CENERENTOLA O DELLA DIFFERENZA
Scheda didattica dello spettacolo
di Nino D’Introna e Vanni Zinola
regia di Nino D’Introna
con Sonia Aimiumu e Vanni Zinola
costumi di Elena Gaudio e Roberta Vacchetta
grafica e collaborazione alle scene di Stefania Giordano
collaborazione tecnica di Agostino Nardella
"… La matrigna cominciò ad avere a fastidio la ragazza, facendole ogni giorno cere truci, occhi torvi, facce storte da spaurire che non bastano le parole…"
In questo efficacissimo italiano-partenopeo di gusto barocco, ci giunge, dalla penna di Giovanbattista Basile, una delle prime versioni della fiaba di Cenerentola, poi ripresa infinite volte nella narrativa, nella musica, nel cinema, nel teatro e nei cartoni animati fino ai giorni nostri; lo spettacolo infatti si apre con pochi brevi cenni ad alcune famose Cenerentole non tanto per avviare una dissertazione sulle fonti, ma per giungere, in pochi minuti, alla affermazione-cardine della vicenda: "La storia che vi raccontiamo qui, oggi, in questo teatro, è diversa!"
Dunque non sarà la messa in scena spettacolare della nota fiaba quella che si offre al pubblico, ma il racconto delle reali vicende vissute dai due protagonisti fisicamente presenti in quel momento ed in quel luogo.
A tratti la loro vicenda riecheggia qualcuna delle varie Cenerentole, europee o africane, che già conosciamo, a tratti se ne discosta; sempre, comunque, è segnata di contemporaneità come crediamo che il teatro sia tenuto a fare in ogni tempo.
E così dunque il gioco della interpretazione dei vari personaggi è palese: mentre Cenerentola-Emuè, ragazza africana improvvisamente trovatasi in un ostile clima famigliare, interpreta e rimane se stessa, il narratore diviene, con semplicissimi espedienti interpretativi, tutti i personaggi che ruotano intorno alla ragazza (padre, matrigna, sorellastra, banditore, maestro di cerimonie), fino a svelarsi per quel che realmente è, e cioé il principe con cui Cenerentola-Emuè potrà finalmente trovare la felicità. Pronti, quindi, per il canonico lieto fine che chiude la fiaba? Sì, ma con la consapevolezza che, questa, è una Cenerentola dei tempi presenti: i due potranno coronare il loro amore, ma rinunciando al regno e scegliendo di intraprendere, insieme, una lunga strada che li porta qui, oggi, a raccontare a questo pubblico e domani altrove, ad altri, che la differenza, fra persone che si sappiano comprendere, è fonte di inesauribile ricchezza.
I ragazzi italiani possono quotidianamente vivere l’esperienza dell’incontro con popoli, lingue, culture differenti; può avvenire per strada, nei luoghi di svago, in televisione, perfino nelle merci esposte sugli scaffali dei supermercati e, soprattutto, in quella stupefacente officina del domani che è la scuola. E’ un incontro alle volte difficile che richiede particolare cura e reciproco rispetto: "Cenerentola o della differenza" intende offrirsi come un ulteriore contributo, segnato da un clima di festosa gaiezza, all’esperienza della diversità. La tematica del "diverso" si presta a più livelli di lettura:
A - Per i bambini della Scuola dell’Infanzia ci poniamo come obbiettivo di far vivere fisicamente l’incontro con ciò che è diverso da noi attraverso alcune semplici tappe:
B - Per i ragazzi della Scuola Elementare potrà essere utili una analisi più approfondita delle differenze che lo spettacolo presenta, ad esempio:
L’analisi potrà essere accompagnata da un confronto con alcune fonti letterarie, dove, con l’assistenza degli insegnanti, potranno scoprire ad esempio che:
Un rigore di geometrica semplicità caratterizza lo spettacolo nell’intento di riallacciarsi, ad un tempo, ai segni dell’arte africana ed alle forme ed ai cromatismi di alcune espressioni dell’arte moderna.
Esiste una scenografia orizzontale – a pavimento – che inscrive un cerchio di sabbia bianca in un quadrato rosso: come un tracciato magico, il cerchio contiene tutta la storia e ne impregna addirittura le movenze, condizionando i personaggi ad un movimento circolare, quasi figurine di una giostra rotatoria. Alcune luci a terra saettano improvvise diagonali, altre provocatoriamente sorprendono lo spettatore con fasci di luce negli occhi.
Ed esiste un unico elemento di scenografia verticale: un paravento montato su ruote che diviene, nel gioco della finzione dichiarata, telo di proiezione, fondale, specchio, barca in mezzo al mare, balcone ma anche la porta del salone delle feste attraverso cui comparirà una timida, spaesata Cenerentola, scalza, tenendo in mano le scarpine africane lasciatele in eredità dalla mamma.
Con chi volesse approfondire le tematiche proposte dello spettacolo, condividiamo con piacere questi pur non esaustivi riferimenti bibliografici e musicali che sono stati per noi molto generosi di suggestioni ed invenzioni.
BIBLIOGRAFIA
Jacob e Wilhelm Grimm, "Fiabe", Edizioni Einaudi.
Charles Perrault, "Fiabe", Edizione Mondadori
Giovanbattista Basile, "Lo cunto de li cunti", Edizione Laterza
Falsini Belleschi (a cura di), "Fiabe Africane", Edizione Janus
P. Radin (a cura di), "Fiabe Africane", Edizione Einaudi
F. Becker (a cura di), "Fiabe Africane", Edizione Mondadori
Tahar Ben Jelloun, "Il razzismo spiegato a mia figlia" Edizione Bompiani
DISCOGRAFIA
AA. VV. "Lambarena – Bach to Africa" – SONY MUSIC
Baka Beyond "Spirit of the forest" – RYKODISC
Agricantus "Gnanzù" – CNI
The Pan African Orchestra "Opus 1" – REAL WORLD
Roberto De Simone "La gatta Cenerentola" – EMI
"… C’è una sola razza umana e basta. Chiamiamolo "genere umano" o "specie umana" in contrapposizione alle "specie animali".
Tra le specie animali le differenze possono essere grandi.
… Ciò non è possibile per la specie umana, perché un uomo è uguale a un uomo."
Tahar Ben Jelloun