Con questo secondo articolo continuo a parlare dei Conservatori
analizzando ancora le leggi che li regolano. Parto
proprio con la nefasta legge 31/12/1962 n. 1859, nefasta
a causa dell'articolo 16.
Con la legge del 1962 che riforma in pratica tutta la
pubblica istruzione, viene introdotta un'ora obbligatoria
in prima media ed una facoltativa in seconda e in terza
che dal 1977 diverrà obbligatoria. Queste ore
saranno portate a due nel 1979, sempre obbligatorie
per tutto il triennio delle medie. Ovviamente questa
è una nota positiva. Positivo di tale legge
è soprattutto l'aver finalmente reso obbligatorio
lo studio almeno fino alla terza media, sanando un
grave ritardo.
La legge del 1962, pur sanando il grave ritardo testé
citato, contestualmente sancì, col famigerato
art. 16, l'istituzione della Scuola media annessa ai
Conservatori. Questo articolo non rivelò immediatamente
i danni che col tempo avrebbe causato.
Innanzitutto esso segnò l'inizio di un percorso
di studi che contrariamente alle aspettative non ha
fornito una formazione culturale e generale ampia,
solida e soprattutto specifica per il musicista. Infatti
il musicista in questa ha potuto studiare esattamente
le stesse materie di una scuola media normale. Su questa
considerazione, invece di essere tutti concordi, nacquero
due posizioni distinte e polemicamente contrapposte.
Una fazione, rappresentata dal Sindacato Autonomo U.N.A.M.S.,
sosteneva e sostiene tuttora che il Conservatorio dovesse
essere solo una Scuola altamente professionale svincolata
dalle pastoie burocratiche tipiche della scuola secondaria.
Visto il giusto obbligo scolastico fino ai 14 anni
introdotto con la legge 1859/62 la cultura garantita
dalla Scuola media annessa poteva essere fornita da
una qualsiasi scuola media normale e sicuramente con
un successo maggiore, evitando agli allievi residenti
lontano dal Conservatorio estenuanti viaggi e fornendo
al contempo gli stessi programmi della Scuola media
annessa.
Sull'altra i sostenitori della validità della
Scuola media annessa al Conservatorio di Musica cominciarono
subito a dire che senza di essa il musicista, sia esso
esecutore solista o orchestrale, avrebbe potuto curare
esclusivamente la sua abilità tecnica, ignorando
volutamente che la cultura generale si poteva ottenere
in tutte le scuole esistenti sul territorio italiano.
Questa fazione seguiva un vecchia impostazione che,
pur spacciandosi per intellettualistica, era retrograda
e medievale. Chi si riconosceva in queste posizioni
considerava la musica, e tutta l'arte, un'attività
secondaria, dominata soprattutto dal sentimento e dall'istinto,
negando ogni possibilità di raziocinio all'artista.
L'articolo 16 confermava, e purtroppo conferma ancora,
questa concezione negando all'arte la sua superiorità.
L'articolo 16, con l'introduzione della media annessa,
ritenendo in fondo superflua l'arte, e la musica in
particolare, la emargina, la uccide dall'interno al
pari di un tumore. Il musicista, per la acclarata superiorità
dell'arte che possiede, viene sempre più visto,
dai soliti intellettualoidi, come un saltimbanco se
non ha frequentato la media annessa.
Purtroppo i mali non vengono mai da soli. Infatti dopo
l'istituzione della Media annessa prese l'aire un nugolo
incredibile, quanto deleterio, di progetti. Questi
progetti avevano la presunzione di aprire la strada
alla riforma dell'istruzione musicale; il massimo negativo
fu toccato con i decreti delegati del 1974, con particolare
riferimento al decreto N(o) 419: la sperimentazione.
La sperimentazione invece di essere intesa nel senso
musicale vero e proprio, cioè inventare indirizzi
diversi da quelli soliti, introdusse un'altra perla:
il Liceo sperimentale dei Conservatori.
Il primo Conservatorio a cadere nella trappola fu quello
di Parma seguito a ruota, in ordine temporale da Perugia,
Firenze, Venezia, Milano, Trapani, Torino, Adria, Vicenza,
L'Aquila, Como, Udine, Trento. Le alterne vicende che
ne hanno costellato il cammino sono caratterizzate
da uno stato di guerra permanente.
Dei tredici licei sperimentali originari, grazie a Direttori
illuminati, ne sono stati soppressi sette, purtroppo
altri sei (Torino, Milano, Parma, Vicenza, Trento,
Udine) rimangono operanti per la pericolosa e secondarizzante
miopia delle maestranze che operano in questi Conservatori.
Uso volutamente la parola secondarizzante.
I motivi sono molto diversi da quelli che indico a proposito
della media annessa.
Io che ho frequentato con successo le medie (quelle
normali , ovviamente), il liceo scientifico e ingegneria
elettronica aborrisco l'idea pretestuosa e capziosa
che noi dell'U.N.A.M.S. consideriamo superflua la cultura
generale per il musicista. Rifiuto invece l'imposizione
di una cultura obbligata che con presunzione senza
pari si auto_spaccia per specifica.
Il liceo annesso costituisce un fortissimo e reale rischio
di declassamento dei Conservatori, Istituti di Alta
Cultura, a mera scuola secondaria.
La Scuola media annessa almeno è distinta dal
Conservatorio. Ha una sua regolamentazione fissa ed
indipendente dal Conservatorio, solo il Capo di Istituto
è in comune; conserva un Collegio dei docenti,
un Consiglio di Istituto, una Giunta esecutiva indipendenti
e separati dal Conservatorio.
Purtroppo il Liceo è una sperimentazione del
Conservatorio all'interno dello stesso e ne dipende
totalmente, come una pianta saprofita se ne nutre e
lo uccide. Alcuni Direttori sono arrivati a sostenere
che i docenti del liceo sperimentale (che altro non
sono che professori di scuola media superiore e come
tali dipendenti dai provveditorati) fanno parte del
Collegio dei Professori del Conservatorio! Escludendo
magari gli accompagnatori al pianoforte delle classi
di canto!
Se questa non è secondarizzazione, e della peggiore
specie, che cosa è allora? Che qualcuno mi illumini!
Il campanello di allarme, che i soliti intellettualoidi
fanno finta di non sentire, è costituito dalla
necessità sempre più sentita nei licei
sperimentali di una maggiore elasticità e flessibilità
nello studio dello strumento principale.
Questa elasticità è stata tenacemente
avversata dal sindacato U.N.A.M.S., dai collegi dei
Professori di molti Conservatori e per fortuna anche
dal M.P.I. (Ministero della Pubblica Istruzione).
Purtroppo l'elasticità richiesta dai licei sperimentali
e, a livello più basso, dalle Scuole medie annesse
non collima neppure un po' con la duttilità
richiesta dagli artisti per forgiare artisti.
La duttilità che noi dell'U.N.A.M.S. auspichiamo
è che, in presenza o meno di riforma, possiamo
darci degli ordinamenti e programmi autonomi, degli
indirizzi del tipo per esempio corso di violino ad
indirizzo concertistico, cameristico, orchestrale o
didattico, ovviamente senza rinunciare alla qualità
e alla severità degli studi che da sempre hanno
contraddistinto e caratterizzato i Conservatori.
La flessibilità auspicata dalle Scuola media
annessa e dai licei sperimentali, al contrario, tende
a svuotare dei contenuti qualitativi l'istruzione artistica
subordinandola all'istruzione culturale generale. Infatti
un allievo del Conservatorio se non dovesse risultare
qualitativamente e quantitativamente all'altezza per
poter proseguire gli studi artistici tanto da dover
essere dimesso d'ufficio, non creerebbe problema alcuno
se frequentasse una media o un liceo esterno.
Nella malaugurata ipotesi di essere iscritto o alla
Scuola media annessa o al liceo artistico, creerebbe
non pochi problemi. In questo caso le strade percorribili
sono due:
I.la prima, a mio avviso quella corretta, deve essere
espulso dal Conservatorio e di conseguenza dalla scuola
annessa, con tutto quello che ne consegue;
II.la seconda, sbagliatissima, per consentirgli di giungere
a una licenza media o una maturità sperimentale,
il Conservatorio dovrà castrare le proprie potenzialità,
abbassando il livello degli studi musicali per evitare
il cambio di scuola allo studente. Le scuole annesse
chiedono questo tipo di flessibilità. Proprio
ciò che vogliono, auspicano e predicano i vari
Salvatore Accardo!
Il problema non è marginale: queste scuole annesse
invocano che venga consentito lo scorrimento curriculare
del corso di strumento principale. Il fatto che questo
corso sia autonomo rispetto alla classe del liceo o
come già avviene per la Scuola media annessa
non vuol dire che i Professori del Conservatorio debbano
tapparsi entrambe le orecchie per agevolare in ogni
caso la conclusione dell'iter culturale presso la scuola
annessa. Sarebbe come dire che nei cinque anni di liceo
sperimentale lo studente possa ripetere indefinitamente
un certo anno (per lo strumento principale), creando
una disparità con tutti quegli studenti che,
frequentando una scuola esterna, hanno l'obbligo di
non ripetere più di un anno per ogni periodo
(inferire e medio).
Queste scuole devono essere soppresse fin da ora, senza
delegarne la fine ad una riforma di futura memoria.
Già sarebbe una vera riforma riuscire ad applicare
solo le leggi espressamente scritte per i Conservatori
e cominciare ad inserire quella cosa conosciuta col
nome di autonomia. In questa ottica deve essere inteso
tutto quanto di nuovo è stato introdotto nei
Conservatori negli ultimi tempi, e pensato specificatamente
solo per loro.
Una grande innovazione, già prima della riforma,
è stata introdotta per le nomine dei Direttori
che ora sono elettivi, al pari dei rettori delle Università.
L'elettività dei Direttori sana in parte un
mare di contraddizioni nelle quali stava naufragando
il glorioso vascello dei Conservatori, risolvendo innanzi
tutto il giro di nomine pilotate da interessi particolari.
Il Direttore era diventato nella sua intoccabilità
una sorta di dittatore, capace di imporre la propria
politica a tutto l'istituto, mascherandosi di democrazia
dietro un fin troppo plasmabile Consiglio di istituto
abolito non dal Testo Unico (D.L. 295/94), come taluni
vogliono far credere, ma perché organo tipico
delle scuole secondarie, estraneo quindi agli Istituti
di Alta Cultura. Il Testo Unico ha solo chiarito quali
sono le leggi e le regole che ci competono. La paventata
ricattabilità del Direttore o la sua corsa verso
la dittatura è stata bloccata dalle norme contenute
nello "Accordo successivo (ex art. 33 del CCNL)
che di fatto restituisce pieni poteri a tutto il corpo
docente.
Proprio questo accordo, fortemente caldeggiato e voluto
dall'U.N.A.M.S., getta le basi per iniziare a parlare
di autonomia, articolazioni programmatiche e progetti
di istituto, in attesa di una più ampia autonomia
che coinvolga anche i programmi e l'innovazione didattica
con possibilità di caratterizzazione dei singoli
Conservatori analizzando le esigenze e le potenzialità
del territorio con libertà di gestione economica.
Sono convinto che già questi primi passi, congiuntamente
alla immediata soppressione delle Scuole medie annesse
e dei licei sperimentali, possano ridare ossigeno ai
Conservatori, fin troppo attaccati dai gestori di scuole
private che solo in rarissimi casi sono di qualità.
Prof. Antonio Calosci
Ancona, sabato 11 gennaio 1997.
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