Sarà in librerìa da giovedì il libro a cura di
John Brockman, Non è vero ma ci
credo. Intuizioni non provate, future verità del
Saggiatore, Milano, pagg. 266, € 15,00,).
Il libro riprende le risposte giunte al sito www.edge.orgalla domanda «In
cosa credi anche se nonpuoiprovarlo?». Le risposte sono
firmate da un centinaio tra i più autorevoli filosofi,
scrittori, psicologi e intellettuali contemporanei.
di lan McEwan
II concetto di prova, in campo scientifico, filosofico, nei tribunali
penali o nella vita quotidiana, è un concetto elastico, ed
è interessante constatare quanto sia soffocato da ogni genere di
debolezza e creatività umana. Quando il geloso Otello pretende
la prova che la giovane moglie lo sta tradendo (mentre, ovviamente, lei
è innocente), per lago non è affatto difficile offrire al
padrone ciò che quest'ultimo, masochisticamente, desidera. Per
secoli brillanti studiosi cristiani hanno dimostrato, utilizzando
argomentazioni razionali, l'esistenza di un dio dei cieli, pur sapendo
che questo non avrebbe permesso loro di giungere ad altre conclusioni.
La madre ingiustamente arrestata per avere ucciso i figli, in
virtù di una prova scientifica fornita da un pediatra, mette
giustamente hi dubbio la buona fede del tribunale su unaprova
scientifica riguardante la sindrome da morte improvvisa del neonato.
Quando Penelope non capisce se lo straniero stracciato che si presenta
a Itaca sia realmente suo marito Ulisse, escogita una prova riguardante
la costruzione del loro letto nuziale che soddisfa la maggior parte di
noi, ma non i logici, il precoce matematico di dieci anni che esulta
dimostrando che gli angoli di un triangolo equivalgono sempre a 180
gradi, prima di farsi la barba per la prima volta scoprirà che
in altri ambiti matematici non èsempre così. Pochi
sanno come dimostrare che 2+2=4 in tutte le circostanze, ma diamo per
scontato che sia vero, a meno di non essere così sfortunati da
vivere in un regime politico che ci imponga di credere
nell'impossibile; George Orwell in narrativa, e Stalin, Mao, Pol Pot e
molti altri ci hanno dimostrato che la risposta può anche essere
5.
È incredibilmente complesso
stabilire in maniera definitiva quale sia la verità in ciascuna
disciplina, per quanto semplice. È sempre difficile rendersi
conto delle cose che ciascuno di noi da per scontate: un tempo era
rischioso mettere in dubbio la saggezza degli anziani, o le tradizioni
sopravvissute nei secoli, e pericoloso incorrere nel furore degli dei,
o almeno deiloro rappresentanti terreni. Forse l'invenzione più grande di
tutte, perfino più della ruota o dell'agricoltura, è stata la lenta
elaborazione di un sistema di pensiero, la scienza, il cui nucleo
è costituito dalla confutazione e la cui procedura essenziale
è l'autocorrezione. Solo di recente, nell'ultimo mezzo
millennio, una parte significativa dell' Umanità ha iniziato a
fare a meno dei giudizi apparentemente rivelati da entità
soprannaturali, e a sostenere invece un'enorme e diversificata impresa
mentale che lavora per accumulo, per discussione, per rifinitura e,
ogni tanto, per sfide radicali. Non esistono testi sacri, anzi,
è stato dimostrato che una certa forma di blasfernia è
utile. L'osservazione empirica e la prova sono, naturalmente, di
importanza vitale, ma alcune scienze sono poco più che accurate
descrizioni e classificazioni; alcune idee prendono piede non
perché siano state provate, ma perché coincidono con
ciò che è già noto in diversi campi del sapere, o
perché predicono o giustificano a posteriori in maniera efficace
i fenomeni, o perché sono difese da personaggi convincenti che
svolgono il ruolo potente di mecenati, naturalmente, nella scienza la
fragilità umana è ben rappresentata Ma l'ambizione dei più
giovani e un metodo antagonistico, oltre che la mortalità
stessa, rappresentano un forte sostegno. Come ha notato un
commentatore, la scienza procede per funerali.
E poi alcune teorie scientifiche ci appaiono vere perché
eleganti, sono formulate in maniera economica e danno l'impressione di
fornire molte spiegazioni Nonostante fosse stata scomunicata dal
pulpito, la teoria della selezione naturale di Darwin acquisì
rapidamente una certa credibilità, almeno secondo i canoni della
vita intellettuale vittoriana. Era provata da una serie di esempi
davvero enorme, illustrati con attenzione meticolosa. Un'idea
relativamente semplice acquistava senso attraverso una quantità
gigantesca di casi e circostanze, fatto che non sfuggì a un
esercito di vicari anglicani di campagna che dedicavano la loro
grande quantita' di tempolibero alla storia naturale. La
novità della descrizione formulata da Eìnstein, nella teoria della
relatività generale, della gravita come conseguenza non
dell'attrazione tra corpi a seconda della massa, ma della curvatura
dello spazio-tempo generata da materia ed energia, è stata
religiosamente inclusa nei libri dì scuola dopo pochi anni dalla
sua formulazione. Steven Weinberg
ha raccontato che, dal 1919 in poi, diverse squadre di astronomi
si proposero di mettere alla prova questa teoria misurando la
deviazione della luce delle stelle da parte del sole durante
un'eclisse. Queste misurazioni diventarono sufficientemente accurate e
in grado di sostenere una verifica solo liei primi anni Cinquanta,
quando divenne disponibile il radiotelescopio. Per quarant'anni,
nonostante la scarsità di prove, questa teoria fu ampiamente
accettata perché, come dice wemberg, era «incredibilmente
affascinante».
È stato scrìtto molto sulla creatività
scientifica, su folli intuizioni nate da nessi improvvisi e istintivi,
su benigni suggerimenti offerti da situazioni del tutto profane (non
dimentichiamo la struttura del benzene ed il sogno di Kekule, richiamo
la struttura del , un serpente che si mangiava la coda) e
sull'occasionale trionfo della bellezza sulla verità. James Watson raccontò che
quando Rosalind Franklin si fermò davanti al modello finale
della molecola del Dna, «accettò il fatto che quella
struttura fosse troppo bella per non essere vera». Tuttavia, tra noi profani resiste
ancora l'idea che gli scienziati non credano in ciò che non
possono dimostrare. Quanto meno, richiediamo loro prove di standard
più alto rispetto a quello che ci aspettiamo da critici
letterari, giornalisti o sacerdoti. È per questo motivo che
l'annuale domanda di Edge - «in che cosa credi, anche se non puoi
dimostrarlo?» -ha generato tanto interesse, perché qui
pare delinearsi un paradosso: coloro che fondano la propria
credibilità intellettuale su prove rigorose si mettono in fila per
ammettere una serie di convinzioni impossibili da confutare. Lo
scetticismo non dovrebbe essere forse imparentato con la scienza? Gli
uomini e le donne che ci hanno castigato per la nostra insistenza su
alcune nozioni fumose non soggette alla santa trinità dei test
ciechi, controllati e casuali, finalmente chinano la testa e dichiarano
la propria fede.
Però questo paradosso
è falso. Come scrive il premio Nobel Leon Lederman nella sua risposta: «Credere in
qualcosa pur sapendo che non può essere (ancora) dimostrata
è l'essenza della fisica». Questa antologia, opera
soprattutto di scienziati operativi, non rappresenta l'antitesi della
scienza. Non si tratta semplicemente delle riflessioni informali di
alcuni professionisti che si sono presi un giorno di riposo. I
contributi, riguardanti ambiti diversi, esprimono lo spirito di una
consapevolezza scientifica al suo meglio, supposizioni documentate
formulate con mente aperta, capaci di spaziare in molti campi, e
intellettualmente stimolanti. Molte risposte offrono versioni del
futuro nei campi scientifici più diversi. I lettori ferrati in materie
umanistiche, abituati al pessimismo che in genere viene ritenuto la
caratteristica principale del vero intellettuale, resteranno colpiti
dal tono ottimista di queste pagine. Alcuni, come lo psicologo Martin Selìgman, non credono che siamo marci fino
all'osso. Altri sembrano perfino pensare che il genere umano
sarà capace di migliorare. In queste pagine, in generale,
è evidente un semplice gusto per la curiosità. C'è vita, o vita intelligente, oltre
la terra? Il tempo esiste veramente? La lingua è una condizione
necessaria alla consapevolezza? Gli scarafaggi hanno una coscienza?
Esiste una teoria al di là della meccanica quantlstica? Oppure,
credere in qualcosa che non possiamo dimostrare ci può dare un
vantaggio nella selezione naturale? Il lettore troverà qui
un'espressione collettiva di meraviglia nei confronti del mondo vivente
e inanimato che non ha equivalenti nel campo, per esempio, delle
discipline culturali. In arte, forse un felice parallelo potrebbe
essere rappresentato dalla poesia lirica.
Un'altra caratteristica interessante è la prevalenza, qui, di
ciò che E. O. Wilson chiama «l'armonia
meravigliosa». I confini tra diverse specializzazioni hanno
cominciato a sfaldarsi quando gli scienziati hanno scoperto di aver
bisogno di basarsi su giudizi o procedure relativi a campi di studio
simili o utili al loro. L'antico
sogno dell'Illuminismo, un corpo di conoscenze unico, diventa un po'
più vicino quando biologi ed economi si ispirano gli uni alle
idee degli altri; i neuroscienziati hanno bisogno dei matematici, i
biologi molecolari sconfinano nei tenitori poco presidiati dei chimici
e dei fisici Anche i cosmologi si son ispirati alla teoria
evolutiva. E tutti, naturalmente, hanno bisogno di computer molto
sofisticati. Per parlarsi attraverso le rispettive discipline,
gli scienziati sono stati costretti ad abbandonare i loro
vocabolarì specifici e ad adottare una lingua franca, l'inglese
standard. Il casuale beneficiario, naturalmente, è il lettore
comune, che non ha bisogno di familiarizzare con strani gerghi per
seguire le discussioni. Una
conseguenza - e forse un simbolo - di questa sintesi emergente nella
comunità scientifica sono il sito web di Edge e la sua peculiare
ed elettrizzante cultura intellettuale. Queste pagine rappresentano
solo una piccola parte di un colloquio affascinante, ancora in corso, e
aperto a tutti.
(traduzione diAda Arduini) Copyright Iati McEwan