghe che i processi di globalizzazione impongono (solidarietà con i paesi poveri, pacifismo, commercio equo e solidale…).

Non è quindi vero che i nuovi giovani siano senza valori, apatici e disorientati: la nuova condizione in cui vivono li porta ad una profonda ridefinizione dei compiti dello sviluppo, alla ricerca di nuovi processi di formazione, a nuovi significati e nuovi valori da attribuire all’esperienza. Diventa più che mai importante per gli adulti, che si pongono obiettivi educativi, mettersi in ascolto ed affiancare il tempo della crescita con una nuova capacità di comprensione e di orientamento.

In attesa di poter offrire al grande numero di adolescenti che affollano il centro commerciale a tutte le ore del giorno (in molti casi abbandonando la scuola) stimoli e risorse non solo di aggregazione ma anche di formazione e di riflessione (da studiare più attentamente) nell’immediato di intende proseguire il contatto aperto con la Ricerca-Intervento attraverso alcune semplici attività che si pongono come risposta ai bisogni emersi dalle risposte ai questionari.

I giovani esprimono innanzi tutto un bisogno di ascolto e di orientamento.

Attraverso un sistema di bacheche mobili e l’uso di un camper si intende organizzare negli spazi aperti del centro un punto di informazione, sullo stile degli Informagiovani legato ad un contesto aggregativo particolare in cui promuovere e proteggere i processi di "personalizzazione": l’ascolto e l’orientamento alla persona.

Attrezzando una redazione mobile e dotandola di computer e duplicatori trasportabili realizzare un foglio di comunicazione, simpatico e significativo, sullo stile dei giornalini scolastici per arricchire l’incontro e il confronto delle persone e delle esperienze, per dare visibilità sociale alle istanze giovanili e per avviare riflessioni e discussioni non solo sul divertimento e sui consumi giovanili ma anche sugli ambienti della vita quotidiana, particolarmente la scuola, ma anche le problematiche affettive e familiari.

A partire dai risultati positivi ed interessanti dei Centri di Consulenza che si realizzano sempre più nelle scuole, si intende offrire ad orari settimanali fissi anche la possibilità di un servizio di couselling psicologico ed educativo sul camper secondo una esperienza ormai consolidata che l'Associazione ha realizzato nel lavoro di strada nella prevenzione secondaria e terziaria.

Infine il progetto intende avviare un lavoro di confronto e di coordinamento con le iniziative degli Enti Locali e dei Servizi orientati agli adolescenti, inserendo così queste proposte nella rete del lavoro sociale del territorio.

 

La responsabilità del progetto è affidata a don Domenico Cravero