IL DECIMO RAPPORTO UNDP (tratto da MANI TESE sett.99)

Vedi anche il commento di Sabina Siniscalchi

 

Questo decimo Rapporto sullo sviluppo umano - allo stesso modo del primo e di tutti gli altri - riguarda gli individui, ovvero la crescente interdipendenza degli individui nell'attuale mondo che si sta globalizzando. La globalizzazione non è fatto nuovo, ma la presente era ha caratteristiche particolari. Lo spazio che si restringe, il tempo che si contrae e i confini che scompaiono stanno legando gli individui in maniera più profonda, più intensa e più immediata di quanto sia mai successo prima. Sui mercati valutari mondiali vengono ora scambiati ogni giorno, più di 1500 miliardi dollari, mentre quasi un quinto dei beni e sevizi prodotti ogni anno viene scambiato. Ad ogni modo, la globalizzazione è molto più del flusso di moneta e merci: consiste nella crescente interdipendenza della popolazione mondiale. E la globalizzazione è un processo che integra non solo l'economia, ma anche la cultura, la tecnologia e la governance. Dovunque gli individui stanno diventando sempre più collegati, influenzati dagli eventi in ogni angolo remoto del mondo. I1 crollo della valuta tailandese, nel Sud- est asiatico, ha gettato milioni di persone nella disoccupazione, il conseguente declino nella domanda globale si è tradotto in rallentamenti nell'investimento a scopo sociale in America Latina e aumento improvviso del costo delle medicine importate in Africa. La globalizzazione non è cosa nuova. Ricordiamo l'inizio del XVI secolo e il tardo XIX. Ma questa era è diversa:

Nuovi mercati: i mercati dei cambi e dei capitali sono collegati a livello globale, operano 24 ore al giorno, intrattenendo relazioni a distanza in tempo reale.

Nuovi strumenti: collegamenti Internet, telefoni cellulari, networks dei media.

Nuovi attori: la World Trade Organization (WTO) dotata di autorità sui governi nazionali, le imprese multinazionali dotate di più potere economico rispetto a molti stati, le reti di comunicazione globali delle organizzazioni non governative (ONG) e altri gruppi che hanno superato i confini nazionali.

Nuove regole: accordi multilaterali sul commercio, sui servizi e sulla proprietà intellettuale, sostenuti da validi meccanismi di applicazione e più vincolanti per i governi nazionali, che riducono la sfera di azione della politica nazionale.

La globalizzazione offre grandi opportunità per il progresso umano, ma solo attraverso una governance più forte. Questa era della globalizzazione sta aprendo numerose opportunità per milioni di individui a livello mondiale. Commercio accresciuto, nuove tecnologie, investimenti esteri, media in espansione e connessioni ad Internet stanno alimentando la crescita economica e il progresso umano. Tutto questo offre enormi potenziali per sradicare la povertà nel corso del XXI secolo, per continuare il progresso senza precedenti del XX secolo. Possediamo più ricchezza e tecnologia - nonché maggiore impegno verso una comunità globale - di quanto sia mai successo prima. Mercati globali, tecnologia globale, opinioni globali e solidarietà globale possono arricchire, ovunque, le vite degli individui, espandendo ampiamente le loro scelte. La crescente interdipendenza delle vite degli individui richiede valori condivisi e un impegno condiviso per lo sviluppo umano di tutti gli individui.

I1 mondo post guerra fredda degli anni Novanta ha accelerato il progresso nella definizione di tali valori: nell'adottare diritti umani e nell'inserire gli obiettivi dello sviluppo all'interno delle conferenze delle Nazioni Unite sull'ambiente, la popolazione, lo sviluppo sociale, le donne e gli insediamenti umani. Tuttavia, l'attuale globalizzazione sta per essere guidata dall'espansione del mercato - grazie all'apertura dei confini nazionali al commercio, ai capitali, all'informazione - procedendo più rapidamente rispetto al governo di tali mercati e alle loro ripercussioni sugli individui. Maggiore progresso è stato conseguito in relazione a norme, criteri, politiche e istituzioni a favore dell'apertura dei mercati globali piuttosto che a favore degli individui e dei loro diritti. Ed è necessario un nuovo impegno verso l'etica dell'universalismo esposta nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Dei mercati competitivi possono essere la migliore garanzia di efficienza, ma non necessariamente di equità. La liberalizzazione e la privatizzazione possono rappresentare un passo verso mercati competitivi, ma non una garanzia degli stessi. E i mercati non sono né la prima né l'ultima parola nell'ambito dello sviluppo umano. Molte attività e molti beni, che risultano critici per lo sviluppo umano, vengono forniti fuori dai mercati, ma questi si stanno restringendo sotto le pressioni della competizione globale. Esiste una compressione fiscale, che colpisce i beni pubblici, una compressione di tempo, che colpisce le attività legate all'assistenza e una compressione di incentivi, che produce effetti sull'ambiente. Quando il mercato va troppo oltre nel sovrastare i risultati sociali e politici, le opportunità e le ricompense della globalizzazione diffondono in maniera inadeguata e iniqua, concentrando il potere e la ricchezza nelle mani di un dato gruppo di individui, nazioni e imprese, tenendo al margine gli altri. Quando il mercato esagera, le instabilità esplodono e mandano in rovina le economie, come nel caso della crisi nell'Asia dell'Est e le sue ripercussioni a livello mondiale, che, nel periodo 1998-2000, ridurranno la produzione globale di circa 2 mila miliardi di dollari. Quando le ragioni del profitto degli attori del mercato diventano esagerate, esse sfidano l'etica degli individui e sacrificano il rispetto della giustizia e dei diritti umani. La sfida della globalizzazione, in vista del nuovo secolo, non consiste nel fermare l'espansione dei mercati globali, bensì nel consolidare le regole e le istituzioni per una governance più forte - a livello locale, nazionale, regionale e globale - al fine di preservare i vantaggi dei mercati globali e della concorrenza, ma anche di dare spazio sufficiente alle risorse umane, di comunità e ambientali per far sì che la globalizzazione operi a favore degli individui, non solo a favore dei profitti.

Le opportunità e i vantaggi della globalizzazione devono essere distribuite in maniera più ampia. A partire dagli anni Ottanta, molti paesi hanno colto le opportunità della globalizzazione economica e tecnologica. Oltre ai paesi industrializzati e alle tigri asiatiche di nuova industrializzazione si sono aggiunti il Cile, la Repubblica Dominicana, l'India, le Mauritius, la Polonia, la Turchia e molti altri, legandosi nel contesto dei mercati globali, attirando investimenti esteri e cogliendo i vantaggi del progresso tecnologico. La crescita delle loro esportazioni ha raggiunto una media di oltre il 5 % l'anno, diversificandosi nei prodotti.

All'altra estremità si trovano i numerosi paesi che hanno tratto pochi vantaggi dall'espansione dei mercati e dal progresso tecnologico, tra essi: il Madagascar, il Niger, la Russia, il Tajikistan e il Venezuela.

Questi paesi stanno sempre più al margine, paradossalmente, dal momento che molti di loro risultano altamente "integrati", con esportazioni che raggiungono quasi il 30% del PIL nel caso dell'Africa Sub-sahariana e solamente il 19% nel caso dei paesi OCSE. Tuttavia, questi paesi seguono i capricci dei mercati globali, con i prezzi dei beni primari che stanno crollando al loro livello più basso, in un secolo e mezzo. Essi hanno mostrato una scarsa crescita delle esportazioni e non hanno praticamente attirato nessun investimento estero. In breve, oggi, le opportunità globali sono distribuite in modo non uniforme tra paesi e tra individui.

Se le opportunità globali non vengono distribuite meglio, la caduta della crescita di questo ultimo decennio continuerà. Più di 80 paesi hanno ancora redditi pro capite più bassi rispetto a un decennio fa o più.

Mentre 40 paesi hanno ottenuto, a partire dal 1990, una crescita media del reddito pro capite di oltre il 3% l'anno, 55 paesi, appartenenti soprattutto all'Africa Sub-sahariana e all'Europa dell'Est e alla Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), hanno diminuito i redditi.

Molti individui stanno pure subendo una perdita nell'ambito delle opportunità di occupazione. I1 mercato globale del lavoro si è integrato, in maniera crescente, per il lavoro altamente qualificato - dirigenti, scienziati, intrattenitori e molti altri che compongono l'élite globale professionale - dotato di elevata mobilità e alti salari; mentre il mercato per il lavoro non qualificato, invece, è altamente limitato dalle barriere nazionali.

A partire dagli anni Ottanta, l'ineguaglianza sta aumentando in molti paesi. In Cina, le disparità tra le regioni della costa dedite all'esportazione e l'interno si stanno allargando: l'indice di povertà umana è sotto il 20% nelle provincie costiere, ma supera il 50% nella provincia interna di Kueichou. I paesi dell'Europa dell'Est e della CSI hanno registrato alcuni tra i più ampi aumenti di sempre nel coefficiente di Gini, una misura dell'ineguaglianza di reddito.

Anche i paesi OCSE hanno registrato, dopo gli anni Ottanta, profondi aumenti nell'ineguaglianza, soprattutto la Svezia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti.

Anche l'ineguaglianza tra paesi è aumentata. Il divario di reddito tra il quinto degli individui che vive nei paesi più ricchi e il quinto dei paesi più poveri era, nel 1997, di 74 a 1, superiore al 60 a 1 del 1990 e al 30 a 1 del 1960. Anche nel corso del diciannovesimo secolo, l'ineguaglianza era cresciuta rapidamente negli ultimi tre decenni, in un'era di rapida integrazione globale: il divario di reddito tra i primi e gli ultimi paesi era aumentato dal 3 a 1 del 1820, al 7 a 1 del 1870, fino ad arrivare a 11 a 1 nel 1913.

Nel corso degli ultimi anni Novanta, il quinto degli individui che vive nei paesi a reddito più elevato ha raggiunto:

· 1'86% del PIL mondiale, il quinto più povero solo 1'1%;

· 1'82 % dei mercati mondiali delle esportazioni, il quinto più povero solo 1'1%;

· il 68% degli investimenti diretti esteri, il quinto più povero solo l'1%;

· il 74% delle linee telefoniche mondiali, che costituiscono gli attuali mezzi di comunicazione di base, il quinto più povero solo l'1,5%.

Alcuni hanno previsto una sorta di convergenza. Finora, lo scorso decennio ha mostrato una crescente concentrazione di reddito, risorse e ricchezze tra individui, imprese e paesi:

· I paesi OCSE, con il 19% della popolazione globale, controllano il 71% del commercio globale di beni e servizi, il 58% degli investimenti diretti esteri e il 91% di tutti gli utenti di Internet.

· I 200 individui più ricchi del mondo hanno più che raddoppiato il proprio patrimonio netto nei quattro anni precedenti al 1998, fino ad arrivare a più di mille miliardi. Le ricchezze dei tre miliardari primi in classifica sono maggiori della somma del PNL di tutti i paesi meno sviluppati e dei loro 600 milioni di abitanti.

· La recente ondata di fusioni e acquisizioni sta concentrando il potere industriale nelle mani di mega-imprese, con il rischio di erodere la concorrenza. Nel 1998, le prime 10 industrie di pesticidi hanno controllato 1'85% di un mercato globale pari a 31 miliardi di dollari, mentre le prime 10 compagnie di telecomunicazioni hanno controllato 1'86% di un mercato di 262 miliardi di dollari.

· Nel I993, solo 10 paesi contavano per 1'84% delle spese globali in ricerca e sviluppo e controllavano il 95 % dei brevetti statunitensi dei due decenni passati. Comunque, più dell'80% dei brevetti concessi nei paesi in via di sviluppo appartiene a residenti nei paesi industrializzati.

Tutte queste tendenze non sono le conseguenze inevitabili dell'integrazione economica globale, ma hanno preceduto la global governance nel ripartire i benefici.[...]

Nel mondo che si sta globalizzando, fatto di spazio e tempo sempre più ristretti e di confini che scompaiono, gli individui si stanno confrontando con nuove minacce per la sicurezza umana e con dannose rotture nei modelli di vita quotidiana.

Instabilità finanziaria e insicurezza economica. Il disordine finanziario, avvenuto nell'Asia dell'Est tra il 1997 e il 1999, dimostra i rischi dei mercati finanziari globali. I flussi di capitale netto verso l'Indonesia, la Corea del Sud, la Malaysia, le Filippine e la Thailandia hanno avuto un balzo nel corso degli anni Novanta, raggiungendo, nel 1996, i 93 miliardi di dollari. Appena il disordine ha colpito mercato dopo mercato, questi flussi sono stati invertiti nel corso di una notte, con un de- flusso pari a 12 miliardi di dollari nel 1997. L'oscillazione si aggirava intorno all'11% del PIL di questi paesi prima della crisi. Da questa esperienza emergono due lezioni. In primo luogo, gli impatti umani sono profondi ed è probabile persistano a lungo dopo la ripresa economica. I fallimenti si sono diffusi. I bilanci per l'istruzione e la salute sono stati sottoposti a pressione. Più di l3 milioni di individui hanno perso il proprio posto di lavoro. Non appena sono cresciuti bruscamente i prezzi dei beni essenziali, i salari sono caduti bruscamente, diminuendo di circa il 40-60% in Indonesia. Le conseguenze sono molto profonde: tutti i paesi riportano un'erosione del proprio tessuto sociale, associata a conflittualità sociale, maggiore criminalità, più violenza tra le mura domestiche. La ripresa sembra essersi avviata, più evidente in Corea e meno in Indonesia. Tuttavia, mentre la crescita della produzione, le bilance dei pagamenti, i tassi di interesse e l'inflazione sono in grado di riprendersi, le vite umane richiedono più tempo per recuperare. Un'analisi delle crisi finanziarie verificatesi in 80 paesi, negli ultimissimi decenni, rivela che i salari reali impiegano circa tre anni per riprendersi di nuovo, mentre la crescita dell'occupazione non raggiunge i livelli pre-crisi per molti anni dopo l'evento.

In secondo luogo, ben lungi dall'essere incidenti isolati, le crisi finanziarie sono sempre più comuni grazie alla diffusione e alla crescita dei flussi globali di capitale. Esse sono il risultato di rapidi aumenti ed inversioni dei flussi di capitale a breve termine con probabili ritorni. Più probabilmente, quando le istituzioni nazionali che regolano i mercati finanziari non sono ben sviluppate, le crisi sono ora riconosciute come dei fallimenti sistematici dei mercati globali di capitale. Nessun singolo paese può resistere ai capricci dei mercati e l'azione globale diventa necessaria per prevenirli e gestirli.

Insicurezza relativa al posto di lavoro e al reddito. Sia nei paesi ricchi che in quelli poveri, i disturbi provenienti dalla ristrutturazione economica e aziendale, nonché dallo smantellamento delle istituzioni addette alla protezione sociale, si sono tradotti in una maggiore insicurezza di impiego e di reddito. Le pressioni della concorrenza globale hanno portato paesi e datori di lavoro ad adottare politiche di lavoro più flessibili, affiancate da accordi di lavoro più precari. I lavoratori senza contratti o in possesso di contratti nuovi e meno sicuri costituiscono il 30% del totale in Cile e il 39% in Colombia.

Insicurezza culturale. La globalizzazione apre l'esistenza degli individui alla cultura e a tutta la sua creatività, nonché al flusso delle idee e della conoscenza. Tuttavia, la nuova cultura, causata dall'espansione dei mercati globali, è inquietante. Come Gandhi ha così eloquentemente espresso all'inizio di questo secolo, "Io non voglio che la mia casa venga murata su tutti i lati e le mie finestre siano sbarrate. Io voglio che le culture di ogni terra soffino nella mia casa il più liberamente possibile. Ma io rifiuto che i miei piedi vengano fatti volare via da qualcuno". L'odierno flusso di cultura risulta sbilanciato, pesantemente gravato in'un'unica direzione, dai paesi ricchi a quelli poveri.

I beni "leggeri" - dotati di alto contenuto di conoscenza piuttosto che di materiale - contribuiscono, ora, ai settori più dinamici delle odierne economie più avanzate. La più grande industria di esportazione singola, nel caso degli Stati Uniti, non è quella aeronautica o automobilistica, bensì quella legata all'intrattenimento: nel 1997, i film di Hollywood hanno guadagnato più di 30 miliardi di dollari nel mondo. L'espansione della reti di comunicazione mondiale e delle tecnologie di comunicazione satellitare danno rilievo ad un nuovo e potente mezzo a portata globale. Questi network portano Hollywood fino ai villaggi più lontani: il numero di apparecchi televisivi, ogni 1000 persone, è quasi raddoppiato tra il 1980 e il 1995, passando da 121 a 235. E la diffusione di marchi globali - Nike, Sony- sta creando nuovi standard sociali, da Delhi a Varsavia, fino a Rio de Janeiro. Un simile assalto della cultura straniera può mettere in pericolo la diversità culturale e rendere gli individui timorosi di perdere la propria identità culturale. Ciò che è necessario è il sostegno verso le culture indigene e nazionali, per permettere loro di fiorire a fianco delle culture straniere.

Insicurezza personale. I criminali stanno cogliendo i vantaggi della globalizzazione. Mercati dei capitali privi di regole, progressi nella tecnologia informatica e delle comunicazioni e costi di trasporto più convenienti rendono i flussi più facili, più veloci e meno limitati non solo per la conoscenza medica ma anche per l'eroina, non soltanto per libri e sementi ma anche per il denaro sporco e le armi. Il commercio illecito - di droga, donne, armi e denaro riciclato - sta contribuendo alla violenza e al crimine che minaccia i rapporti di vicinato in tutto il mondo. I crimini legati alla droga sono aumentati, passando, in Bielorussia, da 4 ogni 100 mila individui nel 1990 a 28 nel 1997 e, in Estonia, da 1 ogni 100 mila a 8. Il commercio di armi alimenta tanto i crimini di strada quanto la conflittualità civile. In Sudafrica stanno affluendo fucili dall'Angola e dal Mozambico. Il traffico legato alla prostituzione di donne e ragazze - 500 mila l'anno nella sola Europa occidentale - è una delle più efferate violazioni dei diritti umani, con un giro d'affari di 7 miliardi di dollari. Internet rappresenta un facile veicolo per il traffico di droga, armi e donne attraverso reti quasi irrintracciabili. Nel 1995, il commercio illegale di droga rappresentava 1'8% del commercio mondiale, superiore al commercio di veicoli a motore o di ferro e acciaio. Il riciclaggio di denaro - che il Fondo Monetario Internazionale (FMI) stima attorno al 2-5% del PIL globale - nasconde le tracce del crimine in una frazione di secondo, con il semplice click di un mouse.

All'origine di tutto ciò, c'è la crescente influenza del crimine organizzato, che guadagna 1.500 miliardi di dollari l'anno, competendo con le imprese multinazionali come una potenza economica. I gruppi criminali globali hanno il potere di criminalizzare la politica, gli affari e la polizia, sviluppando reti di comunicazione efficienti, estendendo il proprio raggio d'azione in lungo e in largo.

Insicurezza ambientale. Il cronico degrado ambientale - la silenziosa emergenza attuale - minaccia gli individui a livello mondiale e riduce drasticamente i mezzi di sostentamento di almeno mezzo miliardo di persone. Gli stessi poveri, non avendo altra scelta, fanno pressione sull'ambiente, ma così fa anche il consumo dei ricchi La crescita dei mercati per l'esportazione di pesce, gamberetti, carta e molti altri prodotti si traduce in stock esauriti, in perdita di biodiversità e in sempre meno foreste. La maggior parte dei costi è sostenuta dai poveri, nonostante sia il mondo ricco che trae i maggiori benefici. Il quinto della popolazione che vive nei paesi più ricchi consuma l'84% della carta prodotta a livello mondiale.

Insicurezza politica e della collettività. L'aumento delle tensioni sociali, che minaccia la stabilità politica e la coesione sociale, è strettamente connesso a molte altre forme di insicurezza. Dei 61 principali conflitti armati, scoppiati tra il 1989 e il 1998, solo tre sono avvenuti tra stati, il resto sono stati conflitti civili. La globalizzazione ha dato nuove caratteristiche ai conflitti. Ad alimentarli è il traffico globale di armi, che coinvolge nuovi attori e confonde gli interessi politici e commerciali. Nel vuoto di potere dell'era post-guerra fredda, le compagnie militari e i soldati mercenari hanno iniziato a prestare servizio per i governi e le imprese. Disponibili solo per coloro che li pagano, questi servizi militari di mercenari rappresentano una seria minaccia per la sicurezza umana.

Le nuove tecnologie informatiche e delle comunicazioni stanno guidando la globalizzazione, ma stanno polarizzando il mondo tra gli individui connessi e quelli isolati. I network delle comunicazioni possono favorire grandi progressi in ambito sanitario ed educativo. E possono, inoltre, attribuire potere ai piccoli attori. Le voci delle ONG, precedentemente non ascoltate, hanno aiutato a fermare le negoziazioni segrete dell'OCSE per l'Accordo Multilaterale sugli Investimenti, hanno richiesto una responsabilità imprenditoriale e creato sostegno per le comunità marginali. La tecnologia informatica e delle telecomunicazioni può, inoltre, aprire un rapido percorso per la crescita fondata sulla conoscenza, percorso seguito dalla esportazione di software in India, dai servizi di assistenza dei computer in Irlanda e dalla elaborazione dati nei Caraibi Orientali. Malgrado il potenziale a favore dello sviluppo, Internet pone gravi problemi di accesso e di esclusione.

· La geografia divide. La Thailandia possiede più telefoni cellulari dell'Africa. L'Asia del Sud, dove vive il 23 % della popolazione mondiale, possiede meno dell'1% degli utenti di Internet

· Il reddito ne permette l'accesso. Acquistare un computer potrebbe costare - all'abitante medio del Bangladesh - oltre otto anni di reddito, quando - per l'americano medio - vale lo stipendio di un mese soltanto.

· È dominato dagli uomini e dai giovani. Le donne rappresentano solo il 17 % degli utenti in Giappone e soltanto il 7 % in Cina. La maggioranza degli utenti, in Cina e Gran Bretagna, ha meno di 30 anni.

· Parla inglese. L'inglese prevale in quasi 1'80% di tutti i siti web, ma tuttora meno di una persona su 10, a livello mondiale, lo parla.

Questa esclusività sta creando dei mondi paralleli. Quelli muniti di reddito, istruzione e - letteralmente - di connessioni, hanno un accesso conveniente e immediato all'informazione. Il resto ha a disposizione un accesso incerto, lento e costoso. Quando gli individui di questi due mondi vivono e competono fianco a fianco, il vantaggio di essere connessi schiaccerà quelli che rimangono al margine e sono impoveriti, escludendo dalla conversazione globale le loro voci e i loro interessi.

Le conquiste tecnologiche globali offrono un enorme potenziale per il progresso umano e lo sradicamento della povertà, ma non con gli attuali ordini del giorno.

Liberalizzazione, privatizzazione e diritti di proprietà intellettuale più rigidi stanno formando il sentiero per le nuove tecnologie, determinando il modo in cui devono essere impiegate. Tuttavia, la privatizzazione e la concentrazione della tecnologia stanno andando troppo oltre. I poveri e i paesi poveri rischiano di essere spinti al margine in questo regime di proprietà che controlla la conoscenza mondiale. Nella definizione delle agende di ricerca, è il denaro che conta, non i bisogni: i prodotti cosmetici e i pomodori che maturano lentamente vengono prima, nella lista delle priorità, dei raccolti che resistono alla siccità o dei vaccini contro la malaria.

Deve essere reinventata una governance globale e nazionale, con al centro lo sviluppo umano e l'equità. Nessuna di queste pericolose tendenze - crescente marginalizzazione, crescente insi- curezza umana, crescente ineguaglianza - è inevitabile. Grazie ad un impegno ed una volontà politici nell'ambito della comunità globale, questi trend possono essere tutti invertiti. Con una governance più forte - a livello locale, nazionale, regionale e globale - i vantaggi dei mercati competitivi possono essere salvaguardati attraverso regole e limiti chiari, mentre può essere intrapresa un'azione più forte per soddisfare i bisogni dello sviluppo umano. Governance non significa mero governo. Essa significa una struttura di regole, istituzioni e pratiche stabilite che pongano limiti e diano incentivi per il comportamento di individui, organizzazioni e aziende. Senza una governance forte, i pericoli dei conflitti globali diverrebbero una realtà del XXI secolo: lotte commerciali che promuovono gli interessi nazionali e imprenditoriali, instabilità finanziaria incontrollata che dà il via a conflitti civili, crimine globale selvaggio che contagia i rapporti di vicinato e che criminalizza politiche, affari e polizia. L'agenda d'azione per garantire lo sviluppo umano in quest'era di globalizzazione, dovrebbe incentrarsi su sette sfide chiave, ciascuna richiedente un intervento nazionale e internazionale:

· Rafforzare le politiche e gli interventi per lo sviluppo umano e adattarli alle nuove realtà dell'economia globale.

· Ridurre le minacce dell'instabilità finanziaria - dell'espansione e della depressione dell'economia - e tutti i costi umani che ne conseguono.

· Intraprendere un'azione globale più forte per far fronte alle minacce globali alla sicurezza umana.

· Intensificare l'azione pubblica per sviluppare tecnologie a favore dello sviluppo umano e dello sradicamento della povertà

· Invertire il processo di marginalizzazione dei paesi poveri e di piccole dimensioni

· Porre rimedio agli squilibri nelle strutture della global governance con nuovi sforzi per creare un sistema più comprensivo

· Costruire un'architettura più coerente e più democratica per la global governance del XXI secolo.

Proprio come i meccanismi di governo del diciannovesimo secolo erano inadeguati per le sfide poste dall'era post-bellica, così le attuali istituzioni di governo internazionale sono inadeguate per le sfide del XXI secolo. Molti degli elementi fondamentali del governo nazionale saranno necessari nell'ambito di una struttura di global governance più forte. Un aspetto essenziale della global governance, come della governance nazionale, consiste nella responsabilità verso gli individui, ossia verso l'equità, la giustizia, l'ampliamento delle scelte di tutti. Alcune delle istituzioni chiave della global governance, necessarie per il XXI secolo, includono:

· Una struttura delle Nazioni Unite più solida e coerente per predisporre un forum per la leadership globale.

· Una banca centrale globale e un prestatore di ultima istanza.

· Un'Organizzazione mondiale per il commercio che assicuri un libero e giusto commercio internazionale, con un mandato esteso alla politica di competizione globale dotata di clausole antitrust e di un codice di condotta per le imprese multinazionali.

· Un agenzia mondiale per l'ambiente.

· Un trust mondiale per l'investimento dotato di funzioni redistributive.

· Una Corte penale internazionale dotata di un mandato più ampio a favore dei diritti umani.

· Un sistema delle Nazioni Unite che includa un'Assemblea Generale a due camere per permettere una rappresentanza della società civile.